La calata dei barbari

KAMPF UM ROM

GERMANIA, ITALIA, ROMANIA - 1968
Nel VI secolo dC, morto a Ravenna Teodorico re dei Goti, e succedutagli la regina Amalasunta, il prefetto di Roma, Cetego, decide di approfittare della situazione per liberare l'Italia dai "Barbari" dominatori e restaurare l'antica potenza della sua città. Dopo aver aggirato abilmente la sovrana, ottenendo con un falso pretesto il permesso di rafforzare le difese murarie di Roma e di procedere a un massiccio arruolamento di soldati, facendo leva sulla rivalità che la divide dalla sorella Amalafrida, egli fa in modo che costei uccida la congiunta. Eletto Vitige nuovo re dei Goti, da Bisanzio (dove, sorretto dai saggi consigli di Narsete, regna Giustiniano), muove un'armata agli ordini di Belisario, per unirsi all'esercito di Cetego. Rifiutandogli il suo aiuto, però il prefetto lascia che il generale bizantino, in uno scontro con Vitige sotto le mura stesse di Roma, venga sconfitto e ucciso. Conscio dei propositi di Cetego, il sovrano gotico si propone di dar battaglia anche a lui, ma Amalafrida, che per ragioni personali odia a morte Vitige, avverte il prefetto romano. Risoltosi il suo attacco contro Cetego in un disastro, il re muore, mentre Amalafrida viene a sua volta uccisa da un fedele del defunto sovrano. Stanca dei bellicosi propositi di Cetego, che hanno già causato tanti lutti fra i romani, sua figlia Giulia abbandona Roma per ricongiungersi a Totila, un giovane goto, appena eletto nuovo re, del quale è innamorata. Animato dea propositi pacifici, Tolita si reca a Roma, mentre da Bisanzio è in marcia un nuovo esercito, comandato da Narsete. Lasciata via libera a Totila, Cetego raggiunge Narsete e con lui muove all'attacco dei goti, che vengono sterminati. Mentre nella battaglia muoiono sia Totila, che Giulia (costei per mano del suo stesso inconsapevole padre) alla fine il vero trionfatore sarà Narsete, poiché la sua vittoria avrà esteso all'Italia il dominio di Bisanzio.

CAST

CRITICA

"Il film si limita ad accumulare una serie di fatti pseudostorici, svolti senza il minimo respiro. Allo stesso modo, nella congerie di personaggi che lo affollano, nessuno riesce ad avere sufficiente rilievo drammatico ed un minimo di consistenza psicologica. Frammentario e privo di validità spettacolare, il lavoro risulta perciò men che mediocre." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 70, 1971)
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