La stanza di Marvin

Marvin's Room

USA - 1996
La stanza di Marvin
Lee vive nell'Ohio, è stata lasciata dal marito. Suo figlio Hank, che è in conflitto con la madre perché la ritiene colpevole della partenza del padre, ha problemi psichici, dà fuoco alla casa e viene rinchiuso in manicomio. Un giorno Lee riceve una telefonata dalla Florida. La sorella Bessie, che non sente da più di vent'anni, la chiama allarmata, le è stata diagnosticata la leucemia e la sua sopravvivenza dipende dal trapianto con un midollo osseo compatibile. Bessie non si è mai sposata, per dedicarsi al padre Marvin, che ora è morente nel letto di casa, e all'eccentrica zia Ruth. Per le due sorelle l'incontro dopo tanto tempo diventa occasione di confronto e di scoperta reciproca. Il confronto è aspro e difficile, fatto di accuse. La scoperta avviene tramite Hank che, dapprima freddo e scostante, entra poi in sintonia con la zia e si confida con lei. A poco a poco tra le due sorelle si stabilisce un clima di migliore disponibilità all'ascolto reciproco. E sarà proprio questo nuovo atteggiamento mentale e interiore a creare le premesse per poter fare fronte alle difficoltà che propone la malattia e la scomparsa delle persone care.
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANORAMICA, DE LUXE
  • Tratto da: tratto dal testo teatrale "Marvin's Room" di Scott McPherson
  • Produzione: SCOTT RUDIN, JANE ROSENTHAL, ROBERT DE NIRO PER MARVIN PRODUCTIONS LLC, SCOTT RUDIN PRODUCTIONS, TRIBECA PRODUCTIONS
  • Distribuzione: CECCHI GORI GROUP DISTRIB.NE (1997) - CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO APRILE 1997.

CRITICA

"Una commedia drammatico-psicologica che mette in primo piano una dichiarata mozione degli affetti e l'intenzione di arrivare ad una nuova comprensione nei rapporti familiari, anche se grandi problemi hanno per molto tempo tenuto divisi i vari componenti del nucleo. Il film ha chiaramente intenzioni da elogiare sul piano della volontà di arrivare alla composizione delle difficoltà a favore di una solidarietà rinnovata e duratura." ("Segnalazioni Cinematografiche", vol. 123, 1997)

"Non siamo cinici noi, è il film che non ha un grammo di passione, non ha vero rispetto per il dolore, accumula gag e trovatine per smussare gli angoli. Scene da salvare, una: quella che vede la Streep alle prese con i figli e le patatine fritte (accettare o no? Un festival della nevrosi e dell'autoritarismo mascherato). Ma è possibile che in America siano tutti così virtuosi da non accorgersi che la diva non sa fumare?" (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1° maggio 1997)

"L'inedito regista Zaks ha ereditato con cognizione di causa la propensione al rosolio e agli smacchi della vita risollevati dagli slanci del cuore, ch'erano di registi maestri come Mervyn Le Roy, Goerge Stevens, John M. Stahl, Leo McCarey, i cui film forse Zaks ha visto alla tv. (Franco Colombo, "L'Eco di Bergamo" 5 maggio 1997)
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