Love for Life

Mo shu wai zhuan

CINA - 2011
2/5
Love for Life
Sullo sfondo di un piccolo villaggio cinese in cui un traffico illecito di sangue ha diffuso l'AIDS, nasce la storia d'amore tra De Yi , un giovane che affronta la morte imminente con rabbia e incoscienza, e Qin Qin, la bellissima moglie di suo cugino, recente vittima del virus. Il loro è un amore clandestino, che cresce di giorno in giorno nonostante la mancanza di aspettative per il futuro. Poi, i compaesani scoprono la loro relazione. Da quel momento, De Yi e Qin Qin si troveranno di fronte alla difficile scelta se arrendersi o dare una possibilità alla felicità prima che sia troppo tardi.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: STELLAR MEGA FILMS, HING LUNG WORLDWIDE GROUP LIMITED, BEIJING HARMONY & HARVEST MEDIA, BEIJING FORBIDDEN CITY FILM, PIONEER TV & MOVIE PRODUCTION LTD OF CHENGDU MEDIA GROUP

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Non tutti i tagli non vengono per nuocere. Love for Life, primo lungometraggio autorizzato dal governo cinese sullo scandalo AIDS dei mercanti di sangue, durava 150′, ma per logiche commerciali il regista Gu Changwei ne ha dovuti rimettere nel cassetto 50: si sente, e si vede, perché – par di capire – il radicamento sociale, l’analisi lucida e dolorosa stava proprio lì. Viceversa, Zui Ai (titolo originale) è diventato l’amore ai tempi dell’AIDS, con due star (Zhang Ziyi, Aaron Kwok) a scambiarsi effusioni, mélo a ruota libera e campi che vanno dal medio al close-up senza dire alcunché delle ricadute sociali di questa peste e senza, al contempo, far assurgere i personaggi a cifra simbolica, immaginifico exemplum del misfatto.
Taglia e ritaglia, l’avvio è in folle medias res: il 12enne Xin muore, ed è lui il narratore che rivela come il padre Qiquan trafficante di sangue abbia portato molti villici a contrarre l’AIDS: come? Troppa grazia, comunque facciamo la conoscenza di suo padre Zhu e suo fratello infetto Deyi (Aaron Kwok). Per riparare ai danni del figlio maggiore, Zhu offre la scuola quale ricovero per i malati di AIDS: un compound coatto, dove finisce pure Qinqin (Zhang Ziyi), moglie del cugino di Deyi. Tra questi e la bella del villaggio sarà amore extraconiugale, con tutti gli ostacoli familiari e comunitari del caso…
Non serve dire altro, se non che qui l’AIDS è malattia pastorizzata, anestetizzata (tranne in Deyi, ma neanche troppo) e dal mondo si prende commiato senza occhio ferire, con grande stile ed eleganza: se il governo ha dato il placet, il Cinema l’ha ritirato.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA VI EDIZIONE DEL FESTIVAL INTRNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2011).
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