La vita in comune

ITALIA - 2017
2,5/5
La vita in comune
A Disperata, un piccolo paese del sud Italia dimenticato da Dio, il malinconico sindaco Filippo Pisanelli si sente terribilmente inadeguato al proprio compito. Solo l'amore per la poesia e la passione per le sue lezioni di letteratura ai detenuti gli fanno intravedere un po' di luce nella depressione generale. In carcere conosce Pati, un criminale di basso calibro del suo stesso paese. Il sogno di Pati e di suo fratello Angiolino era di diventare i boss del Capo di Leuca, ma l'incontro con l'arte cambia tutti, e così un'inconsueta amicizia tra i tre porterà ciascuno a compiere delle scelte coraggiose: i due ormai ex banditi subiranno una vera e propria conversione alla poesia e alla bellezza del Creato, mentre il sindaco troverà il coraggio per difendere delle idee, forse folli, ma per cui vale la pena battersi. La ricomparsa della foca monaca sarà il segno che qualcosa è cambiato. La vita del timido Filippo è ormai capovolta e lui ci si butta dentro con un tuffo, finalmente circondato non da paure ma da un silenzio pacifico. Questa inconsueta relazione non cambierà solo i tre amici bensì sarà anche foriera di una rinascita civile per la piccola comunità di Disperata.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: GUSTAVO CAPUTO, EDOARDO WINSPEARE, ALESSANDRO CONTESSA PER SAIETTA FILM, CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: ALTRE STORIE
  • Data uscita 2 Settembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Simona Busni

A Venezia quest’anno c’è la Suburbicon della premiata ditta Clooney-Coen e poi c’è anche la Disperata di Edoardo Winspeare: un ameno paesello del Salento popolato da una manciata variopinta di abitanti e sospeso nell’atmosfera rarefatta di un otium perpetuo. Su tutti spiccano il sindaco Filippo Pisanelli, placido e trasognato nella sua passione per la letteratura, e i fratelli Pati e Angiolino Rrunza, rapinatori a tempo perso e sfaccendati di professione. Un giorno, nel corso di un goffo tentativo di rapina, Pati uccide un cane da guardia. Da quel momento la sua vita subisce una svolta inaspettata che lo porterà a redimersi e a riscoprirsi poeta e filantropo, svolta di cui beneficeranno inevitabilmente tutti gli altri membri della comunità.

Non c’è una categoria precisa in cui incasellare il film: il regista gioca a disfarsi dei vincoli dell’azione proponendo una massa narrativa cangiante, dalla forte connotazione onirica. Prevale certamente il coté commedico con una particolare attenzione realistica sui personaggi, vere e proprie maschere vive, marionette innervate, creature grottesche fatte di pelle, occhi e capelli, che invadono lo schermo con la loro esuberanza fisica e linguistica, danzando, imprecando e regalando momenti di pura comicità.

 

È presente, inoltre, nel finale una linea di riflessione sul cinema, che Winspeare riproietta ironicamente su di sé, quando i fratelli Rrunza si improvvisano registi e realizzano un’improbabile versione della storia dell’arca di Noé – emblematica la battuta di Angiolino che dichiara di non apprezzare i film in cui non succede niente.

Sullo sfondo una natura mistica, carica di simboli e di epifanie, un ulteriore personaggio che infesta la storia in maniera un tantino indefinita e poco originale.

Allegro, surreale, poetico. In generale molto godibile dal punto di vista delle trovate espressive (i dialoghi in dialetto salentino), risultano invece meno convincenti l’impianto diegetico e tutta la sfera legata al simbolico. Gli applausi in Sala Volpi non sono comunque mancati.

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON BANCA POPOLARE PUGLIESE AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT; IN ASSOCIAZIONE CON CHARLES E DIANE ADRIAENSSEN, TEA TIME FILM; CON IL CONTRIBUTO DI APULIA FILM COMMISSION.

- IN CONCORSO ALLA 74. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2017), SEZIONE 'ORIZZONTI', HA OTTENUTO IL PREMIO FEDIC.
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