LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI

THE NIGHT OF THE LIVING DEAD

USA - 1990
LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI
La giovane Barbara e suo fratello si recano al cimitero in campagna per una visita alla tomba materna. Qui vengono assaliti da persone che sembrano in trance: mentre l'uomo soccombe, la giovane fugge a stento, rifugiandosi in una fattoria, anch'essa invasa da creature simili. Qui un nero, Ben, la salva uccidendo gli "zombie". Nella cantina si sono nascoste altre cinque persone: il giovane Tom, nipote del defunto proprietario della casa, con la fidanzata Judy Rose; Harry Cooper con la moglie Helen e la piccola figlia. I sette si trovano asserragliati con orde sempre crescenti di morti viventi che li attaccano: solo colpendoli al cervello è possibile fermarli. Tentando di trovare del carburante per fuggire col camioncino di Ben e portare in ospedale la bimba di Cooper, morsa da uno zombie e febbricitante, Tom e Judy Rose muoiono per l'esplosione del distributore, mentre Ben si salva a stento. Cresce così l'astio di questi per Cooper, vigliacco ed egoista: la figlia di quest'ultimo muore e, resuscitando, infetta la madre, che Ben, rifugiatosi in cantina per sfuggire ai mostri ormai in possesso della casa, è costretto ad uccidere, mentre Cooper si rifugia in soffitta. Barbara intanto riesce a fuggire e si imbatte in una pattuglia di giustizieri, con i quali torna alla casa. Qui Ben, ormai divenuto uno zombie, viene abbattuto da due "cacciatori", mentre Barbara, accortasi che Cooper è ancora vivo, lo uccide per vendicare Ben.
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Tratto da: TRATTO DALLA SCENEGGIATURA DELL'OMONIMO FILM DI JOHN A. RUSSO E DI GEORGE A. ROMERO
  • Produzione: JOHN A. RUSSO, RUSS STREINER PER MENAHEM GOLAN - GEORGE ROMERO PER 21ST CENTURY FILM CORPORATION
  • Distribuzione: COLUMBIA TRI STAR FILM ITALIA (1992) - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO

CRITICA

" Il film di Savini vorrebbe metaforizzare il giorno del giudizio, in occasione del Duemila, e forse suggerire che i cadaveri sono la rappresentazione di qualche nostro complesso di colpa collettivo (dalla gente di colore si può arrivare fino agli albanesi), ma resta per mancanza di tensione, del tutto innocuo, anche sul piano degli effetti speciali. Accompagnato da tutte le convenzioni e gli stereotipi del genere - senza che ciò diventi una cifra, un gusto - e non avvantaggiato da alcuni attori anonimi, il remake non offre novità, non è povero e secco come il suo predecessore, centellina la suspense e prepara un finalissimo di terrore dal quale si esce delusi nonostante gli zombi dalle fauci golose e dall'andatura lenta e ubriaca ce la mettano tutta a far boccacce." (Mirella Poggialini, 'Il Corriere della Sera', 19 Agosto 1991)

"Insomma: un buon lavoro sulla fotografia (Frank Prinzi), sulle musiche (Paul McCollough), sui momenti di terrore evocati di sponda (o solo evitati?). Ma non è sulla forma che si gioca una partita come questa e il prototipo del '69 resta inarrivabile. Neanche gli attori, liquidi e scoloriti, incidono più di tanto sulle trame del racconto. Resta impressa la sola figura di Barbara, interpretata da una Patricia Tallman che ricorda la Sigourney Weaver di 'Alien'; gli altri non fanno effetto. Neppure quando si fanno sgranocchiare dagli zombi: anche perché il pasto, in stile Savini, viene consumato in penombra ed occultato allo spettatore."(Claudio Trionfera, 'Il Tempo', 20 Agosto 1991)

"Il successo di 'La notte dei morti viventi' fu mostruoso. Incassò più di 5 milioni di dollari nel Nordamerica e quasi il doppio nel resto del mondo, se si tiene conto del mercato delle videocassette; ebbe seguiti e imitazioni al cinema e fu venduto alle reti televisive di mezzo pianeta e ne fu fatta un'edizione colorizzata al computer. Un remake era, a questo punto, inevitabile. Si è seguito il vecchio criterio: squadra che vince, non si cambia. Parliamo di sceneggiatura, cioè di struttura narrativa, personaggi, dialoghi, con poche modifiche è rimasta la medesima. Ha diretto con anonima efficacia Tom Savini che va ad allungare la lista ormai folta dei registi italo-americani in servizio-attivo a Hollywood. Ha avuto il piede leggero sul pedale della violenza." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 18 Agosto 1991)
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