La colazione dei campioni

Breakfast of Champions

Dwayne Hoover, proprietario di un grande autosalone, è l'uomo d'affari più rispettato di Midland City ma anche quello più in crisi. L'esaurimento nervoso lo sta portando al suicidio, ma qualche fortuita circostanza lo salva all'ultimo momento. Harry Le Sabre è un dipendente di Dwayne: vive nel terrore che il padrone scopra le sue tendenze sessuali e la sua passione per il travestimento. Kilgore Trout, scrittore di fantascienza amareggiato e ormai privo di ispirazione, viene invitato da un ammiratore a Midland City per presenziare, quale ospite d'onore, al primo Festival delle Arti della città. Francine, segretaria di Dwayne e sua amante segreta, gli rivela che Harry si è accorto che qualcosa non va in lui ed è molto preoccupato. Dwayne parla con Harry, ma i due non si capiscono, poi va con Francine in un motel ma ne esce ancora più agitato, e il figlio Bunny, che fa il cantante nel bar dell'albergo, lo vede andare via. A casa, Dwayne scopre che la moglie Celia lo ha lasciato. Arrivato in città, Kilgore scambia Dwayne per un giornalista e la sera, al bar, parla con lui del destino delle creature e della felicità degli uomini. Esaltato, Dwayne pensa di aver scoperto una nuova vita, e si comporta come un matto. Kilgore passa attraverso uno specchio dell'autosalone ed entra in un altro universo. Dwayne viene arrestato per aver aggredito il proprietario del bar, ma prima ha avuto modo di ricongiungersi con la moglie il figlio, riscoprendo il valore di cose più semplici e genuine.
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: METAFORA
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35), PANORAMICA
  • Tratto da: dal romanzo omonimo di Kurt Vonnegut
  • Produzione: DAVID BLOCKER, DAVID WILLIS PER FLYING HEART FILMS, HOLLYWOOD PICTURES, RAIN CITY, RATIONAL PACKAGING COMPANY, SUGAR CREEK PRODUCTIONS, SUMMIT ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: MIKADO FILM

NOTE

- I DISEGNI DEI TITOLI DI TESTA SONO DI KURT VONNEGUT.

CRITICA

"L'altra faccia del sogno americano è popolata di dubbi e incertezze, crea interrogativi, insicurezza, frustrazioni. Il prezzo da pagare al successo è quello di perdere a poco a poco la conoscenza di sé stessi e di chi ci è più vicino. Su questo binario si muove il film, tratto dal libro di un romanziere, Kurt Vonnegut jr, che con l'arma di un'ironia nera e pungente ha messo a nudo quello che cova dietro i lustrini e le luci. L'essere, insomma, si ribella e chiede spazio all'apparire, ma il confronto è almeno all'inizio improbo. Il racconto si muove sul filo di una satira secca e diretta, c'è desiderio di autenticità, di recupero di una vita più misurata, e il percorso del protagonista, che all'inizio vuole uccidersi e alla fine viene arrestato come pazzo ma è invece alle soglie di una nuova esistenza, è ben condotto e sicuramente esemplare di una larga fascia di uomini e donne contemporanei. Pur caricato da qualche figura di contorno e da qualche situazione un po' sopra le righe, il film è da apprezzare per come mette in primo piano il cammino del protagonista dall'alienazione ad un recupero della propria umanità. Evidenziata qualche riserva e qualche confusione sul piano narrativo, il film resta interessante." ('Segnalazioi cinematografiche', vol. 127, 1999)
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