LA VERA STORIA DI EVA PERON

EVA PERON

ARGENTINA - 1996
LA VERA STORIA DI EVA PERON
Gli ultimi due anni di vita (1951-1952) di Eva Duarte sposata con Juan de Peron, la Santa dei descamisados: sono gli anni in cui Eva si fa portavoce di una difesa appassionata del peronismo e della causa popolare contro l'oligarchia anche al prezzo di proclamare la chiusura dei giornali; cerca un impossibile accordo con il sindacato CGT; dà il via ad una politica di assistenzialismo alle classi povere; ingaggia una battaglia per ottenere la vicepresidenza del Paese (ma Peron è contrario); è infine presa dalla malattia fatale sopportata dapprima con forza poi con sempre maggiore fatica fino alla morte nel 1952. Inframezzati, alcuni flashback rievocano l'infanzia e la scalata al successo di Eva.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: HUGO E. LAURIA
  • Distribuzione: MEDUSA (1997) - MEDUSA VIDEO

NOTE

REVISIONE MINISTERO GIUGNO 1997.
COSTUMI: LEONOR PUGA SABATE.

CRITICA

"Chi si aspettasse sconvolgenti rivelazioni sulla donna che animò la storia argentina dal 1943 al 1952, idolatrata e disprezzata con la stessa intensità, rimarrà deluso. Come pure chi si aspettasse un kolossal in grado di contrapporsi a 'Evita', il musical di Alan Parker con Madonna. Il risultato è un film di scarse qualità, in cui una regia piatta e anonima non ha saputo sopperire alla penuria di mezzi e dove un commento musicale inadeguato evidenzia il taglio da telenovela del racconto. Mosca bianca in questo fotoromanzo d'altri tempi la protagonista Esther Goris, che ha saputo restituire con sofferta adesione la figura di Eva Perón entrando anche fisicamente nel personaggio". (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 20 giugno 1997)

"Chi sperava ora in un film critico sul peronismo, malattia totalitaria e infantile della politica, sarà deluso: 'La vera storia di Eva Peron' è un'agiografia dell'amata, pia, demagogica, impellicciata, veemente signora che plagiò il marito impaurito dal golpe statunitense. Il film gira, rigorosamente in tailleur intorno all'odio di Evita verso le oligarchie, senza dimenticare qualche flashback nell'infanzia disastrata e senza negarsi nulla del lungo calvario. Convinti da sempre che aveva ragione Copi nell'affidare Evita alle cure grottesche di un travestito, speriamo ora che la nostalgia sia esaurita e le ambigue lacrime tutte versate.
A merito del film cui manca il lato brechtiano di Banderas e ci si aspetta la musica di Webber, c'è una grande attrice di quelle magre ma brave Esther Goris, che, 'evitista' ma non peronista, porta con fredda coerenza e assoluta espressività il personaggio alle estreme conseguenze drammatiche". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 7 giugno 1997)

"Intendiamoci subito: se amate il buon cinema lasciatelo perdere. All'insegna di un vecchio, analitico, teatraleggiante naturalismo, è un film biografico, agiografico, verniciato scritto e diretto in modo convenzionale che non rinuncia nemmeno ai più stereotipati 'flashback' ai ritorni all'indietro nel tempo per citare alcuni degli episodi a un ritratto di taglio celebrativo. È, insomma, un film che si rivolge al pubblico argentino, legittimamente indignato da 'Evita' in salsa yankee. Non a caso, tolti vaghi accenni nella colonna musicale, non c'è nemmeno un tango in due ore di proiezione. Se, invece, per una qualsiasi ragione avete interesse a sapere qualcosa sulla politica argentina nel dopoguerra, sul peronismo, sulle ragioni della popolarità e del mito di Eva Duarte, sui suoi rapporti con Juan D. Peròn allora il film vale la spesa dei biglietto". (Morando Morandini, 'Il Giorno', 10 giugno 1997)
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