LA STORIA UFFICIALE

LA HISTORIA OFICIAL

ARGENTINA - 1985
LA STORIA UFFICIALE
Buenos Aires, 1983. Alicia insegna storia in un collegio cittadino; è una giovane della ricca borghesia; il marito Roberto è un uomo d'affari e nulla le manca quanto a benessere. I due hanno una figlia adottiva di cinque anni - Gaby, che adorano - portata in casa dal marito per compensare Alicia della sua sterilità. Finita la guerra delle Malvine e mutato il regime argentino, torna in città Ana, una vecchia amica di Alicia, che ha subito vessazioni, torture e in più l'esilio. Con lei la donna comincia poco a poco ad aprire gli occhi su mille aspetti della realtà che le erano ignoti: la storia che insegna le appare addomesticata, certe reazioni dei suoi insofferenti allievi più che giustificate. Lo stesso ambiente pigro e superficiale in cui vive, contrappuntato da ambigue telefonate e conoscenze, le sembra quanto meno erede di un recentissimo passato, fitto di misteri e di oscure mene. Piano piano si annida in Alicia il tarlo di un dubbio atroce: che, cioè, anche Gaby sia una delle innumerevoli vittime innocenti di quello stesso passato, costellato di sequestri, torture e sparizioni, anzi la figlia di "desaparecidos". Ora si impone alla donna una ricerca penosa e minuziosa. Consultando registri e archivi, confrontando scarsi dati ed elementi, contattando ospedali e Istituzioni, Alicia riesce alla fine a parlare con una anziana donna del popolo, una di quelle - nonne e madri - che, inalberando cartelli e fotografie e coraggiosamente protestando, sono presenti nelle piazze cittadine, per gridare contro la sparizione dei loro congiunti. La sconosciuta nonna esibisce delle foto, in cui si vedono figlia e genero. Le date e qualche dettaglio fanno pensare ad una Alicia sconvolta che la bambina che ama come fosse sua sia figlia di quella coppia di scomparsi. Il mondo sembra crollarle addosso: la realtà di un passato appena finito nei suoi orrori, ma ancora bruciante e vivo nella memoria collettiva, le appare in tutta evidenza. Il rifiuto di Roberto di rivangarlo, anzi il diniego di lui di parlarne con l'anziana donna, assolutamente ignobile. In più, lei - che amava Roberto - comprende che l'uomo era strettamente legato per i suoi traffici finanziari con quella cerchia militarista e oppressiva. La ricerca della verità su Gaby coincide con scoperte e rivelazioni più larghe e altrettanto atroci. Alicia, disgustata e profondamente colpita, si sente come partecipe, anche per il suo silenzio, sia pure non direttamente colpevole, di una colpa collettiva, Roberto, smascherato perché sapeva tutto, sia della piccola Gaby, sia delle complicità e delitti ufficiali, rivela in una scenata la sua vera natura, palesatasi fredda, falsa e perversa, arrivando egli anche a malmenare la donna, orami assetata di verità. Ma Alicia, pur soffrendo orribilmente, decide di andarsene: non si sente la forza di chinare la testa e di fare da madre adottiva ad un piccolo essere, cui è stato barbaramente tolto il diritto all'amore e alla libertà proprio da quel mondo di cui essa ed il marito fanno parte.
  • Durata: 117'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: HISTORIAS CINEMATOGRAFICAS
  • Distribuzione: FILMAURO (1987) - RICORDI VIDEO

NOTE

- OSCAR 1986 PER IL MIGLIOR FILM STRANIERO

- DAVID DI DONATELLO 1987 PER MIGLIORE ATTRICE STRANIERA A NORMA ALEANDRO.

CRITICA

"I desaparecidos visti dall'Argentina, nel clima della libertà ritrovata, 'La Storia ufficiale', del quasi esordiente Luis Puenzo. Né odio né vendetta: una denuncia pacata, e tutta dall'interno, condotta con calore e tensione, dimostrando e, contemporaneamente, anche coinvolgendo; senza le visceralità di 'Missing' e senza voler essere a tutti i costi manichei. L'azione si ambienta nell'83, quando la dittatura militare che opprime l'Argentina comincia a disgregarsi. (...) Con il rischio, qualche volta, che tanto sentimento diventi sentimentalismo e che senza arrivare al viscerale - come appunto 'Missing' - si arrivi al passionale: specie là dove, per meglio disegnare opposizioni e contrasti si fa avanti la famiglia democratica del marito di Alicia, da lui tacciata di sovversione, e certi, confronti di Alicia con quanto via via le si svela, toccano corde che sfiorano il patetico. Ma sono rischi, e difetti, che non intaccano l'intensità di un film cui dà forza anche un linguaggio visivo particolarmente ispirato e vivido, sorretto, nel fondo, da musiche terse e pudiche. Lo struggimento maggiore, comunque, lo dà il viso provato ma ancora giovane della protagonista, Norma Aleandro, che con la sua mimica segna il tempo e i ritmi di tutta l'azione." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 9 Febbraio 1987)

"Il teatro argentino ha almeno quattro o cinque attrici di classe internazionale, ma in Europa pochi lo sanno e in Spagna non molti lo riconoscono. Una di loro è Norma Aleandro che, dopo anni di esilio, è tornata in Argentina per La storia ufficiale e per occupare il posto che le spetta sul palcoscenico. La carta vincente del film è lei. La ricordo alla conferenza stampa di Cannes parlare del suo personaggio, di questa Alicia che non le assomiglia ma che, secondo lei, avrebbe potuto catalizzare un processo di identificazione per otto spettatori argentini su dieci perché non è dalla parte dei carnefici ma nemmeno delle vittime come la maggioranza della popolazione argentina. Disse in quell'occasione una frase che mi fece riflettere: 'Nessuno vive fuori dall'ambiguità. La sottigliezza di quest'ambiguità la sento come un odore, di morte', Olor de muerte, disse. 'La storia ufficiale' è un film che fa onore all'Argentina." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 11 Febbraio 1987)

"Prodotto a Buenos Aires nel 1984, presentato al Festival di Cannes nell'85, premiato con l'Oscar nell'86, il film soffrirà del ritardo con cui esce in Italia, perché il dramma dei desaparecidos sembra già molto lontano a un popolo come il nostro, di coscienza corta. Tuttavia lo consigliamo a chi volesse rinfrescarsi la memoria e comprendere come, ovunque, l'amore del quieto vivere, proprio di ogni borghesia benestante, possa rendere complici d'una dittatura militare. (...) Per come recita la parte di Alicia, Norrna Aleandro Vinse a Cannes il premio destinato all'attrice migliore. Fu un atto di giustizia, giacché il personaggio e la sua metamorfosi sono molto debitori alla precisione d'accenti dell'interprete, alla sua matura scioltezza, ma quale riserva di buoni atto abbia l'Argentina è espresso anche dalla prova di Hector Alterio, il marito che, tenendo alla larga i parenti anarchici, si è venduto ai golpisti e da quella di tutti gli altri. Chiamati a raccolta da Puenzo per affermare che, fra i diritti umani, c'è anche quello di disporre d'un buon cinema per ricordare la sorte infelice di centinaia di bambini." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 16 Febbraio 1987)
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