Lo sceicco bianco

ITALIA - 1952
Due sposini meridionali, Wanda ed Ivan, in viaggio di nozze, arrivano a Roma una mattina. Mentre Ivan si riposa in albergo, Wanda, appassionata lettrice di romanzi a fumetti, si reca alla redazione del suo giornaletto preferito. Poiché dà prova di uno straordinario entusiasmo per il protagonista del cine-romanzo "Lo sceicco bianco", l'invitano ad unirsi alla troupe, che va a Fregene a girarne alcuni episodi. Così Wanda conosce lo Sceicco, che le fa una corte spietata e le chiede di partecipare con lui ad una scena. Durante la pausa pranzo i due fanno una gita in barca che il vento fa durare più del previsto, mentre Wanda respinge vittoriosamente le effusioni dello Sceicco. Raggiungono tardi la spiaggia e Wanda si trova davanti alla realtà dei fatti, il suo Sceicco non è altri che un uomo normale. Tornata a Roma dopo un'altra spiacevole avventura, Wanda non osa presentarsi al marito e decide di suicidarsi; ma viene salvata e portata all'ospedale. Da quando s'è accorto della scomparsa della moglie, Ivan ha vissuto ore di agitazione e d'angoscia, tra le ricerche e gli sforzi di nascondere ai parenti la sua scomparsa. Fuggito dalla polizia, dove l'avevano preso per pazzo, passa la notte con una donna di malaffare, alla quale però chiede soltanto pietà. La mattina dopo i due sposini si ritrovano, si perdonano reciprocamente e, uniti e rappacificati, vanno insieme ai parenti all'udienza papale.

CAST

NOTE

- PRESENTATA ALLA 65. MOSTRA DI VENEZIA (2008) NELLA RETROSPETTIVA "QUESTI FANTASMI: CINEMA ITALIANO RITROVATO (1946-1975)" LA VERSIONE RESTAURATA DA MEDIASET CINEMA FOREVER, CON LA PRESENTAZIONE DI 40' DI SCENE TAGLIATE RITROVATE DALLA CINETECA NAZIONALE: LO SCEICCO RITROVATO.

CRITICA

"Si nota, ne 'Lo sceicco bianco', uno squilibrio di tono, che è poi lo squilibrio stesso del film. Fellini non riesce sempre a mantenersi sul piano accennato; spesso, anzi, scade nella caricatura, nella parodia, nella farsa, nel macchiettistico". (Guido Aristarco, "Cinema Nuovo", 15 dicembre 1952).

"Se Fellini ha voluto frugare, come noi vorremmo, nel cervello delle ragazze invasate, lo ha fatto stando in superficie, senza scavare. Ecco perché la parte più riuscita del film riguarda non la fuga della ragazza, ma l'ansia del marito abbandonato; o se non la più riuscita, la più divertente. In quanto alla fattura del film il suo torto è nel ritmo, singolarmente lento, come per un impaccio della regia e degli interpreti, i quali sono scarsamente sorvegliati." (Arturo Lanocita, "Corriere della Sera", 7 settembre 1952).

"Tra tutte le opere di Fellini, Lo sceicco bianco è stato valutato dalla critica più avvertita come 'il massimo dell'apertura verso gli altri'. Il più oggettivo, il più svincolato da una poetica della memoria; l'opera in cui il regista non si identifica e non si confonde con nessuno dei protagonisti. L'osservazione appare calzante se riferita agli eroi in carne e ossa che si muovono nella vicenda. Ma in 'Lo sceicco bianco' il personaggio principale non compare mai direttamente sulla scena, resta invisibile, tesse cinicamente le fila, versa i suoi umori mordaci, interviene attraverso i fatti per soggettivizzare e trasfigurare sarcasticamente gli altri al di fuori di ogni intenzionale impostazione realistica, di ogni positiva critica di costume." (Lino Del Fra, "Bianco e Nero", giugno 1957).

"Ne 'Lo Sceicco bianco' Ivan e Wanda sono le facce complementari di un medesimo tipo di sogno popolare, limitato, squallido e prevedibile in tutti i suoi sviluppi, eppure rappresentativo delle aspirazioni di un italiano ancora chiuso dentro l'orizzonte della cerchia municipale. Wanda va incontro a Fernando Rivoli, il divo dei fumetti a cui manda decine di lettere, quasi a riceverne l'immagine e il corpo come in un rito sacramentale. L'apparizione in altalena di Alberto Sordi è il punto culminante di questo rito, il momento in cui il regista rivela la natura reale dell'essere divinizzato. C'è già, in questo film, la logica del travestimento (Wanda usa lo pseudonimo di 'Bambola appassionata') e soprattutto il ritmo di balletto che unirà - grazie a Rota - tutti i personaggi felliniani." (Gian Piero Brunetta, "Cent'anni di cinema italiano", Laterza, 1991).
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