La grande illusione

La grande illusion

FRANCIA - 1937
Nel 1917, durante la penultima guerra mondiale, alcuni ufficiali francesi prigionieri sono chiusi in un campo di concentramento tedesco. La loro principale occupazione e preoccupazione è preparare la fuga. Ma quando il lavoro è a buon punto, vengono trasferiti in un altro campo. Questa disavventura capita loro più volte, finchè il comando tedesco, con l'intento di rendere impossibile ogni velleità di fuga, li trasferisce in un vecchio castello, trasformato in fortezza. Comandante della fortezza è un maggiore, ufficiale di carriera, di nobile famiglia, che ha sul corpo i segni di gravi ferite. Egli disprezza i prigionieri di bassa origine e serba le sue simpatie per un capitano di stato maggiore francese, nobile anch'esso. Il capitano, con grande generosità, organizza un tentativo di fuga a favore di due colleghi; per renderne possibile l'attuazione sacrifica la sua vita. I due riescono a fuggire verso il confine svizzero e, esausti dalla fatica, vengono ospitati da una giovane contadina tedesca, vedova di guerra. Tra l'ospite ed uno dei due ufficiali fiorisce un idillio, che però è di breve durata perchè i due devono proseguire il loro viaggio e a stento riescono a passare il confine.

CAST

NOTE

- PREMIO PER IL MIGLIOR COMPLESSO ARTISTICO ALLA V ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA-BIENNALE DI VENEZIA (1937).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 1938 COME MIGLIOR FILM.

CRITICA

"Si tratta di un lavoro assai notevole, sia per l'elevatezza del concetto informatore, sia per l'efficacia e la nobiltà dell'attuazione. Tanto la regia quanto gli interpreti ottengono sempre il massimo effetto coi mezzi più semplici. Molto infelice il doppiato." ('Segnalazioni cinematografiche', vol.22, 1947)

"Splendido dramma pacifista del francese Jean Renoir, autentico figlio d'arte (impressionista), che, inneggiando all'onore e all'amicizia, invita con poetico vigore a dimenticare divise e bandiere. La grande illusione? Fermare l'ormai imminente seconda guerra mondiale mettendo in piazza i guasti della prima. Nobile, agghiacciante, profetico e purtroppo inutile". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 23 febbraio 2001)
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