LA TRAPPOLA DI VENERE

DIE VENUSFALLE

GERMANIA OCCIDENTALE - 1988
LA TRAPPOLA DI VENERE
Max, un medico tedesco trentenne, convive con Coco, ragazza vitalissima e possessiva. Ma lui insegue un suo ideale di donna, diversa dalla prima e la cerca per le strade, mentre la sogna di notte: bella, enigniatica, erotizzante anche lei, ma di tutt'altro tipo. Le due immagini femminili quella concreta, bionda e seducente (Coco) e quella bruna e onirica, presto identificata in una certa Marie, moglie di Kurt - si completano nelle fantasie di Max il quale, a detta di uno psicologo suo collega in ospedale, ha "la fissa della donna". Coco, però, non è affatto disposta a lasciarsi sfuggire l'amante, mentre Marie sprona Max con profferte e ripulse. Durante un valzer ad un "party" dove le due coppie si incontrano, le due dame e i cavalieri danzano e si scambiano fra di loro, ballando perfino assortite per sessi. Coco viene cloroformizzata da Kurt, che al giochetto prova gusto a quanto pare (ci ha provato su di un prato anche con Marie), mentre poi Max e Marie si lanciano insieme da una finestra: nella strada li accoglie un provvido telone, nelle salde mani di una ventina di vigili del fuoco e tutto potrebbe anche continuare, in uno sciocco sogno-realtà, di sessualità sfrenata e insoddisfatta per tutti.
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Produzione: THEO HINZ, MARTIN MOSZKOWICZ, ROBERT VAN ACKEREN PER FILMPRODUKTION IM FILMVERLAG DER AUTOREN
  • Distribuzione: ACADEMY PICTURES (1989) - DOMOVIDEO, MULTIGRAM
  • Vietato 14

CRITICA

"Ripensando a 'La trappola di Venere' ('Die Venusfalle'), visto alla Quinzaine, di Cannes, torna in mente un film cerebrale, che stimola le nostre zone di pensiero erogene, appesantito da qualche ripetizione teutonica ma parlato con il linguaggio del cinema. Ispirato a Von Ackeren dalla fantasia di una donna, grande e bella che tiene un uomo piccolo e forte nella borsetta, il film ha una bella scena di schiaffi reciproci, un amplesso recitato con molto sudore e quel valzer finale che cerca di suggellare la storia con la grazia matematica della musica. Nella categoria dell'interessante, freddo e lucido come la pelle nera che i personaggi indossano, 'La trappola di Venere' è un soggetto cinematografico suadente e misterioso come un quadro astratto o un pezzo di musica atonale.
Esperto di fantasie erotiche, Von Ackeren, autore di 'La donna in fiamme', si diverte con un tipo di facile cinismo, chiedendo ai suoi attori - un bravo e mai banale Horst Gunter Marx, la godardiana Myriem Roussel e la non dimenticabile Sonja Kirchberger - di convincerci che i sentimenti non esistono e che anche il fotoromanzo, tenendo le distanze, può essere una enigmatica e snobistica frivolezza." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 4 Marzo 1989)

"Il tutto, insisto, sempre in equilibrio fra l'immaginato e il reale. Con effetti, dal punto di vista narrativo, in qualche momento molto ostici da seguirsi e affidati spesso a risvolti se non proprio gratuiti certo abbastanza implausibili, specie quando si tenta il resoconto in apparenza colorito in realtà un po' corrivo dei libertinaggi del protagonista in cifre che anche quando aspirano all'ironico, finiscono involontariamente nel comico. Più convincenti invece, gli effetti visivi. Non arrivano allo stile, ma svelano segni, suggeriscono atmosfere non privi, in qualche momento, di un certo rilievo formale, soprattutto quando le cifre oniriche, pur affidate sempre a registi alti, prendono il sopravvento sul dato cronistico. Anche nei momenti migliori, però, non riscattano un film che, come ragioni e svolgimenti scricchiola ed esita, velleitario e irrisolto. Le due donne al centro, comunque, sono tra i suoi pregi più sicuri, non solo l'ormai notissima Myriam Roussel, nelle cifre mezzo intellettuali di Marie, ma anche l'esordiente Sonja Kirchberger, nelle domestiche carnalità di Coco. L'uomo che si divide fra loro è Horst-Hunther Marx. Per recitare strabuzza gli occhi. Non basta." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 Aprile 1989)

"Analisi dell'erotismo e dell'immaginario erotico maschile, 'La trappola di Venere', presentato alla Quindicina dei registi nel Festival di Cannes 1988, sembra all'inizio 'L'insostenibile leggerezza dell'essere': un giovane medico donnaiolo, che ha una compagna libertina complice e bella, s'innamora d'una ragazza più seria e grave, sposata, per la quale l'amore non è un gioco ma una passione esclusiva. (...) Tre sequenze molto belle: una d'amore carnale, una di valzer, una di schiaffi reciproci. Un'attrice almeno per noi nuova, Sonja Kirchberger, molto seducente e sensuale anche se piccola di statura e senza collo. Sottigliezza intelligente, qualche divertimento: però anche una freddezza e un procedere greve che tolgono fascino al film." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 26 Febbraio 1989)
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