LA CASA DEL SORRISO

ITALIA - 1991
Morto in un incidente il marito di Alberto Bottini e ricevuti centosessanta milioni di indennizzo la giovane moglie di questi (cui restano due ragazze, nonchè molti impegni mondani e vacanzieri) non ha nè il tempo, nè la voglia di occuparsi di sua suocera Adelina. Le fa vendere la casa dandole un po' di denaro e trasferisce la vecchia signora in una casa di riposo per la terza età sulla costa romagnola. Adelina, ai suoi tempi ragazza-madre e vincitrice di un concorso per miss sorriso, incontra il quel luogo assai poco gaio il sessantacinquenne Andrea, detto "il maestro" (suona una piccola chitarra africana) e tra i due nasce piu' che un idillio. Da cio' pettegolezzi, gelosie e scandalo, non solo perchè Andrea, nel padiglione in cui sono sistemati gli ospiti non autosufficienti, ha la ex-moglie ungherese (Esmeralda), ma soprattutto in quanto i due senili spasimanti hanno rapporti nella camera di lui, e in una roulette di proprietà di una piccola colonia di extracomunitari, parte dei quali è addetta ai servizi del cronicario. Fra i cattivi (clienti, infermieri e personale vario) qualcuno fa sparire la dentiera di Adelina. E' uno scherzo crudele: Adelina dapprima tenta invano di aver soldi dalla nuora; poi, fasciandosi a malapena mezza faccia con un velo, grazie ad Andrea riceve in prestito da Esmeralda la dentiera di costei; infine si adatta a portare una protesi da antiquariato (dono dello stesso Andrea), sulla quale spiccano bianchissimi due canini draculeschi. Unica soluzione per gli innamorati, che molti vorrebbero vedere espulsi, sarebbe di accogliere l'invito degli immigrati di partire con loro in un pulmino verso altri lidi. Ma Andrea, che sembrava deciso a rivendere la sua collezione di abiti di classe, passato il capriccio e quegli amplessi rapidi e penosi, rinuncia al viaggio e Adelina parte alla ventura, protetta dalla generosità affettuosa degli amici di colore.

CAST

NOTE

PREMI: FESTIVAL DI BERLINO 1991: ORSO D'ORO

CRITICA

Paradossale, caustico, tenerissimo Marco Ferreri: quanto ci era mancato, quanto ci rallegra questo suo ritorno in gran forma sulla ribalta internazionale. (Tullio Kezich, Il Corriere della sera) Un cinema doloroso e apparentemente raggelato, carico di umanità e simpatia per gli esseri umani, e imbarazzato da questi sentimenti tanto da scegliere, per nascondere e nascondersi, la dimensione "cattiva" del grottesco. (Anna Maria Mori, La Repubblica) Ferreri ha fatto con "La casa del sorriso" non soltanto un film riuscito, ma quasi un gioco di prestigio, un cinemiracolo. (Lietta Tornabuoni, La Stampa) "La casa del sorriso" è racconto tenerissimo, a suo modo perfino pudico, ad dirittura divertente. I piccoli episodi le annotazioni minute non scivolano mai della tristezza, nello sconforto grazie a un contrappunto ironico e surreale suggerito da un finissimo estro registico. (Francesco Bolzoni, Avvenire) Bravissimi i due interpreti, splendido il contorno di personaggi minori fra i quali spiccano Vincenzo Cannavale e Maria Mercader. Dolci musiche di repertorio. (Paolo Scandaletti, La rivista del cinematografo)
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