La morte corre sul fiume

The Night of the Hunter

USA - 1955
Ben Harper ha commesso un omicidio per 10.000 dollari e ha nascosto la somma, facendo promettere ai suoi figli John e Pearl di non dire a nessuno dove è il nascondiglio, nemmeno alla loro madre, Willa. Mentre Ben si trova in prigione in attesa di essere impiccato, fa amicizia col compagno di cella, il "Reverendo", il quale tenta inutilmente di fargli rivelare il nascondiglio del denaro. Quando il Reverendo viene rilasciato, la sua meta è casa Harper, dove riesce a conquistare il cuore di Willa e a sposarla. Ma quando la donna si rende conto di chi sia in realtà il suo nuovo marito, per lei è arrivata l'ora della morte. Ora fra il Reverendo e i 10.000 dollari ci sono solo Pearl e John...

CAST

NOTE

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 31 DICEMBRE 1955 AVEVA VIETATO LA VISIONE AI MINORI DI 16 ANNI.

CRITICA

"Dal punto di vista artistico nuoce al film l'oscurità derivante dal non chiaro simbolismo e dalla ricerca di effetti surrealistici. Dal punto di vista tecnico, il lavoro, molto curato, vanta discreti pregi." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 39, 1956)

"Come dimenticare quei due tatuaggi iconici: la scritta LOVE sulle nocche della mano destra e HATE su quella sinistra di Robert Mitchum? Come scordare, soprattutto, uno dei film più citati dai registi, celebrati dai critici e amati dagli spettatori di tutto il mondo? Parliamo dell'opera prima, e ultima, dell'attore Charles Laughton, che con un solo mese di riprese adattò mirabilmente il romanzo 'The Night of the Hunter' di Davis Grubb tra noir e fiaba, thriller e favola, firmando un cult senza tempo: 'La notte corre sul fiume' (1955). Se il Reverendo Harry Powell di Mitchum entrò di diritto nel mito, indelebili sono anche le sue piccole prede, John e Pearl Harper, ma non finisce qui: girato in bianco e nero di gusto espressionista, il film seppe abbinare fascino formale e riflessione ideologica, stigmatizzando - e disprezzando - il fanatismo cristiano nella Virginia anni 30, e non solo." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 3 novembre 2016)
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