LA MUTA DI PORTICI

ITALIA - 1952
Nel 1647, il duca d'Arcos, nuovo viceré di Napoli, uniformandosi agli ordini di Madrid, impone gravose gabelle sul pesce e sulla frutta. I nuovi balzelli colpiscono soprattutto il popolo minuto, provocando vivo malcontento: dei sentimenti del popolo si rende interprete un giovane pescatore di Portici, Tommaso Aniello, detto Masaniello, il quale coi suoi discorsi contribuisce ad eccitare la ribellione. La polizia cerca di mettere le mani addosso a Masaniello, che vive con la sorella Lucia. La fanciulla è innamorata d'Alfonso, ch'ella crede sia un popolano come lei, mentre in realtà è il figlio dello stesso Viceré. Un giorno Alfonso viene sorpreso in casa di Lucia dalle guardie, che, scambiatolo con Masaniello, l'arrestano. Informato della cosa, il Viceré impone al figlio di sposare Elisa d'Errera, che egli, per ragioni politiche, gli ha destinato. Intanto fa arrestare e processare Lucia, che diventa muta in seguito alle torture, viene rinchiusa in un convento. Nel giorno stabilito per il matrimonio d'Alfonso con Elisa d'Errera, scoppia improvvisamente la sommossa popolare. Le forze di polizia sono sopraffatte e il Viceré è costretto a cedere alle richieste dei popolani armati. Quando s'accorge che il Viceré cerca d'ingannarlo, Masaniello ordina che Alfonso, guardato a vista nella sua casa di Portici, sia ucciso. Ma interviene Lucia, che riesce a salvare l'uomo amato.

CAST

CRITICA

"E' un film appartenente al genere romantico popolare che narra una vicenda assai nota, già in precedenza portata sullo schermo. Il lavoro è men che mediocre, non ha molte qualità e anche commercialmente non sembra troppo forte". (U. Tani, "Intermezzo", n. 9/10 del 31/5/1954).
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