Lady Bird

USA - 2017
4/5
Lady Bird
Storia di Christine McPherson, studentessa ribelle di una scuola cattolica di Sacramento che vuole evadere dalla sua famiglia e dalle restrizioni della provincia americana al fine di avere la possibilità di costruire il proprio futuro in un college di New York.
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA MINI (1:1.85), DIGITAL HD
  • Produzione: SCOTT RUDIN, ELI BUSH, EVELYN O'NEILL PER SCOTT RUDIN PRODUCTIONS, MANAGEMENT 360, IAC FILMS
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY (2018); DVD/BLU-RAY (UNIVERSAL PICTURES HOME ENTERTAINMENT ITALIA 2018)
  • Data uscita 1 Marzo 2018

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
“Chiunque parla della California gaudente dovrebbe passare un Natale a Sacramento”. Si apre con una citazione di Joan Didion l’opera prima (in solitaria) di Greta Gerwig. Non è difficile, dopo poco, comprenderne il motivo.

Siamo nel 2002, a Sacramento appunto. Città natale della Gerwig stessa (oltre che della scrittrice citata), che sul grande schermo si rivede in Christine McPherson, studentessa 16enne di una scuola cattolica che pretende di farsi chiamare “Lady Bird”, soffre le troppe attenzioni materne e sogna di evadere dalle restrizioni per costruire il proprio futuro in un college newyorkese.

Detta così, sembrerebbe di trovarsi di fronte all’ennesimo film su un coming of age dal sapore trito e ritrito. Ciò che sorprende di Lady Bird, invece, è un insieme di elementi che ne caratterizzano tanto l’andamento quanto il “sedimento”.


[caption id="attachment_112546" align="aligncenter" width="300"] Saoirse Ronan e Greta Gerwig sul set del film[/caption]

Saoirse Ronan – bravissima, premiata con il Golden Globe (andato anche al film come miglior “commedia”) e nominata all'Oscar – è la perfetta incarnazione dell’adolescenza, quella vera, ancora lontana dall’intossicazione da smartphone e social, sospesa tra l’amore familiare (lascia a bocca aperta il modo in cui la Gerwig riesca a costruire il rapporto madre-figlia-padre, anche grazie a due interpreti meravigliosi come Laurie Metcalf e Tracy Letts) e la voglia di emanciparsi.



Sospesa, allo stesso modo, tra l’abbraccio sicuro della goffa e obesa amica del cuore, Julie (Beanie Feldstein, altra sorpresa), e le “tentazioni” di compagnie più trasgressive, cool, come la ricca – e bella – Jenna (Odeya Rush). E incuriosita, infine, dalle prime cotte amorose, diametralmente opposte per caratteristiche ma inevitabilmente deludenti in entrambi i casi, dal compagno del laboratorio di recitazione Danny (Lucas Hedges, che abbiamo già conosciuto in Manchester by the Sea) al tenebroso e nichilista Kyle (l’astro nascente Timothée Chalamet, già protagonista per Guadagnino in Chiamami col tuo nome).

Il film di Greta Gerwig ruota intorno a questa sospensione che anticipa la trasformazione. E lo fa in maniera naturale, senza ricorrere a chissà quali vezzi o esagerazioni, coccolando in un certo senso quella delicata sensazione che combina il diniego – il non riconoscersi in un nome imposto da altri, il ritrovarsi in un luogo che si vorrebbe abbandonare quanto prima, il sognare di abitare dal lato “giusto” della ferrovia… – a quell’innata affezione, sepolta nelle ceneri di un fuoco ribelle, che solamente l’allontanamento, e poi il tempo, ti costringeranno a riconoscere.


 

E quella telefonata nel finale, dopo la messa domenicale, è proprio lì a ricordarcelo: “Ciao mamma, sono Christine”. Semplicemente commovente.

NOTE

- GOLDEN GLOBES 2018 PER: MIGLIOR FILM MUSICAL/COMMEDIA E ATTRICE PROTAGONISTA (SAOIRSE RONAN). ERA CANDIDATO ANCHE PER MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (LAURIE METCALF) E SCENEGGIATURA.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2018 PER: MIGLIOR FILM, REGIA, ATTRICE PROTAGONISTA (SAOIRSE RONAN) E NON PROTAGONISTA (LAURIE METCALF) E SCENEGGIATURA ORIGINALE.

CRITICA

"Questo brillante, amaro, intelligente teen movie (...) si distingue per l'attenzione al rapporto odio-amore tra Christine Lady Bird e la madre, un passo dalla love story, segno del cinema indipendente nuovayorchese che Greta Gerwig rappresenta col compagno Baumbach. (...) Il jolly della commedia, lavorata a mano e con battute uscite dal diario, è la portentosa Saoirse Ronan che qui colora il carattere con tonalità inedite, riuscendo alla fine a mandarci dalla piccola città, Sacramento, una cartolina che è l'identikit dell'America meno prevedibile." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 1 marzo 2018)

"(...) delizioso romanzo di formazione scritto e diretto sul filo dell'autobiografia dalla trentaquattrenne Greta Gerwig (...). È un'altalena di voglia di sfida e voglia di tenerezza nel contesto della tormentosa quanto volatile quotidianità della giovinezza, in attesa delle botte serie della vita (...). In qualche modo 'Lady Bird' racconta la possibile adolescenza di una delle giovani donne interpretate finora dalla Gerwig, attrice musa di certo cinema «indie»: vedi l'instabile Frances Ha, che riscatta la propria ombelicale vaghezza con le armi della spontaneità e dell'ironia. Ma in 'Lady Bird' (...) c'è di più: una solida struttura narrativa che, trascendendo i limiti del ritratto generazionale, confida sull'apporto di un'autorevole controparte adulta, dalla mamma dura e amorosa (l'ottima Laura Metcalf) agli insegnanti illuminati, vedi il prete che per la recita scolastica sceglie il laico (e bellissimo) musical di Sondheim, 'Merry We Roll Along'. Quanto alla protagonista, l'incantevole Saoirse Ronan le conferisce impetuosa freschezza e umbratile sensibilità (...)." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 1 marzo 2018)

"Niente di nuovo rispetto a mille racconti di formazione (...) tra primi amori e imminente partenza per il college. E anche se la protagonista Saoirse Ronan, candidata all'Oscar, è di un'energia contagiosa, la cosa più interessante è la descrizione di una middle class impoverita che cerca di farcela con dignità. (...) un contesto che dà corpo al film (grazie ad attori impeccabili, tra cui la madre Laurie Metcalf, anche lei candidata), insieme a certi dettagli che hanno la precisione delle cose vissute davvero." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 1 marzo 2018)

"Il palleggio colto, tra letteratura, cinema e commedia brillante è un classico della coppia Gerwig/Baumbach, ma che qui - dopo aver aperto con Didion e Steinbeck - poco a poco si spegne in un racconto più convenzionale di high school life appiattito purtroppo da un uso della musica aggressivamente prevedibile e da un montaggio piatto. (...) meno in sintonia con l'elegia giovanile malinconica e misteriosa di un 'Palo Alto' (il film di Gia Coppola ambientato nella stessa parte della California) che con il modello della commedia indipendente autocentrica e molto scritta codificata dal Sundance." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 2 marzo 2018)

"Minimalismo da social-comedy a tiratura indie («Voi non immaginate che cos'è Sacramento»), ma che chiarezza di scrittura! (...) A fare la differenza da tante già-viste storie di formazione un mix riuscito e ben incarnato (dalla memorabile Ronan) di verità senza tempo su illusioni, conflitti e distacco dalla famiglia, con accento sullo speciale rapporto madre/figlia. (...) Da vedere." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 2 marzo 2018)

"(...) un cast carismatico dove emerge una Ronan ricca di sfaccettature comiche e drammatiche, un ritmo rilassato da cinema europeo e uno sguardo non morboso sull'adolescenza (...) un nuovo sguardo al femminile dentro il genere del dramma agrodolce giovanile. II segreto della pellicola è forse proprio quello di non essere eccezionale proprio come la vita della sua protagonista, colta ma non troppo (non sa chi sia Jim Morrison, non legge ed è abbastanza una capra a scuola), meschinamente gelosa dei fratelli adottati, riottosa con la mamma e fin troppo indulgente nei confronti del papà disoccupato (eccellente Tracy Letts). Forse 5 candidature all'Oscar sono troppe (soprattutto Miglior Regista per la Gerwig) ma il film ha un grande pregio: è umano, spensierato e accessibile per un largo pubblico nei suoi 94 minuti di durata." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 2 marzo 2018)

"È nata una stella ma forse se ne accorgeranno in pochi. Almeno in Italia. Troppi talenti, troppa finezza, troppa personalità per non risultare inclassificabile dunque poco 'vendibile'. Eppure Greta Gerwig, già attrice e sceneggiatrice (di film diretti dal suo compagno Noah Baumbach come 'Mistress America' o 'Frances Ha'), ora anche regista di questo racconto di formazione (...) ha un vero dono. Sa concentrare tutta un'epoca - l'America del dopo 11 settembre - in un pugno di personaggi. E in un età indagata mille volte ma mai con tanta acutezza, la fine dell'adolescenza. (...) Un doppio movimento interiore, difficilissimo al cinema, che la Gerwig coglie alla perfezione schivando facili autobiografismi (Christine non è lei ma un suo doppio ideale) per fondere con incredibile sicurezza registri diversissimi, ironia, tenerezza, pietas, irriverenza, comicità. Un film magistrale, popolato di personaggi e attori impagabili, ma soprattutto intimo, tenero, vulnerabile, adorabile. Come la sua protagonista." (Fabio Ferzetti, 'L'Espresso', 4 marzo 2018)
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