LACAPAGIRA

ITALIA - 1999
LACAPAGIRA
Bari, negli ultimi giorni di un inverno molto freddo una banda della piccola malavita in periferia si aggira alla ricerca di un prezioso pacchetto spedito dai Balcani e mai arrivato a destinazione. Cosa contiene il pacchetto? Scoprirlo è un modo per esplorare un sorprendente sottobosco cittadino.

TRAMA LUNGA
Nella periferia di Bari due giovani balordi, Pasquale e Minuicchio, si avvicinano ad un binario ferroviario: dal treno devono ricevere un pacchetto con la droga richiesta. Il complice albanese però getta la merce più avanti rispetto al punto stabilito. I due non la trovano e a mani vuote tornano da Carrarmato, il boss locale, che non prende bene la cosa. In questo modo, infatti, non sarà in grado di rifornire la sala giochi dentro un bar, luogo nascosto di smistamento e di vendita. Due ragazzi trovano la droga, la vendono a dei sicari, mentre nel locale di notte entra a forza una donna che cerca il marito, e Sabino, il gestore, è incalzato sia da alcuni avventori sia dai poliziotti. Arriva poi un uomo che vuole portare via soldi e droga che nel frattempo Pasquale e Minuicchio hanno recuperato, Nella colluttazione che segue, Sabino resta ferito. Carrarmato e gli altri lo soccorrono e lui si riprende odorando uno spinello. Alcuni spezzoni musicali chiudono la vicenda.
  • Durata: 70'
  • Colore: C
  • Genere: NOIR
  • Specifiche tecniche: 16 MM. GONFIATO A 35
  • Produzione: KUBLAKHAN - MUNBUT
  • Distribuzione: LUCKY RED - MEDUSA VIDEO

NOTE

- NICOLA CIPRIANI HA COLLABORATO ALLE MUSICHE.

- GIRATO IN BARESE STRETTO E' STATO SOTTOTITOLATO IN ITALIANO.

- INVITATO AL FORUM INTERNAZIONALE DEL FESTIVAL DI BERLINO - SEZIONE CINEMA INDIPENDENTE.

- DAVID DI DONATELLO 2000 E NASTRO D'ARGENTO PER MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE AD ALESSANDRO PIVA

CRITICA

"Una società esclusivamente maschile si aggira nella notte, tiene in piedi una bisca, un po' spaesata alla luce del sole recupera pacchetti di coca. Maschi ancestralmente malinconici, dalla cultura fortemente strutturata, dall'umorismo amaro come fossero in un film armeno (le radici mediterranee del resto sono le stesse....Il film è stato promosso attraverso Internet e si è visto affibbiare il soprannome di La strega di Beer." (Silvana Silvestri, Il Manifesto)
"Da un altro lato, il film di Alessandro e Andrea (soggettista e sceneggiatore) Piva fa venire in mente il primo cinema di Pasolini, quello dei tempi di 'Accattone'. Senza l'epica delle borgate e la tragedia finale, ma con un'attenzione pasoliniana per l'esattezza dei gesti, i rituali della marginalità, la ruvida e aggressiva affettuosità tra uomini che denotano capacità di osservazione come non è dato trovarne a ogni angolo di strada". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 16 aprile 2000).
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