Le streghe di Salem

The Lords of Salem

GRAN BRETAGNA, USA - 2012
Salem (USA), famigerata cittadina della "caccia alle streghe" compiuta da alcuni fanatici puritani nel 1692, viene turbata da una nuova ondata di stregoneria quando Heidi, deejay di una famosa radio locale, riceve in regalo una scatola di legno con all'interno un vinile: "un regalo dalle streghe". Convinta che si tratti di una trovata originale di un nuovo gruppo musicale, Heidi ascolta i suoni che provengono dal disco, ma ben presto ne viene condizionata, perdendo progressivamente il contatto con la realtà...

CAST

NOTE

- INIZIALMENTE IL FILM ERA STATO VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI. LA REVISIONE MINISTERIALE DELL'8 APRILE 2013 HA ABBASSATO IL DIVIETO A 14.

CRITICA

"Sfacciato e impudente come il nome d'arte ostenta, Rob Zombie gioca con il cinema e le sue paure. Gli fanno da guida, ben frullati, la luna di Méliès e i demoni di Polanski." (Claudio Carabba, 'Corriere della Sera Sette', 10 maggio 2013)

"Fondatore del gruppo metal White Zombie, compositore e scrittore, come regista l'eclettico Rob Zombie conta fan e detrattori: i secondi lo rimproverano di fare un cinema spazzatura ultraviolento; gli altri lo lodando esattamente per questo. Con 'Le streghe di Salem', però, Zombie imbocca una via diversa rispetto ai film precedenti ('La casa dei 1000 corpi', 'La casa del diavolo', più le due variazioni sul carpenteriano 'Halloween'): se i momenti di paura non mancano, l'atmosfera è più rarefatta e visionaria, più sofisticata. Ci sono ancora i riferimenti all'universo del cinema B di exploitation; ma si aggiungono citazioni colte, da 'Shining' a Polanski. Meno indirizzato a un pubblico preciso, un film ipnotico e gonfio d'inquietudine in cui Zombie rivela ambizioni - non ingiustificate - di autore." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 24 aprile 2013)

"Tremate, tremate, Rob Zombie è tornato. E stavolta parla di streghe, approfittandone per attaccare le istituzioni politiche e religiose marce di maschilismo. Il regista horror ex rockettaro, diventato celebre grazie al remake neorealista del primo mitico 'Halloween' (1977) di John Carpenter (il Mostro per Zombie era un ragazzino disadattato diventato cattivo per colpa della società), rilegge con 'Le streghe di Salem' una delle pagine più cupe della storia nordamericana (alla fine del 1600 alcune donne della cittadina del Massachusetts vennero processate e condannate per stregoneria) in chiave femminista e rock'n'roll. Ancora una volta la moglie ex pornostar Sheri Moon Zombie è la sua musa. (...) Finale con orgia di immagini shock e brutalmente blasfeme, cine-citazioni (dal Méliès di 'Viaggio sulla luna' a 'The Rocky Horror Picture Show'), riferimenti alla tradizione rock (Heidi comincia con il look della cantante pop Anastacia per finire simile all'icona del rock satanico Alice Cooper). Più allucinogeno che allucinante, più ammiccante che provocatorio, il sesto film di Zombie è confuso e divertente insieme. Una cosa l'abbiamo però capita benissimo: sua moglie non sa recitare. E lui si ostina a darle parti sempre più importanti. Niente da fare: è stato stregato." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 24 aprile 2013)

"Tremate, tremate, le streghe son tornate. Almeno, al cinema. Rob Zombie firma la sua pellicola più delirante, visionaria e immaginifica; di certo, la più disgustosa e blasfema. Il che non elimina, sul finire del film, il senso di noia o di «già visto»." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 24 aprile 2013)

"Rob Zombie, con quel nome d'arte che è tutto un programma e quel gustaccio horror che lo accompagna da sempre, può permettersi qualsiasi cosa: anche di rovistare fra 'Shining' o 'Rosemary's Baby' per poi uscirne vivo, il che d'altronde è la prerogativa di uno zombie. Ecco a voi l'ultimo film di Robert Bartleh Cummings, al secolo Rob Zombie: è 'Le Streghe di Salem', in anteprima assoluta al Future Film Festival di Bologna, che omaggia l'artigianato impertinente di un musicista-regista con la passione per Dario Argento, oltre che per Kubrick. Divertentissimo alla guida della sua band di alternative metal, con cui allestisce show di grande ironia zeppi di riferimenti al cinema horror, Zombie è andato a ripescare un classico del gotico americano, ispirato all'impiccagione di 14 donne accusate di stregoneria nel '600 a Salem, Massachussets, già ampiamente rivisitata da Stephen King. Di suo, Zombie aggiunge un'altra leggenda, molto più recente: quella delle frasi incise a rovescio nei microsolchi dei dischi in vinile, che percorre il rock'n'roll dai suoi albori blues al metal estremo degli anni 2000, passando per Black Sabbath e compagnia. (...) se il concepimento di un figlio in un sabba riporta direttamente a 'Rosemary's Baby', l'autore cita pure 'Shining', insistendo sul fatto che più che un horror ha voluto girare un film drammatico, dove i confini fra la follia della protagonista e l'esistenza reale del Male sono quanto mai sfuggenti. E' il film numero sei per Rob Zombie, ovviamente low-budget e girato in tempi ristrettissimi." (Franco Giubilei, 'La Stampa', 19 aprile 2013)

"Per comprendere (...) l'avanzamento formale di Rob Zombie regista, è interessante andare a riascoltarsi i dischi che compongono l'arco che da 'Soul Crusher' conduce ad 'Astro Creep: 2000'. Zombie progressivamente elimina le scorie di rumore, presta un orecchio attentissimo all'hip-hop, e di fatto s'inventa un metal sintetico che pompa beat di funk bianco innervato in chitarre tozze e pesanti sulle quali si appoggia il suo ruggito growl che declama con folle convinzione visionaria da muezzin satanico testi che sembrano provenire dalle pagine più deliranti dei fumetti della Ec. I White Zombie diventano un'icona del metal alternativo ma la formula inizia presto a mostrare segni di stanchezza. Non a caso da lì a poco Zombie molla la band, si mette in proprio e nel 2003, approfittando di una pausa a cavallo fra 'The Sinister Urge' ed 'Educated Horses', firma 'La casa dei 1000 corpi', il suo esordio nel cinema, che però non convince sino in fondo. A fronte della riuscita assoluta di 'Le streghe di Salem', si capisce come Zombie, faticosamente e con umiltà, abbia tratto tutte le lezioni necessarie dai suoi film successivi, soprattutto dal dittico dedicato a 'Halloween'. Messi da parte i suoi istinti più anarchici e caotici, 'Le streghe di Salem' (...) è un horror adulto e colto che evidenzia come il lavoro dietro la macchina da presa di Zombie abbia raggiunto una maturità assolutamente inaspettata. (...) Prendendo (...) spunto da un vinile recapitato alla dj Heidi (Sheri Moon Zombie), un disco graffiato che suona come un incrocio sludge fra i Burzum e i Black Widow ma che è in realtà un'invocazione satanica, il regista tesse un incubo strisciante che rinuncia a tutti gli orpelli e gli effetti del cinema horror contemporaneo. Zombie si prende tutto il tempo del mondo per mettere in scena il progressivo smarrimento della protagonista affidando il tutto a un numero limitato di elementi che gestisce con estrema sapienza e cautela. A una lettura ravvicinata, e senza rivelare altri dettagli, ci si rende conto che il film probabilmente è la personalissima versione di Zombie de 'L'inquilino del terzo piano' di Roman Polanski. Il regista, infatti, un po' accadeva in 'The Wicker Man di Robin Hardy, insinua progressivamente la presenza di un altro piano del reale attraverso un torpore che invade la sfera della percezione della protagonista. Zombie morde il freno con straordinaria disciplina. II regno del buio è lo spazio nel quale la macchina da presa rivela presenze che condividono lo spazio dei vivi. E quando finalmente il film volge verso la rivelazione finale, Zombie ancora una volta opera uno scarto tanto interessante quanto appassionante omaggiando il Kenneth Anger di 'Lucifer Rising' e 'Invocation of my Demon Brother'. 'Le streghe di Salem', a suo modo è un film fuori dal tempo, nel quale Rob Zombie rinuncia coscientemente a tutta la zavorra degli orpelli alla moda per emergere come un regista a tutto tondo in grado di lavorare le sfumature della paranoia incrinando il principio di realtà dello sguardo." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 18 aprile 2013)
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