LE NOZZE DI MURIEL

MURIEL'S WEDDING

AUSTRALIA - 1995
La ventenne Muriel Heslop, grassoccia e sciocca, vive in una cittadina australiana, Porpoise spit, col padre Bill, sindaco corrotto, la madre Betty e quattro tra fratelli e sorelle. La giovane, come la madre e i fratelli, è abulica. Interessata solo alle canzoni degli Abba, ha solo un sogno: l'abito bianco da sposa, e per presentarsi al matrimonio di una delle tre amiche ruba addirittura un abito. Quando costoro decidono di andare in vacanza sulla biarriera corallina senza di lei, Muriel, dopo aver avuto dalla madre un assegno in bianco per alcune spese, le raggiunge. Al mare trova Rhonda, ex compagna di classe, con la quale decide di trasferirsi a Sidney, dove trova lavoro e conosce un giovane con cui esce. Durante un'orgetta la vispa Rhonda si sente male: ha un tumore al midollo. Viene operata ma finisce sulla sedia a rotelle. Muriel, che frattanto prova in continuazione abiti da sposa, l'assiste amorevolmente. Poi un annuncio matrimoniale le fa conoscere David, un bel nuotatore sudafricano che vuol naturalizzarsi per vincere le olimpiadi. Per 10.000 dollari la ragazza si sposa, con grande sfarzo, costringendo le amiche a farle da damigelle e riconciliandosi col padre, che però ha lasciato Betty e si presenta con l'amica, Deidre. Rhonda al matrimonio ha una crisi e torna a Porpoise Spit con la madre. Intanto Bill divorzia e Betty si suicida per la disperazione. In un impulso pietoso David ha un rapporto con Muriel, ma lei, stanca di menzogne, lo lascia. Tornata a Porpoise Spit, nel giardino incendiato dalla madre, restituisce parte dei soldi al padre, che la supplica invano di restare, e torna a Sidney prelevando Rhonda, ormai condannata, dopo una ricaduta ed un secondo intervento, alla sedia a rotelle.

CAST

NOTE

REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1995.

CRITICA

E' probabile che Le nozze di Muriel piacerà più al pubblico femminile che a quello maschile: per le annotazioni gustose sulla "sindrome di Cenerentola", per la malizia con la quale vengono descritti i costumi sessuali delle comari sceme, per l'affetto che circonda alla fine il ritratto di Muriel. Benissimo resa da Toni Collette, forse non bella ma certo spiritosamente "in parte" (e il doppiaggio di Francesca Guadagno non fa rimpiangere l'originale). Non è da meno Rachel Griffiths, che fa Rhonda: un misto di Juliette Lewis e Debra Winger in salsa sexy-australiana. Impossibile purtroppo, uscendo dalla sala, non cantare Dancing Queen degli Abba. (L'Unità, Michele Anselmi, 11/11/95)
Opera prima di P. J. Hogan, che viene dalla televisione, il film mette l'accento sulla bruttezza fisica e morale dei suoi personaggi, sullo squallore dell'ambiente provinciale. Pur senza averne la forza stilistica e la capacità descrittiva, non si è lontani da Sweetie di Jane Campion. Viene da pensare che le origini storiche dell'Australia, usata dalla Corona britannica come colonia penale, abbiano lasciato un segno nel codice genetico della sua popolazione bianca. (Il Giorno, Morando Morandini, 15/4/95) Strano film, Le nozze di Muriel, grande successo e grande innamoramento collettivo del festival di Cannes 1994 (Quinzaine des Realisateurs). Strano film "sgradevole" anche se proposto in forma di commedia, per tre quarti falso, costruito, artificiale sotto l'aria ruspante e l'estroversione australiana, per un quarto toccante, autentico, onesto. Un film fondamentalmente misantropo - rispetto almeno alla generosa e allegra gioia di vivere che esce solitamente dal cinema australiano. (La Repubblica, Irene Bignardi, 14/11/95)
Le nozze di Muriel ha un andamento molto divertente nella prima metà, piena di osservazioni affettuosamente ciniche che potranno essere condivise da entrambe le parti in causa, le umiliate e offese, e le bellone. Hogan (marito di Jocelyn Moorhouse l'autrice di Istantanee), dimostra rara partecipazione per i problemi femminili, compresa la vocazione alla bugia e l'hobby dell'illusione fotoromanzata. Ma non perde di vista anzi centra, anche l'affresco totale, il panorama sociologico, i mali dei mass media, la tv e le vacanze poco intelligenti, le ipocrisie borghesi col fiocco da mezza sera. (Corriere della Sera, Maurizio Porro, 14/11/95)
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