Le cancre

FRANCIA - 2016
2,5/5
Le cancre
Un padre e suo figlio hanno un rapporto piuttosto conflittuale a causa dei loro caratteri troppo emotivi. Lorenzo, il figlio, è in cerca della sua strada dopo un'infanzia e un'adolescenza all'insegna della pigrizia e troppo tardi comprende l'affetto che lo legava a suo padre Rodolphe. Quest'ultimo, contornato dalle donne della sua vita, è in realtà ossessionato dal desiderio di riconquistare il suo grande amore di gioventù, Marguerite.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: HD, DCP (1:1.85)
  • Produzione: THOMAS ORDONNEAU PER SHELLAC SUD, PAUL VECCHIALI PER DIALECTIK
  • Distribuzione: THE OPEN REEL

RECENSIONE

di Emanuele Rauco

“La semplificazione è la vostra specialità” dice ironicamente un personaggio a Paul Vecchiali, attore e regista di Le cancre, film presentato fuori concorso a Cannes 2016. Ma al contrario di ciò che afferma il personaggio, l’87enne regista – alla prima selezione ufficiale sulla Croisette – non vuole semplificare, né ridurre gli elementi del suo cinema. Al contrario: su una base lineare, Vecchiali lavora di arricchimenti.

Il film lo vede protagonista nel ruolo di un vecchio che ha un’ossessione: trovare il suo amore di gioventù prima di morire. Per farlo, contatterà a ritroso tutte le donne della sua vita e nel frattempo dovrà anche fari conti con un figlio a cui ha spesso tarpato le ali con la sua personalità. Scritto dallo stesso regista, Le cancre è una commedia memoriale, di sentimenti sensuali e familiari, ma che come un album di ricordi si riempie di continue digressioni, riflessioni estranee, aperture apparentemente estemporanee.

Su una base narrativa che infatti potrebbe essere eredità del cinema di Truffaut o del Rivette senile, Vecchiali mette in piedi soprattutto uno straniante ritratto intimo, tanto autobiografico quanto più nega di esserlo, del rapporto tra padre e figlio, in cui i quadretti con le donne, amanti ufficiali e ufficiose di una vita, servono più per raccontare il modo in cui il personaggio ama che l’evoluzione del suo amore. Più che nel romanticismo ironico, Le cancre trova il suo valore nel ritratto di un’incomunicabilità affettiva e filiale piena di tenerezza e rabbie represse.

E’ nei duetti ora comici, ora scostanti, ora distaccati tra Vecchiali e Pascal Cervo che il film mostra tracce di intimità poetica, più che nel compiacimento e nella distanza ironica con cui racconta amore e vecchiaia (da segnalare però una canzone con cui Vecchiali dedica il film a Jacques Demy), fattori da sempre distintivi del cinema fuori da schemi e circuiti del nostro, ma che qui non riescono ad andare a segno.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DEL CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE-AVANCE SUR RECETTES APRÈS RÉALISATION.

- PROIEZIONE SPECIALE AL 69. FESTIVAL DI CANNES (2016).

CRITICA

"(...) «lo stesso film» come esibizione di sé? Paul Vecchiali fa sempre lo stesso film? Se con questo intendiamo che il suo cinema è una continua variazione sul piacere, la gioia, l'irriverenza sentimentale, l'erotismo, e soprattutto la libertà del filmare allora sì, Vecchiali fa sempre lo stesso film. E al suo arrivo la prima volta sulla Croisette, a 86 anni, e il mai mutato fascino elegante con 'Le Cancre' (...) riesce a disseminare in una storia «comune» come l'incontro maldestro - ma solo così può essere - tra padre e figlio le tracce della sua poetica e delle sue passioni che sono sempre una dichiarazione amorosa al cinema. (...) questa danza (quasi un 'Carnet de bal' di Duvivier) tra passato e presente diviene una carrellata gioiosa su magnifiche attrici, Francoise Lebrun, Annie Cordy, Edith Scob e una sublime Catherine Deneuve che appare come un'epifania lontana sulla spiaggia. Sarcastico, spudorato, innamorato, divertito Rodolphe conversa con se stesso e insieme a noi spettatori della religione e delle sue guerre, della gioia e del piacere, e a un mondo irrigidito dalle convenzioni oppone la sua poesia del desiderio proprio come il cineasta che lo impersona. Un film di fantasmi 'Le Cancre' - titolo di risonanza prevertiana - e struggente tenerezza. Che dichiara con leggerezza la caparbietà dell'invenzione e la gioia di condividerne le scoperte. Sì, sempre lo stesso sorprendente film." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 21 maggio 2016)
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