La ragazza del treno

The Girl on the Train

USA - 2016
2/5
La ragazza del treno
Rachel, devastata dal recente divorzio, passa il tempo a fantasticare sulla coppia apparentemente perfetta che vive in una casa che vede ogni giorno dal treno che la porta al lavoro, fino a quando una mattina vede qualcosa di sconvolgente e si trova improvvisamente coinvolta in un caso misterioso e inquietante.
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: PSICOLOGICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX, 35 MM
  • Tratto da: romanzo omonimo di Paula Hawkins (ed. Piemme)
  • Produzione: AMBLIN ENTERTAINMENT, DREAMWORKS SKG, MARC PLATT PRODUCTIONS, RELIANCE ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 3 Novembre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
La finestra sul cortile si tinge di rosa con un cast al femminile, che fa del voyeurismo il suo cavallo di battaglia. Questa volta non vedremo James Stewart con la gamba ingessata e il binocolo in mano: quegli anni struggenti sono passati, e certe magie non tornano più. Oggi bisogna accontentarsi di una ragazza che spia dal finestrino di un treno in corsa. Perché lo fa? Perché pensa che la sua vita non abbia più un senso e cerca di immedesimarsi in quella degli altri. Ottimo proposito, se non dimenticasse di coinvolgere noi spettatori nei suoi deliri, col rischio di perdere la partita prima ancora di giocare. La tensione, a malapena intravista, cade all’ennesimo passaggio del treno sulla stessa rotaia.

Il voyeur di turno si chiama Rachel, una donna che ha perso tutto per colpa dell’alcol. Il marito l’ha prima tradita e poi lasciata, e le amiche le hanno voltato le spalle. Le sue giornate sono vuote e senza scopo, fino a quando non comincia a osservare Megan, una bionda che ha il mondo ai suoi piedi. Il compagno la adora, e lei sembra felice, ma la tragedia è dietro l’angolo. Un giorno Rachel scopre una terribile verità, e da allora dovrà lottare per non soccombere.

Tate Taylor è il regista del fortunato The Help, che nel 2011 conquistò pubblico e critica. Il successo di allora difficilmente si ripeterà con La ragazza del treno, che si perde in soluzioni di una prevedibilità sconcertante, e soprattutto viene appesantito da voci fuori campo al limite del sopportabile. Inutile ripetere che al cinema le emozioni devono scaturire soprattutto dalle immagini, e un uso smodato della voice over può distruggere l’empatia verso i personaggi, come qui puntualmente accade con le disavventure delle due protagoniste, davanti alle quali lo spettatore resta o incredulo o indifferente. Qualche sussulto dovrebbe arrivare dalle scene di violenza elargite in abbondanza. Ma è merce di seconda mano anche questa.

La ragazza del treno nasce con molte libertà dal romanzo di Paula Hawkins, che ha venduto oltre 15 milioni di copie in tutto il mondo. Se si cerca il motivo di tanto rumore, lo si trova nel ritmo serrato e nell’abile dosaggio della tensione. Nel libro la minaccia è reale, e la si percepisce fin dal primo capitolo. Nella versione per il grande schermo il racconto si adagia sui ritmi blandi di una soap opera che incontra un telefilm poliziesco, e sembra arrotolarsi su se stesso, proponendo sempre il solito siparietto. Se una volta il treno evocava esotici complotti e intrighi internazionali, adesso il terrore sta nel chiedersi per quante volte ancora rivedremo il solito scompartimento.

La ragazza del treno è un film che non lascerà traccia. Il romanzo era un inno alla consapevolezza delle donne, e condannava qualsiasi forma di sopruso. Tate Taylor non solo fa orecchie da mercante a un discorso serio, ma non utilizza neanche le doti notevolissime della sua diva Emily Blunt, condannandola a un loop di gesti sempre uguali, farcito da vane elucubrazioni. Anche l’immobilità che affligge la protagonista fino allo scoccare dei sessanta minuti rischia di diventare soporifera. Il cinema ha sempre amato sia i drammi interiori che i mezzi di trasporto, e spesso li ha coniugati con efficacia. Ma qualche volta bisognerebbe spingere la locomotiva sul binario dell’originalità, non su un binario morto.

CRITICA

"Un buon thriller (per gli ignari) contorsionista che rimpalla segreti e bugie di tre donne mentre gli uomini che non capiscono nulla compreso lo psicanalista che rischia un pericoloso transfert." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 novembre 2016)

"L'esito della vicenda di sangue che toccherà una delle tre è meccanico nel trarre dal caos della complessità dei tre personaggi femminili, irriducibili rivali, una soluzione che additi una tranquillizzante quanto banale colpevolezza maschile." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 3 novembre 2016)

"Nonostante gli indubbi aspetti hitchcockiani di questa storia di tradimenti, bugie, ingannevoli facciate di serenità dietro le quali si annidano inquietanti demoni, il film scivola verso un finale da soap-opera di sapore femminista, rivelando che le tre donne hanno in comune più di quanto non credano. Ma il problema è che il copione di Erin Cressida Wilson traduce in modo confuso il testo; e che il mediocre regista Tate Taylor poco ricava dal suo insistito gioco di primi piani. Per fortuna, pur nei monocordi panni di una lacrimosa Rachel afflitta da cupio dissolvi, la brava Emily Blunt provvede a trasmetterci un senso di vulnerata umanità." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 3 novembre 2016)

"L'adattamento diretto da Tate Taylor e scritto da Erin Cressida Wilson (...) è una boiata pazzesca: involontariamente comico, e un thriller che dovrebbe offrire suspense e tensione basta una sola risata a seppellirlo. (...) Tate Taylor ha ritrovato nel libro di Paula Hawkins quella polifonia femminile che gli aveva già permesso di paraculeggiare nel sopravvalutatissimo 'The Help' (2011) e ha fatto peggio. Molto peggio: 'La ragazza del treno' è una sorta di 'Casalinghe Esasperate', della cui sorte per giunta ci frega nulla. Forse potrà piacere a chi da sempre agognava una svolta criminale per 'Sex and the City' o attendeva 'Desperate Housewives' sul binario thriller, ma nel caso non ci troveremmo di fronte a coraggiosi estimatori, bensì a casi disperati: c'è più cinema, e senso, in un solo fotogramma de 'La finestra sul cortile' (1954) di Alfred Hitchcok che in questi 111 minuti. E, badate, non è la nostra una posizione misogina: il protagonista maschile, Justin Theroux, è la cosa peggiore del film, e il suo Tom è un Mr Big amplificato nell'inverosimiglianza e ingigantito nella dabbenaggine. Oppure, Theroux è un talento comico dirompente, seppur non richiesto, e noi non c'abbiamo capito nulla. (...) il cast importante, da Emily Blunt ad Haley Bennett, da Rebecca Ferguson a Edgar Ramirez, è mal impiegato, la drammaturgia latita e il pathos è in libera uscita. (...) Segreti e bugie suburbani, girl power di terz'ordine o la rivincita del cavatappi, 'La ragazza del treno' sbaglia tutto: la coincidenza tra libro e film, di cui non riveliamo alcunché; l'empatia, totalmente assente, tra le tre co-protagoniste; l'arrivo nelle teste, e i cuori, degli spettatori. Insomma, un giochino tra adulti tacciabile di immaturità cinematografica e insipienza esistenziale: aridatece Harmony!" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 3 novembre 2016)

"(...) un dramma adulto piuttosto elegante pronto a trasformarsi in giallo quando i boschi dell'Hudson River sveleranno all'improvviso ai loro ricchi residenti il cadavere di una donna. Le mattatrici sono tre divine attrici come Emily Blunt (mai così disperata e sgraziata davanti alla cinepresa), Haley Bennett (ricorda Jennifer Lawrence per quanto è indecifrabile e spiazzante) e Rebecca Ferguson (altra prova di gran classe dopo il quarto 'Mission: Impossible' per la sosia svedese di Ingrid Bergman). Hitchcock è così centrale come fonte di ispirazione (tre bionde, voyeurismo, l'omicidio come una delle belle arti) da spingere Taylor a concepire la sua scena più bella citando quasi letteralmente 'La donna che visse due volte' (1958): Rachel si trova spaesata e ipnotizzata in un museo davanti a 'Subway' di George Tooker (peraltro i personaggi del quadro hanno lo stesso identico taglio degli occhi sconsolato e angosciato dell'attrice inglese). Peccato per una brutta colluttazione finale in cui Taylor è per la prima e unica volta leggermente grossolano (c'è un cavatappi usato pesantemente come simbolo) e improbabile nei rapporti di forza fisica precedentemente rappresentati con grande precisione. Altrimenti avremmo avuto un'altra dimostrazione di come sia, dopo 'The Help' (2011), uno dei registi americani più bravi a raccontare e dirigere le donne in un film di largo consumo platealmente commerciale. Lo aiuta un'intricata ma avvincente sceneggiatura firmata dalla brava Erin Cressida Wilson di 'Secretary' (2002)." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 3 novembre 2016)

"Se vi è piaciuto 'L'amore bugiardo', il film di David Fincher (...), allora 'La ragazza del treno' è una pellicola che non dovete perdere, perché lo ricorda molto. E non solo perché è uno dei thriller al femminile (con ben tre protagoniste) più accattivante degli ultimi tempi, ma anche per essere l'adattamento del fortunato omonimo libro dal quale è stato tratto, scritto, guarda caso, anche questo da una donna, Paula Hawkins (...). Un romanzo da 15 milioni di copie vendute nel mondo, mica noccioline. (...) Un'atmosfera torbida nella quale prende forma un mistero che sembra mediamente risolvibile, o attribuibile. Non è così, ovviamente. Il film gioca ad ingannare gli spettatori creando efficaci illusioni e false piste, fino al colpo di scena finale. Un bel thriller, stupendamente interpretato e perfettamente diretto. Per una volta, il film è superiore al già notevole romanzo." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 3 novembre 2016)

"Melò thriller che la mette giù dura con flashback e labirinti mentali della protagonista, false verità e (prevedibili) colpi di scena, per mischiare le carte allo spettatore quando è in realtà una vicenda standard di corna e violenza familiare. (...) Taylor (...) ha l'ambizione di miscelare Henry James e Hitchcock, ma ignora le 'Images' di Altman, archetipo riuscito di un linguaggio psicologico evocativo. Lo tiene in piedi il cast femminile con palate di seduzione e conflitto." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 3 novembre 2016)

"Piacerà a tutte le spettatrici che si identificheranno in Rachel come è accaduto ai dieci milioni di lettori del romanzo di Paula Hawkins. Più basso magari l'indice di gradimento del pubblico maschile, che forse avrebbe preferito un gran regista di thriller (un Synger, un De Palma) al posto dell'impersonale Tate Taylor." (Giorgio Carbone, 'Libero', 3 novembre 2016)

"Thriller classico, per ambientazione, sviluppo narrativo e inaspettato finale." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 4 novembre 2016)
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