La valigia sul letto

ITALIA - 2010
Achille Lo Chiummo fa il guardiano notturno abusivo nel cantiere della nuova Linea della Metropolitana, dove è costretto a vivere con la sua compagna Brigida per colpa di gravi problemi economici. La situazione precaria e instabile nella quale vivono porterà Achille a ricercare una via di fuga drastica e definitiva: cancellare una lettera dai vecchi documenti dell'anagrafe per risultare parente di un grande boss e approfittare così del Programma di protezione per i familiari dei pentiti. La geniale via di fuga architettata però non porterà i risultati sperati, catapultando i due in una serie di situazioni atipiche e paradossali.

CAST

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBAC.

CRITICA

"Da quando se n'è andato Massimo Troisi, il cinema parla poco in napoletano, dialetto con valore di lingua (come ben sapeva Eduardo De Filippo, capace di farsi capire anche a Londra, con la sua 'tazzulella e café' formato esportazione). E adesso che arriva 'La valigia sul letto' (...), divertente commedia del teatrante Eduardo Tartaglia, viene anche il momento di rispolverare la classica comicità partenopea, condita da pasticcione guapperie camorristiche. Della camorra si può ridere, insomma, perché la banalità del male, stavolta, ha la faccia da schiaffi di Biagio Izzo, o 'l'Antimo fuggente', tipico malvivente dei bassi, completo di iguana al guinzaglio e pitone sotto il letto (è nota la predilezione degli affiliati di camorra per le bestie esotiche)." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 10 marzo 2010)

"Punta a un pubblico nazionale e non solo ristretto all'area campana 'La valigia sul letto', il nuovo film di Eduardo Tartaglia. Un mix di commedia, noir, sceneggiata e storia di camorra che dopo il successo a teatro è diventata una pellicola." (Fabrizio Corallo, 'Il Mattino', 10 marzo 2010)

"Proprio come il precedente 'C'era un francese, un inglese e un napoletano', l'ultimo film di Tartaglia è la trasposizione di una delle sue pièce, che a Napoli ne hanno decretato il successo di attore-autore tradizionale. (...) L'evoluzione dei loro rapporti scandisce l'intero corso del film, in cui la collaudata coppia Mazza-Tartaglia compagni d'arte e di vita esibisce tutto il suo bagaglio d'attore: dal patetico al comico dialettale, talvolta con toni e modi esagerati. Sulla loro intesa poggia tutta la commedia, che vede la presenza di due campioni della napoletanità: Maurizio Casagrande e Biagio lzzo, abituali compagni di viaggio del regista. Anche questa volta Tartaglia rivela caratteri peculiari del suo cinema, una forte derivazione teatrale e un'accurata direzione degli attori, tutti complementari alla coppia regina. (...) Il tono della commedia è spesso troppo farsesco, mentre il soggetto è poco cinematografico, per quanto le tematiche trattate siano di assoluto interesse. In particolare la crisi economica che travalica nella crisi di coppia, argomento estremamente attuale. Per quasi tutto il film la paura di una condizione troppo precaria inquina i rapporti tra i due protagonisti, che come una qualsiasi coppia in crisi prolungata, si convincono sull'ineluttabilità della loro condizione. (...) La morale è ovvia: solo l'amore e la fiducia nelle proprie capacità aiutano le coppie di oggi a risollevare un rapporto in crisi, specie quando a mancare è la stabilità. Alla fine, come da copione, vince il sentimento, con i due che si consegnano all'amore e accettano di vivere pienamente la loro condizione: l'uno accanto all'altra, infelici e istintivamente scontenti, travolti dal solito destino." (Giuseppe Mammetti, 'Secolo d'Italia', 10 marzo 2010)

"Terzo film scritto e interpretato da Tartaglia ma primo a trovare una distribuzione fuori del golfo di Napoli, 'La valigia sul letto' è una commedia partenopea intasata da giochi verbali fin troppo esili ("Nell'intimo puoi chiamarmi Antimo") e vestita con una corazza fotografica, del bravo Marco Pieroni, che ne accentua la fragilità di struttura. La valigia si presenta bene, ma dentro c'è poco. Si cita 'Totò cerco casa' (il protagonista si chiamava Lomacchio, quasi un anagramima di Lo Chiummo) ma Tartaglia non possiede l'energia anarchica del Principe de Curtis." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 13 marzo 2010)
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