LA LEGGE DI MURPHY

MURPHY'S LAW

USA - 1986
LA LEGGE DI MURPHY
A Los Angeles, al poliziotto Jack Murphy, poco amato dai colleghi per i suoi metodi troppo spicci e pericolosi, abbandonato dalla moglie che vuole il divorzio per sposarsi con il suo convivente (gestore del locale dove lei fa lo spogliarello) qualcuno gli sottrae auto e pistola; qualcun altro gli uccide la moglie e rivale; lui stesso ha la sfortuna di uccidere all'aeroporto un gangster in fuga. Per la morte della consorte è l'indiziato numero uno e pertanto si trova al Commissariato ammanettato ad Arabella una ragazza ladruncola e frenetica. E' con lei, però, che riesce insperatamente a fuggire, rifuggiandosi presso un amico, un ex poliziotto negro minorato, perché a suo tempo ferito alla schiena da un criminale. Mentre questi che li ha ospitati viene ucciso da un killer misterioso, Murphy ed Arabella non solo sono ricercati dalla Polizia di Los Angeles, ma anche da un potente boss, fratello del gangster ucciso all'aeroporto. L'eliminazione dell'ex poliziotto negro mette Murphy sulla pista giusta: infatti, sulle sue tracce c'è una psicopatica assassina, a suo tempo mandata in galera da Murphy ed ora fuori in libertà vigilata, che ha giurato di eliminare tutti quelli che essa ritiene colpevoli della sua detenzione. Nello scontro finale, nel quale verranno poi ad inserirsi anche il boss e alcuni suoi accoliti sono tutti destinati a morire insieme alla criminale; soltanto Murphy ed Arabella (che ormai, si è affezionata a lui e lo ha aiutato fino ad essere sequestrata lei stessa), pur gravemente feriti, riusciranno a salvarsi.
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: POLIZIESCO
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Produzione: GOLAN GLOBUS
  • Distribuzione: WARNER BROS ITALIA (1987) - WARNER HOME VIDEO (MINI SCUDI)

CRITICA

"Il film diretto dal veterano di storie d'azione come il britannico J. Lee Thompson entra in un vorticoso ed emozionante crescendo di agguati, assassinii sparatorie, per giungere alla sequenza finale girata nel Bradbury Building, uno dei luoghi storici del centro di Los Angeles, interpretato da Charles Bronson, uno degli attori preferiti del regista britannico (lo ha diretto in ben 6 precedenti film) 'La legge di Murphy', non si discosta dal canovaccio di altre opere del genere poliziesco-thriller che puntano tutto sull'azione, sulla spettacolarità, su un linguaggio che non va molto per il sottile. Solo che questa volta il regista ha disegnato con molta cura i particolari psicologici dei personaggi, grazie anche alla giovane Kathleen Wilhoite, nel ruolo dell'esuberante (e sboccata) Arabella, un vero e proprio 'fascio di scatenata energia' una 'bad girl' che riesce alla fine simpatica, non solo al detective Murphy, ma allo stesso spettatore." ('Il Tempo', 25 gennaio 1987)

"Professione giustiziere? Talvolta i cliché, per loro stessa natura, amano essere ribaltati, capovolti. I canoni, una volta codificati (o forse logorati) devono, per logica di cose, sottomettersi alla legge del contrappasso. Solo apparentemente 'La legge di Murphy' asseconda, dunque, le norme del genere. L'uomo che si fa giustizia da sé (ad interpretarlo, naturalmente, è Charles Bronson), una realtà mostruosamente deformata dalla corruzione e dal vizio, la vendetta, il blando potere dello stato di diritto. (...) Film d'azione più che efficace, i cui echi rimandano non casualmente al cromatismo e al montaggio di autori quali Walter Hill e Brian De Palma, 'La legge di Murphy' piacevolmente si concede alla visione. La mano è di J.Lee Thompson (regista per elezione di Bronson)." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 29 gennaio 1987)

"A tenere legati una serie interminabile di cliché da apprezzare la capacità di assemblare in uno stesso film un così alto numero di situazioni tipo è Charles Bronson già attore di razza ma incamminato verso un inarrestabile declino. Lontani ormai i tempi gloriosi della sporca dozzina, Bronson aveva dato vita anni fa alla figura discussa e discutibile di giustiziere notturno che colpiva e duramente la dove la legge ufficiale non poteva arrivare. Nella legge di Murphy purtroppo tutto sembra costruito su ritmi televisivi tanto da far apparire il passaggio della pellicola sullo schermo poco più che casuale mentre se ne attende la vera destinazione, quella del piccolo schermo. In queste condizioni anche a un buon attore è lecito naufragare. Peccato. Anche i B movies hanno un'anima, questo almeno ci aveva insegnato Hollywood." (Andrea Martini, 'La Nazione' ,12 febbraio 1987)
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