La battaglia dei sessi

Battle of the Sexes

3,5/5
La battaglia dei sessi
Nel 1973 la TV americana trasmise uno degli eventi sportivi più attesi di tutti i tempi, con un seguito di 90 milioni di spettatori in tutto il mondo: una partita di tennis fra la campionessa del mondo Billie Jean King e l'ex campione e scommettitore seriale Bobby Riggs. L'evento, denominato "La battaglia dei sessi", ebbe una grande risonanza in un periodo caratterizzato dalla rivoluzione sessuale e della nascita del movimento per i diritti delle donne. Ma i due campioni rivali, King e Riggs, fuori dal campo, erano impegnati a combattere battaglie personali ben più complesse. King, donna estremamente riservata, non ambiva solo a ottenere l'uguaglianza fra i sessi, ma anche a comprendere la propria identità sessuale nell'ambito della sua amicizia con Marilyn Barnett. Riggs invece, che incarna una delle prime grandi celebrità mediatiche auto prodotte, lottava segretamente contro il vizio del gioco d'azzardo, di cui la sua famiglia e sua moglie Priscilla avevano fatto le spese. Insieme, Billie e Bobby offrirono uno spettacolo culturale che diede vita ovunque a grandi dibattiti, lasciando un segno permanente.
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, COMMEDIA, SPORTIVO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT/ARRICAM ST/ARRIFLEX 416 PLUS, 16 MM/35 MM, (4K)/SUPER 16/SUPER 35, 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: CHRISTIAN COLSON, DANNY BOYLE, ROBERT GRAF PER DECIBEL FILMS, CLOUD EIGHT
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA
  • Data uscita 19 Ottobre 2017

TRAILER

RECENSIONE

Con Little Miss Sunshine e Ruby Sparks i registi Jonathan Dayton e Valerie Faris avevano dimostrato di saper puntare sulla solidità del prodotto, proponendo cinema fresco e intelligente senza l’urgenza spesso nociva di voler a essere “autori” a tutti i costi.

Il loro nuovo La battaglia dei sessi - racconto dello storico incontro di tennis avvenuto nel 1973 tra la grande Billie Jean King e l’ex campione sciovinista Bobby Riggs - conferma l’efficacia del discorso cinematografico che i cineasti stanno sviluppando.

Prima di tutto il film si regge sulla solidissima sceneggiatura di Simon Beaufoy, improntata principalmente sulla presa di coscienza civile e sessuale della King. Da astuto pittore di psicologie quale si è spesso dimostrato, lo sceneggiatore tratteggia la vita interiore della donna con momenti di introspezione molto toccanti che alterna a un percorso narrativo più classico, a cui il pubblico può connettersi facilmente.


 

Lo stesso avviene per il co-protagonista (in realtà un ottimo secondo violino) Bobby Riggs, guascone in superficie ma all’interno triste pagliaccio vittima delle proprie debolezze. Dayton e la Faris si dimostrano poi ottimi direttori di attori, sfruttando al meglio le capacità di lavorare sui mezzitoni di una magnifica Emma Stone e di uno Steve Carell perfetto nel mostrare il lato malinconico del tennista.

Sono i due interpreti a impreziosire il film e regalargli quel qualcosa in più che alla fine lo innalza dall’essere soltanto l’ennesima celebrazione di un periodo storico più libero e impegnato.

A livello di messa in scena La battaglia dei sessi gioca un po’ troppo con la ricostruzione degli anni ‘70, ma alcuni momenti stilizzati non inficiano comunque più di tanto un prodotto confezionato con enorme intelligenza, capace di regalare intrattenimento non scontato e alcune raffinatezze nella delineazione dei caratteri.

Dal momento che il cinema sportivo ha quasi sempre preferito altre discipline al tennis, questo film rappresenta ancor più una piccola ma preziosa perla.
Adriano Ercolani

NOTE

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2018 PER: MIGLIOR ATTRICE (EMMA STONE) E ATTORE (STEVE CARELL).

CRITICA

"Dall'episodio Dayton e Faris ricavano una commedia sportiva intrecciata con i temi del femminismo e dell'omosessualità (...): in un certo senso scelgono di giocare un match sul sicuro, data la 'political correctness' delle premesse ideologiche. Anche se il personaggio di Emma Stone è l'eroina della storia, tuttavia, è Steve Carell a dare più carne e sangue al suo Riggs, che interpreta con gigionesco humour." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 19 ottobre 2017)

"Ci aspettavamo di più da 'La battaglia dei sessi' (...) eccellente, mimetica Emma Stone (...) istrionico Steve Carell (...). In un quadro d'epoca accurato in cui si percepisce la temperie di una società in bilico fra tradizione e fermenti innovativi, la vicenda rimane tuttavia inerte, sottotono. Di Bob conosciamo il lato sbruffone e maniacale; dell'occhialuta, riservata Billie seguiamo soprattutto le fasi del primo amore saffico: ma della tempra e del talento che l'hanno resa grande, conferendole autorevolezza nella sua lotta per i diritti: ecco, di questo arriva poco." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 19 ottobre 2017)

"Jonathan Dayton e Valerie Faris (coppia di autori che ci aveva regalato il delizioso 'Little Miss Sunshine') hanno preso la sceneggiatura del britannico Simon Beaufoy (che a sua volta aveva scritto 'Full Monty') e l'hanno trasformata in un film epocale, nel senso che musica, abiti, convenzioni, sono quelli veri dei primi anni 70 consegnando all'immaginario una storia che sull'onda del movimento femminista, aveva fatto scalpore, almeno nel tennis statunitense e nella vita dei protagonisti. E forse non sono passati secoli se ancora oggi la parità economica di premi e retribuzioni per uomini e donne è lontana in molti settori." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 19 ottobre 2017)

"Dall'impegno di emancipazione all'amore omosessuale alla famosa vittoria (6-4, 6-3, 6-3), il ritratto della King ricostruisce un passaggio nella storia dello sport e delle pari opportunità. Niente di eclatante, un corretto impiego del cast e tanti pregiudizi da rileggere oggi." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 19 ottobre 2017)

"Dayton e Faris realizzano un gran film in costume e di costume perché dietro la divertente ricostruzione d'epoca perfetta per gli appassionati di parrucco vintage, si nasconde una sorta di teorema matematico su propaganda e rivoluzione. La pressione psicologica di Riggs è volta a nascondere e cancellare una inarrestabile verità dei fatti portata in luce dagli ultimi 20 minuti di film, tutti concentrati sulla perfetta ricostruzione del match (mai il tennis è stato così bello da vedere al cinema). Ma per poter vincere sul campo, prima è necessario battere il proprio avversario nella testa. Di questo parla un film che dovrebbe essere adottato come testo nei corsi universitari di Scienze Politiche. A un livello di lettura più diretto e popolare è un adorabile studio psicologico di due persone cui è impossibile non affezionarsi grazie alla incredibile bravura di Stone e Carell." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 19 ottobre 2017)

"Con il tono tipico della cinematografia dei due registi, Jonathan Dayton e Valerie Faris, si dà ampio spazio alla parte non sportiva, un mélo dove i protagonisti vivono le loro storie sentimentali controverse. (...) Ecco, il mélo prende troppo il sopravvento, togliendo spazio all'impatto non solo sportivo ma soprattutto sociale che quella storica partita ebbe sul paese. Ci si accontenta di raccontare gli avvenimenti senza approfondire o allargare lo sguardo, con poco coraggio, non sfruttando lo stato di grazia dei due bravissimi protagonisti, Emma Stone e Steve Carell (mai apprezzato abbastanza per il suo valore). Un match ball sprecato." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 19 ottobre 2017)

"Da vedere per lo scontro (non solo sul campo) fra Emma e Carell. La Stone è come al solito un tesoro. Steve fa ancora l'antipatico. Indovinate per chi tengono i registi." ('Libero', 19 ottobre 2017)
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