La madre

Mama

USA - 2013
3/5
La madre
Un giorno, in seguito a un drammatico evento che ha coinvolto il loro genitori, le sorelline Victoria e Lilly spariscono senza lasciare traccia. Cinque anni dopo, le bambine vengono inaspettatamente ritrovate in una baita fatiscente e accolte in casa dallo zio Lucas e dalla sua fidanzata Annabel, che non avevano mai smesso di cercarle. Mentre Annabel cerca di far riprendere alle piccole una vita normale, in casa si inizia a percepire la presenza di un'entità malvagia...
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Produzione: J. MILES DALE, BARBARA MUSCHIETTI PER DE MILO, TOMA 78
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Vietato 14
  • Data uscita 21 Marzo 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
L'horror non sbava per le novità. Può non sorprendere e suscitare nondimeno spavento.
Alla paura serve il “come”, non il “che cosa”. Il buio che cela la minaccia, non la minaccia.
Così è la ghost-story che Muschietti dirige fiabescamente à la Del Toro (produttore), derivativa sì ma capace di suggestionare grazie a pochi, vecchi trucchi che usa con sagacia.
Film tutto atmosfere. E psicoanalitico e un tantino manierista. Ma che importa? Ne La madre c'è un momento che citiamo a riprova delle sue virtù: siamo nella casa che Annabel e Lucas (gli ottimi Jessica Chastain e Nikolaj Coster-Waldau) condividono con le due nipotine dell'uomo, ritrovate cinque anni dopo la loro misteriosa scomparsa. La più piccola delle due, Lilly, sta giocando con qualcuno nella cameretta. Riteniamo sia l'altra, la più grande, ma non ne abbiamo la certezza: la scena è ripresa dal di fuori e la porta socchiusa copre metà della visuale.
Poi di colpo la mdp sterza a sinistra e mostra la sorella maggiore fuori dall'azione, mentre gli allegri schiamazzi provenienti dalla stanza vengono progressivamente coperti da un gracidio sinistro.
Pelle d'oca e attesa, ma non succederà nient'altro. Questo è un film cui basta un brivido. E chi s'accontenta, trema.

NOTE

- LUNGOMETRAGGIO TRATTO DAL CORTO "MAMÁ" DIRETTO NEL 2008 DALLO STESSO ANDRES MUSCHIETTI.

- PRODUTTORE ESECUTIVO: GUILLERMO DEL TORO.

CRITICA

"Prodotto da Guillermo Del Toro, un thriller soprannaturale ispano-canadese che, nel solo primo weekend, ha incassato il doppio di quanto è costato. S'inizia con un prologo truculento. Quando arrivano i titoli di testa, sono passati cinque anni (...). Tornano di moda i film di arcane presenze dove, come diceva il vecchio produttore Val Lewton, quel che non si vede fa più paura di quel che si vede (con il vantaggio, in più, del basso costo). Debuttante nel lungometraggio, Muschietti si attiene al principio per gran parte del tempo, facendo crescere la suspense ed evitando di rivelare troppo. Così, l'interesse è concentrato sul rapporto che si sviluppa tra le bambine e la madre vicaria Jessica Chastain. Salvo, verso la fine, pigiare il tasto orrorifico facendo posto sullo schermo a Mama, mostro grottesco che somiglia troppo a un effetto speciale." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 21 marzo 2013)

"Prodotto da Guillermo Del Toro, il film è un lavoro complesso e colto. I riferimenti che stanno alla base del film sono numerosi e l'incipit, che colloca il film nell'alveo dell'angoscia provocata dalla crisi finanziaria, dichiara che le paure dell'immaginario nascono sempre da altre purtroppo ben più concrete. Mama, la protagonista, interpretata dall'attore Javier Botet, è visivamente una rielaborazione della Sadako di 'The Ring'. Il suo modo di muoversi per scatti, come una danzatrice di kabuki dalle gambe spezzate, è ovviamente una rielaborazione dei motivi del j-horror che andava per la maggior qualche anno fa. Muschietti, per fortuna, non si limita ad almanaccare le sue citazioni e ossessioni. Giocando a tutto campo, l'argentino cala il suo racconto in un mondo dal sapore ottocentesco. (...) un film che spaventa per davvero, anche se purtroppo abusa degli effetti sonori per far balzare dalla poltrona. Muschietti, però, il suo cinema lo conosce bene. E si ritaglia almeno una sequenza magistrale, non riveliamo quale, che sin d'ora si può annoverare tra i classici dell'horror degli anni zero. Muschietti gioca a carte scoperte: niente è come appare e lo spavento sorge semplicemente spostando la macchina da presa o cambiando delicatamente l'angolazione di ripresa. Tutto ciò che può spaventare, è nel perimetro dell'inquadratura. In questo senso Muschietti invita a leggere l'immagine e individuare ciò che non funziona in essa. Come dire: l'inquadratura, il campo dove corpi diversi devono imparare a convivere, non è altro che lo spazio del perturbante (...). L'inquadratura, dunque, è lo spazio che non è più familiare. L'horror, baudlerianamente, è l'arte di spostare le linee, fonte primigenia del caos. La famiglia, dunque, invertendo i termini dell'equazione, è lo spazio di un'inquadratura che non funziona. Il regista, infatti, dovendo mettere in scena nello spazio limitato di una casa la coabitazione forzata fra le due piccole protagoniste, Mama e la riluttante madre adottiva (una magnifica Jessica Chastain che pare omaggiare Joan Jett delle Runaways), mette in campo un'abilissima gestione dello spazio lavorandolo attraverso sinuosi piani sequenza e suggerendo sempre la minaccia derivante dal venire meno dell'imperativo territoriale che regge e delimita le varie stanze. La casa diventa così immagine di un desiderio e di una strategia d'amore e il film stesso segno di un conflitto fra due donne speculari che pur combattendosi non possono odiarsi. Ed è proprio questa chiave tutta al femminile la forza del film di Muschietti. (...) II colpo di genio di Muschietti, però, sta nello spostare l'asse dell'attenzione dal climax orrifico a quello melodrammatico, cosa che gli permette di rivelare gli effetti speciali in tutta la loro «artificialità» essendo il fulcro dell'azione altrove. Con un colpo di genio sincretico, il regista nel finale sovrappone così due diversi registri melodrammatici. Muschietti compie un'operazione molto interessante: passa dallo spavento alla compassione, proprio come nel classico horror vittoriano e ottocentesco. L'orrore cela sempre la disperazione e l'infelicità (il patetico, esemplificato dal mascherone del mostro di Frankenstein). Non meraviglia, dunque, che sia questo finale così vitale ad avere scontentato i giovanissimi mullah del neo-horror adoratori impenitenti del feticcio della verosimiglianza assoluta. (...) non si può non riconoscere a 'La madre' di essere un tentativo serio e competente di restituire l'horror una dimensione adulta purtroppo andata perduta nel tentativo di inseguire gadget e facili effetti a ogni costo." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 21 marzo 2013)

"Particolarmente spaventoso (...) l'horror dell'esordiente argentino Andrés Muschietti, 'La madre', che racconta di due bambine misteriosamente scomparse e ritrovate vive nel bosco dopo cinque anni. Si scoprirà che sono state allevate da una malefica entità che farà sobbalzare anche gli amanti del brivido." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 21 marzo 2013)

"L' horror iberico sta crescendo in quantità e qualità di sceneggiatura. Peccato che qui, a steccare, sia una messa in scena che rende impalpabile la paura." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 21 marzo 2013)

"Piacerà a chi sa apprezzare l'horror di qualità quando ne incontra finalmente uno. L'esordiente Muschietti regge splendidamente tutti i cento minuti (era un bel po' di tempo che non vedevamo un film del terrore che non si afflosciasse nel finale). Molto si giova dell'ambientazione (da bosco delle streghe delle favole nordiche). E moltissimo dall'apporto di Jessica Chastain, insolitamente bruna e splendidamente versatile." (Giorgio Carbone, 'Il Giornale', 21 marzo 2013)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy