La ragazza del lago

ITALIA - 2007
Il commissario Sanzio viene inviato in un piccolo villaggio del nord Italia per indagare sulla scomparsa di Marta, una bambina di sei anni. Dopo aver dormito in casa di una zia, la bambina era uscita e aveva incautamente accettato di salire sul furgone di Mario, un giovane con problemi psicologici, che l'aveva portata nel suo casale. Accompagnato dall'ispettore Siboldi, nato e cresciuto da quelle parti, Sanzio comincerà ad indagare e scoprirà un delitto ancora peggiore. In riva al lago viene infatti ritrovato il corpo senza vita di una ragazza bellissima. Si chiama Anna, era fidanzata con Roberto e aveva lavorato per molto tempo come baby-sitter per la famiglia Canali, fino a quando il piccolo Angelo era morto in strane circostanze mai chiarite. Pian piano Sanzio capirà che la facciata pulita degli abitanti del villaggio non è linda come vorrebbero che apparisse...

CAST

NOTE

- PRESENTATO ALLA 22. SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA, MOSTRA DI VENEZIA 2007 HA RICEVUTO IL PREMIO ISVEMA 2007 ASSEGNATO DAL SNGCI (SINDACATO NAZIONALE GIORNALISTI CINEMATOGRAFICI) "PER LA SENSIBILITA' E LA PROFESIONALITA' CON CUI, OPERANDO ALL'INTERNO DI UN GENERE CINEMATOGRAFICO E AVVALENDOSI DI UN OTTIMO CAST, RIESCE AD ESPRIMERE IL DISAGIO ESISTENZIALE DI UNA PICCOLA COMUNITA' RACCONTATA NEL SUO VIVERE QUOTIDIANO". A TONI SERVILLO E' STATO INVECE ASSEGNATO IL PREMIO FRANCESCO PASINETTI (SNGCI) COME MIGLIOR PROTAGONISTA MASCHILE.

- VINCITORE DI 10 DAVID DI DONATELLO 2008: MIGLIOR FILM, REGIA E REGISTA ESORDIENTE, SCENEGGIATURA, PRODUTTORE, ATTORE PROTAGONISTA, FOTOGRAFIA, SCENOGRAFIA, MONTAGGIO, FONICO DI PRESA DIRETTA ED EFFETTI SPECIALI VISIVI. ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA, ATTORE NON PROTAGONISTA (FABRIZIO GIFUNI), MUSICA, SCENOGRAFIA, TRUCCO (FERNANDA PEREZ) E ACCONCIATURE (ALDINA GOVERNATORI).

- NASTRO D'ARGENTO 2008 AD ANDREA MOLAIOLI COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE, A TONI SERVILLO COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA E A SANDRO PETRAGLIA (PREMIATO ANCHE PER "MIO FRATELLO E' FIGLIO UNICO") PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA. IL FILM ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR PRODUTTORE, ATTRICE NON PROTAGONISTA (ANNA BONAIUTO)E FOTOGRAFIA.

CRITICA

"Tratto da un romanzo di Karin Fossum ambientato in un fiordo norvegese e trasferito dalla sceneggiatura di Sandro Petraglia, il film di Molaioli ha il merito di saper dipanare con sapienza la sua matassa alquanto aggrovigliata. Non ci sono scavi sociali nell'Italia contemporanea, come accade per diversi gialli nostrani, ma una sapiente miscelamento della tradizione americana con alcuni preziosi apporti, soprattutto quando si tratta di designare crisi e dubbi esistenziali dei protagonisti, da quella europea. Certo il film si avvale di un cast non usuale per un'opera prima, con oltre ai già citati, Gifuni, Golino, Anna Bonaiuto, resta però il fascino concreto e non banale di un'affascinante danza intorno al male ed ai suoi improvvisati ed insospettabili garzoni." (Giancarlo Mancini, 'Il Riformista', 1 settembre 2007)

"Molaioli si affida a una struttura di genere più codificata e sperimentata, quella del giallo, e a una narrazione più tradizionale: (...) Tratto da un romanzo norvegese della scrittrice Karin Fossum, trapiantato nel Nord-Est dalla sceneggiatura di Sandro Petraglia, il film ricorda piuttosto certe atmosfere simenoniane, con la provincia che nasconde segreti più o meno inconfessabili e una diffusa patina di perbenismo a fare da scudo all'indagine poliziesca. Con una differenza sostanziale, però: se nei gialli del romanziere belga, inchieste di Maigret comprese, il movente delle azioni umane era l'avidità, l'invidia, la cupidigia, magari anche l'odio (di classe o di sesso); qui invece l'inchiesta del commissario svela poco a poco un quadro di dolore e di sofferenza che non risparmia nessuno. Non esce il ritratto di una società costruita sulla sopraffazione o l'ingiustizia ma piuttosto di un mondo condannato a fare i conti con un Male più nascosto, più profondo e personale, fatto di malattie che non si possono guarire, di dolori che non hanno fine, di destini che si accaniscono contro i più indifesi." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 2 settembre 2007)

"E' un giallo dal retrogusto metafisico, in stile Dürrenmatt, che il copione di Sandro Petraglia trasferisce dai fiordi norvegesi del romanzo di Karin Fossum, 'Lo sguardo di uno sconosciuto', ai panorami valligiani/lacustri della Venezia Giulia.(...) Tono meditabondo, musiche minimali, un male di vivere che lambisce tutti i personaggi. 'La ragazza del lago' è un film orgogliosamente d'autore, dove la soluzione del caso risulta subordinata a un'indagine di tipo extrapoliziesco. Tra Maigret e Ingravallo, il commissario Servillo porta nel film il senso di un'irresolutezza esistenziale non nuova al cinema. Acuto, dolente, osservatore. E un po' accademia di se stesso." (Michele Anselmi, 'Il Giornale', 2 settembre 2007)

"'La ragazza del lago' non è un capolavoro perché qualche passaggio non si salda a dovere, affiora qua e là il vizio tutto italiano d'insistere sulle giustifiche, per così dire, sociali di psicologie e comportamenti e gli interpreti non reggono il ritmo del leader (non è il caso, però, del magnifico Nello Mascia). Siccome, però, fotografia, montaggio, musica e stenografia sono pressoché perfetti e dimostrano come anche i film a basso budget siano in grado d'esprimere competenza e classe, è importante aggiungere che ai giovani e strenui produttori della Indigo Film Nicola Giuliano e Francesca Cima si potrebbe rivolgere l'identico ringraziamento dovuto a Sedo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 2 settembre 2007)

"'La ragazza del lago' non è un semplice giallo, ma anche un noir sociologico. Del giallo ha la scoperta del colpevole, la soluzione del caso, quel rimettere a posto il mondo, ricucire lo strappo che il delitto ha portato nel convivere civile. Del noir ha la compassione verso i personaggi, quel partecipare e perdersi nelle loro sofferenze, quel far parte di un mondo dolente senza ergersi a giudici." (Dario Zonta, 'L'Unità', 3 settembre 2007)

"In 'La ragazza del lago', film d'esordio di Andrea Molaioli applaudito in concorso alla Settimana della critica della Mostra del cinema ciò che manca è invece proprio il contorno mediatico e la pellicola prende il sapore di certi racconti alla Simenon. Tratto dal romanzo 'Lo sguardo di uno sconosciuto' (ed. Frassinelli) della norvegese Karin Fossum, sceneggiato da Sandro Petraglia, il film si avvale di un cast notevole con Fabrizio Gifuni, Valeria Golino, Omero Antonutti, Marco Baliani, nel quale spicca Toni Servillo, protagonista nei panni del commissario Sanzio che deve indagare appunto sull'omicidio di una giovane, interpretata da Alessia Piovan." (Leonardo Jattarelli, 'Il Messaggero', 3 settembre 2007)

"'La ragazza del lago' presenta una serie di caratteristiche utili a radiografare lo stato delle cose del cinema italiano. E' un film squisitamente 'di genere', anche se non appartiene al più gettonato versante 'noir' ma esalta quelle atmosfere, quell'orrore dietro la monotonia, che sono stati propri di grandi letterati del mistero: da Simenon a Durrenmatt. Poi il regista Andrea Molaioli ha molto valorizzato il nostro patrimonio attoriale. Intorno al formidabile Toni Servillo nei panni di un Maigret umano e intuitivo ma sradicato dalla città e precipitato in un contesto provinciale/montanaro a lui estraneo, si muove un vasto gruppo di affiatati cointerpreti." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 3 settembre 2007)

"Un bellissimo film italiano. L'ha scritto Sandro Petraglia sulla base di un romanzo poliziesco della norvegese Karin Fossum ambientandolo, anziché tra i fiordi, in una zona di montagna della Venezia Giulia, in prossimità di un lago. Lo ha diretto un esordiente, Andrea Molaioli, che ha però al suo attivo delle collaborazioni in film di Moretti, di Luchetti, di Mazzacurati e di Calopresti. Lo schema, restando fedele al testo originale, è rimasto quello del giallo, l'omicidio, il commissario che indaga, l'assassino rivelato alla fine, ma attorno, oltre alle immancabili tensioni - emotive e drammatiche - c'è, grazie alla sceneggiatura e poi alla regia, in approfondimento costante delle psicologie dei personaggi, una ricerca sottile delle loro ragioni umane (anche quelle dell'omicida) e una cornice di boschi, di acque, di case tipiche di villaggi montani, che, con la sua bellezza visiva non è mai in contrasto con il nero dell'argomento, perché, anzi, ne riflette, in chiave quasi soltanto di mestizia, i lati meno oscuri; in cifre di normalità quotidiana." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 4 settembre 2007)

"Un film sull'anonima provincia italiana, quella che fa notizia solo per un delitto che non ti aspetti, per l'insospettabile assassino della porta accanto. Ma ci si accorge subito che è anche un racconto 'sbagliato', nel senso che stranamente il delitto non finisce nella rete dell'immancabile circo mediatico, morboso e asfissiante, che nella realtà viene montato in circostanze analoghe. Ne 'La ragazza del lago' tutto si esaurisce nel ristretto confine di un paese. Un silenzio che il bravo regista Molaioli, al suo esordio, sceglie per costruire un film di genere finemente psicologico, giocato sui personaggi, sui loro modi di pensare e di agire. Non solo. Anche il movente del delitto non rientra nei canoni classici del giallo. Niente di scontato, dunque, per una storia che si sofferma sui sentimenti frustrati dalla sofferenza fisica e psichica.(...) La sceneggiatura regge sapientemente la storia, adattamento di un romanzo di Karim Fassum ambientato in Norvegia, ed è impreziosita da ottimi attori, con un Toni Servillo magistrale nei panni del commissario burbero, ma capace di rispetto di fronte al dolore, alieno da ogni forma di spettacolarizzazione e di giudizio sommario. Raccontando una storia verosimile, la pellicola è un significativo esempio di come il cinema possa rappresentare il reale senza necessariamente fotocopiare la realtà, traendo da essa solo l'essenziale. In questo caso l'apparente normalità che nasconde verità inconfessabili. Un film bello, intenso, apprezzato a Venezia e che non avrebbe sfigurato in concorso." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 29 settembre 2007)"
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