Los Fantasmas

GUATEMALA, ARGENTINA - 2020
3/5
Los Fantasmas
Nella pericolosa Città del Guatemala, il bello e carismatico Koki si guadagna da vivere conquistando la fiducia della gente prima di derubarla. Di giorno, è una guida turistica ma di notte seduce gli uomini e li porta all'albergo di Carlos, dove vengono derubati. Quando verrà rimpiazzato da un altro giovane di bell'aspetto, comincerà una parabola discendente che lo porterà a riflettere sulla sua vita.
  • Altri titoli:
    The Ghosts
  • Durata: 76'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: REMI ITANI, BERNABÉ DEMOZZI PER A LA DERIVA CINE, PERRO SUELTO CINE

TRAILER

RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani
Uno scontro sul ring: il wrestling, spettacolo prediletto del popolo, come coreografia della lotta per la sopravvivenza che quotidianamente combattono le persone dei sobborghi di Città del Guatemala. Inizia così Los Fantasmas, esordio del guatemalteco Sebastián Lojo, già passato al Festival di Rotterdam e ora in concorso nella sezione Nuove Impronte a ShorTS 2020. E subito, questo film secco e laconico (settantasei minuti), entra nel vivo di una storia d’ordinario squallore, tra le strade malfamate di uno dei tanti posti “alla fine del mondo”.

Epicentro del racconto è Koki, giovane padre single che investe bellezza e carisma per conquistare la fiducia della gente prima di derubarla. Guida turistica di giorno, si vende di notte a uomini che un attimo dopo ripulisce, grazie alla complicità del direttore di una pensione (anche lui ha una vita parallela o perlomeno alternativa: è uno dei lottatori che vediamo nell’incipit). Rimpiazzato da un altro ragazzo, carne fresca meno sgamato, Koki va in crisi: che fare?




Facile, citando il titolo, affermare che si tratti di un film di spettri, ma Los Fantasmas gioca con i cromatismi notturni e acidi di Vincenzo Marranghino per suggerire la densità ectoplasmatica di esistenze sfuggenti, che si incrociano tra le lucette di locali dove agguantare ipotesi di felicità. Il desiderio si articola secondo le leggi del mercato, l’amore pare non essere nell’orizzonte delimitato dai meschini interni spesso fatiscenti, la violenza è elemento strutturale di un quotidiano senza sogni ma solo bisogni.

Lojo parte dal reale per tracciare l’allegoria del disagio di un’intera nazione sospesa tra la visibilità diurna e le azioni illecite protette all’oscurità della notte. Ne coglie il dolore rappreso nell’interstizio tra i primi piani di donne che esorcizzano nel tifo la paura di non concepire il futuro e i corpi buttati a peso morto su letti disfatti tra quattro mura troppo sporche. Los Fantasmas è asfissiante e cupo e chiede allo spettatore di immaginare una possibile speranza oltre la notte. E oltre una lancinante versione di Cucurrucucu paloma che si diffonde tra le strade umide della città dormiente.
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