La buona uscita

ITALIA - 2015
3/5
La buona uscita
Storia grottesca e "feroce" della giovane borghesia napoletana, ricca e strafottente, cinica e asociale. Un mondo solitario e narciso che consuma cibo e piaceri senza alcuna relazione umana reale con il resto delle persone. Anzi usa le persone. L'unica che sembra accorgersi dell'aridità che la circonda è Lucrezia Sembiante, una professoressa di 60 anni ninfomane, che sebbene terrorizzata dalla vecchiaia e dalla solitudine, dopo l'ultimo incontro con lo storico "amico di letto" Marco Macaluso, un felice e spregiudicato imprenditore, cerca di ribellarsi. Questa scelta la costringerà ad affrontare con maggior violenza la natura delle sue paure e delle sue scelte.
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: ENRICO IANNACCONE, LUCIANO STELLA PER MAD ENTERTAINMENT IK MEDIA, ALTRE STORIE, IN COLLABORAZIONE CON ZAZEN FILM
  • Distribuzione: MICROCINEMA (2016)
  • Data uscita 5 Maggio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi

A conferma di quanto il cinema italiano si muove con insospettata disinvoltura e riesce a superare ostacoli e scogli dell’opera prima con brillante disinvoltura, ecco questo La Buona uscita, film d’esordio di Enrico Iannaccone che tra il 2012 e il 2014 aveva già diretto cinque cortometraggi premiati in vari festival nazionali e internazionali. Siamo a Napoli, dove Marco e Andrea, due fratelli dal carattere assai differente, vivono nell’agio grazie ai (misteriosi) proventi della loro fabbrica di pelletteria. Appartengono dunque alla borghesia napoletana cinica e strafottente, assente e asociale, che sembra non essere toccata da problemi e difficoltà. Arriva un’amica, la professoressa sessantenne Lucrezia Sembiante a tenerli in scacco e a richiamarli alla ragione…

Il coraggio con cui Iannaccone rappresenta i due protagonisti,  mette a nudo il loro vuoto esistenziale si esplica soprattutto nella scelta del contorno e dei dettagli: il cibo come momento di suprema divagazione, il regalo di un auto di lusso , la resa dei conti con un poveraccio costretto a firmare carte debitorie. Il ritratto spregiudicato dei due fratelli è giocato su un dialogo che non ha paura di usare espressioni ricercate, preziose, imprevedibili, che spiazzano e creano atmosfere difficili da catalogare. In realtà i due sono del tutto disillusi, al punto da evitare motivazioni moralistiche per rifugiarsi in un forte individualismo. La regia di Iannaccone, da parte sua, è docile e imprevedibile, giocata su una Napoli fuori da ogni cartolina, densa di personaggi grotteschi e improbabili, perfetto corrispettivo dell’atteggiamento di Marco e Andrea. Questi due uomini senza qualità sono forse pronti a incarnare il nuovo napoletano del terzo millennio, disincantato e estraneo. Ad interpretarli, con subdolo menefreghismo, ci sono Marco Cavalli (Marco Macaluso) e Andrea Cioffi (Andrea Macaluso). Al personaggio di Lucrezia Sembiante offre una sofferta, provocatoria interpretazione Gea Martire.

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DGC, CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO; IN COLLABORAZIONE CON FILM COMMISSION REGIONE CAMPANIA; IN ASSOCIAZIONE CON ROMAGNOSI 2000 AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT; IN ASSOCIAZIONE CON PINO IADANZA UMBERTO MANENTE LUCA PARMA; CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI NAPOLI.

CRITICA

"Se riferissimo a un amico la trama sospesa tra il noir e il grottesco di «La buona uscita», siamo sicuri che ne sarebbe giustamente attratto. Purtroppo, però, l'opera prima di Enrico Iannaccone (...) si scontra con il tipico problema dei cineasti troppo colti (o troppo cinefili, fa lo stesso), quello del soffocamento della forza comunicativa e la congruità del senso causati dalla predominanza della pretensione dello stile sulla concretezza della messinscena. La parabola (...) si contorce dall'inizio alla fine tra estenuanti/ammiccanti puntini sospensivi che congelano quello che è congelato in partenza. Il protagonista Macaluso (...) interpretato dallo sconcertante Cavalli, per colpa delle battute che gli sono messe in bocca tra una goduriosa spaghettata e un funereo amplesso, sembra sempre sul punto di scoppiare in una risata autosfottente; mentre la pur brava Martire, sperduta tra i filosofemi tra il ninfomaniaco alla von Trier e il pantagruelico alla Ferreri, proprio non ce la fa a trasmettere lo struggimento che gli eleganti piani sequenza di Iannaccone pretenderebbero. «La buona uscita», certo, non è un punto d'arrivo e la scommessa dell'investimento è giustificata dall'intensa colonna sonora e le ambientazioni estranee sia ai cliché gomorriani che ai presepi sianeschi; però in futuro occorrerà distinguere la caricatura dallo straniamento." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 5 maggio 2016)
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