La terra dei morti viventi

Land of the Dead

CANADA, FRANCIA, USA - 2005
La terra dei morti viventi
I morti viventi hanno invaso il mondo. I pochi esseri umani sopravvissuti si sono rifugiati in una città fortificata dove i ricchi abitano in alti grattacieli difesi e sigillati, mentre i più poveri combattono per la sopravvivenza nelle strade, protetti solo da un enorme carro armato in grado di intercettare e distruggere gli zombies, che nel frattempo si stanno organizzando in un pericoloso esercito...
  • Altri titoli:
    Dead Reckoning
    Land of the Dead - Le territoire des morts
    Twilight of the Dead
    La terre des morts
    George A. Romero's Land of the Dead
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Produzione: ROMERO-GRUNWALD PRODUCTIONS, WILD BUNCH, ATMOSPHERE ENTERTAINMENT MM LLC
  • Distribuzione: UIP
  • Vietato 14
  • Data uscita 15 Luglio 2005

RECENSIONE

di Massimo Monteleone
L'horror come metafora politico-sociale, che attualizza le allegorie apocalittiche di Edgar Allan Poe. George A.Romero, il maestro dello "zombie-movie", aggiunge un nuovo capitolo - La terra dei morti viventi - alla precedente trilogia. E si riconferma autore appassionato non del macabro fine a se stesso, ma della denuncia dei veri "orrori" del mondo globalizzato attraverso il filtro dello spavento e dello "splatter" d'azione. Qui Romero fa apertamente politica e sociologia. Non è difficile rileggere in senso "no-global" la storia dei morti-viventi (i rifiuti, le masse diseredate dall'élite dell'occidente opulento) che si organizzano per dare l'assalto al grattacielo dei ricchi sopravvissuti, illusi in una torre d'avorio. Mentre gli altri umani, nei bassifondi della metropoli-fortezza, tirano avanti fra droghe e vizi. Lo scenario è da film "post-atomico, in cui una catastrofe ha lasciato distruzione e lotta per la sopravvivenza. I cadaveri ambulanti si vendicano e si cibano dei vivi (il grandguignol si vede, ma non troppo). Una scena fortemente polemica e allusiva rivela che gli zombie sono usati come bersagli, carne terzomondista da macello per il sadico sport dei "civili" privilegiati. Il geniale humor nero/sociale di Romero è affidato all'espressivo zombie-benzinaio, che capeggia la rivolta. Quando cosparge di benzina l'auto del capo dell'élite finanziaria (per dargli fuoco), si ricorda il gesto di lavoro di quando era vivo, ritorcendolo contro l'uomo di potere, che disprezza gli zombie: "Voi non avete nessun diritto!". Il personaggio di Dennis Hopper, con la presunzione di trincerarsi nell'agio ignorando la putrefazione che lo assedia, riecheggia il principe Prospero del racconto di Poe La maschera della Morte Rossa. Anche lì il potente di turno si chiude nel suo castello tra feste e vizi, mentre fuori dilaga la Peste. La quale, da ospite non invitata, penetra nel rifugio dei vivi contagiandoli a morte. Proprio come gli zombie del film, che fanno strage di coloro che gozzovigliano impunemente, censurando il dolore dei dannati della terra

CRITICA

"Mai come in questo film Romero mischia le carte, si interroga e insegue il senso e i luoghi dell'umanità. E il suo pensiero è limpidissimo e triste. Obsoleta, ottusa, destinata all'estinzione perché ignora le urgenze che stanno 'là fuori' è nelle sue immagini l'America di oggi, un grottesco, crudele, anacronismo che pensa di distrarre le legioni di zombie esplodendo sullo sfondo del cielo nero pece meravigliosi fuochi d'artificio. (...) Teoricamente, formalmente e politicamente proiettato verso il futuro, il nuovo film di Romero è un oggetto d'avanguardia, uno spaccato post- postapocalisse. Forse il primo. Senz'altro, insieme all'altra saga/ossessione dell'anno ('Star Wars'), il film più imprescindibile dell'anno." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 24 giugno 2005)
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