La casa del buon ritorno

ITALIA - 1986
La casa del buon ritorno
Jacob Luca, un trentenne, torna con la fidanzata Margit nella casa della sua infanzia. L'atmosfera campagnola, quel silenzio, soprattutto quegli arredi ed oggetti lo attirano molto. Ma la casa cela anche un segreto: una ventina di anni prima, durante una festicciola di ragazzini, Luca ha fatto precipitare dal terrazzo superiore la sua coetanea Lola, una graziosa bambina di cui era invaghito. Sul posto, i ricordi riaffiorano implacabili e da essi poco a poco Luca diventa ossessionato. Egli vede Lola dappertutto, piccola e ormai donna e gli sembra perfino di incontrarla e seguirla invano tra i banchi del mercato dove Margit va a fare le provviste. Le memorie si fanno più sconvolgenti, anche perchè nella vecchia casa ci sono ancora una antica maschera orientale ghignante ed un manichino, sormontato da un volto in ceramica nero-oro (un simulacro di giovinetta), sul quale con la mente ormai turbata Luca drappeggia un abito nero, più un cappello di tulle pure nero. Intanto circola spesso per casa una vicina - Ayesha - che fu amica della madre del giovanotto e visse i momenti terribili della morte di Lola. Ed Ayesha sa: essa vive nel culto morboso delle foto della piccola uccisa, ripresa in cento pose e medita la vendetta, non solo in danno dell'uomo, ma anche della innocente Margit, nonchè di un inoffensivo e solitario vicino - Bruno lontano e dimenticato amico di infanzia di Luca e testimone involontario e terrorizzato del mortale incidente. Luca farà la stessa fine di Lola cadendo dalla stessa terrazza (suicidio? o non piuttosto assassinio per mano della onnipresente Ayesha?); Ayesha ucciderà Margit e Bruno.
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI - KODAK
  • Produzione: REMO ANGIOLE E BEPPE CINO PER MOVIEMACHINE
  • Distribuzione: C.R.C. (1987) - MAGNUM 3B, AVO FILM, NUMBER ONE VIDEO

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DEL TURISMO E SPETTACOLO.

- PRESENTATO ALLA MOSTRA DI VENEZIA 1986 NELLA SEZIONE 'DE SICA'.

- LE MASCHERE SONO DI COSETTA MASTRAGOSTINO.

CRITICA

"Nato da una specie di consorteria amichevole in cui due giornalisti figurano tra gli interpreti accanto ad Amanda Sandrelli, il secondo film di Beppe Cino fu presentato l'anno scorso alla sezione De Sica della Mostra di Venezia, dove, in un lotto di appena cinque pellicole, riuscì nell'impresa di essere completamente ignorato. 'La casa del buon ritorno', nelle intenzioni del giovane regista di Caltanissetta, doveva essere un'elegia dell'infanzia, rappresentata attraverso gli incubi del protagonista, Luca, che dopo quindici anni ritorna all'antica dimora in compagnia di Margie, sua futura moglie." (Alfredo Boccioletti, 'Il Resto del Carlino' , 12 aprile 1987)

"Già presente a Venezia, nel 1983, nella sezione De Sica, con 'Il cavaliere, la morte, il diavolo', Beppe Cino, con 'La casa del buon ritorno' (titolo quanto mai provocatorio visto l'evolversi della vicenda), presentato lo scorso anno, sempre a Venezia, mostra di avere raggiunto ormai una piena maturità espressiva e di ricoprire nel panorama cinematografico italiano, non più il ruolo di aspirante promessa. Resta tuttavia da considerare l'incongruenza della distribuzione che, come in questo caso, fa uscire un film interessante come questo con un anno di ritardo. (...) Girato con una padronanza assoluta della macchina da presa il film di Cino, ricco di atmosfere di suggestioni, di malinconie, merita un cenno per la bravura dei giovani interpreti (con particolare riferimento ad Amanda Sandrelli nel ruolo di Margit e Fiammetta Carena nella parte della misteriosa Ayesha, vero oscuro personaggio-chiave di tutta la vicenda)." ('Il Tempo', 13 settembre 1987)

"Troppo hitchcockiano per essere gotico, 'La casa del buon ritorno' si misura con il giallo psicologico d'atmosfera con qualche difficoltà registica e forse usando materiali visivi prevedibili. La regia di Beppe Cino (ex assistente di Rossellini nei suoi film 'didattico-televisivi') evita le sbadataggini e i peccati di sceneggiatura con uno stile artigianale (dovuto probabilmente al low budget del prodotto) che mai però si fa disinvolto. Non gli sono di aiuto gli attori: Amanda Sandrelli nel ruolo di lei è certo più sfumata e divertita di Stefano Gabrini (lui) troppo spesso spiritato per apparire credibile." (Fabio Bo, 'Il Messaggero' , 18 settembre 1987)

"Confuso dissennato e prolisso: non basta abbondare in complicazioni ed in allucinazioni di fantasmi per metter su - e tenere in piedi - un thrilling. Si può farne anche largo uso, ma lucidità e chiarezza sono essenziali. Già è incerta la datazione della vicenda e, pertanto, del pregresso incidente mortale, marchio nella memoria infantile di Luca ed incubo evidentemente mal rimosso, tanto da portar lui venti anni dopo in quella casa maledetta, e qui fino alla ossessione e al feticismo. Per quanto concerne Ayesha, amica della madre di Luca, non si riesce a capire quali erano esattamente i suoi rapporti con la piccola defunta e, di conseguenza le radici e motivazioni di questa tragica, esequiale (comunque, troppo giovane) dea della vendetta. C'è nel film di Cino un velleitarismo patente, qualcosa di fumoso e di oscuro, in ogni caso una prolissità tediosa. Con in più un manichino ed un mascherone deformato, degno di figurare in un 'No" giapponese. Impantanati in ossessive memorie, i personaggi sono sbozzati alla meglio, con dialoghi sconnessi e banali o silenzi ermetici." ('Segnalazioni cinematografiche", vol. 103, 1987)
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