Kung Fu Panda 3

2,5/5
Kung Fu Panda 3
Quando il padre di Po, di cui si erano perse da tempo le tracce, ricompare improvvisamente, i due decidono di partire alla volta di un paradiso perduto dei panda, dove incontreranno un gruppo di nuovi personaggi divertentissimi. Ma quando il temibile Kai, dai poteri soprannaturali, inizia ad imperversare per la Cina, sconfiggendo tutti i maestri di kung fu, Po dovrà tentare l'impossibile: imparare come trasformare un intero villaggio di suoi fratelli goffi e goliardici in un'inarrestabile banda di Kung Fu Panda.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: ANIMAZIONE
  • Produzione: DREAMWORKS ANIMATION, ORIENTAL DREAMWORKS
  • Distribuzione: TWENTIETH CENTURY FOX ITALY
  • Data uscita 17 Marzo 2016

TRAILER

RECENSIONE

“Ha bisogno di tutti e due i suoi papà”. Questa frase potrebbe sembrare estrapolata da un manifesto a favore delle adozioni per le famiglie omosessuali (e c'è anche qualcuno che non ha perso tempo per cavalvare la polemica, ndr). In realtà è uno dei momenti più toccanti di Kung Fu Panda 3, nuovo film animato DreamWorks diretto da Alessandro Carloni e Jennifer Yuh che dimostra una volta di più la capacità del cinema popolare di penetrare le questioni sociali con più acume e naturalezza di ogni saggio o personaggio politico.

In questo terzo episodio, Po deve affrontare Kai, un guerriero tornato dal regno degli spiriti che ha tolto l'energia spirituale (Chi) di tutti i maestri guerrieri ed è intenzionato a eliminare anche l'ultimo rimasto per dominare il mondo. Per sconfiggerlo, Po dovrà imparare a dominare il suo Chi riscoprendo l'essenza dell'essere panda, grazie al ritorno del suo vero padre. Scritto da Yuh con John Stevenson, Jonathan Aibel, Glenn Berger, Ethan Reiff e Cyrus Voris, Kung Fu Panda 3 mescola come al solito il fantasy d'azione debitore dell'estremo oriente e la comicità tipicamente americana, ma in questo caso aggiunge un elemento familiare tutt'altro che banale rispetto alla media del cinema d'animazione mainstream.

Perché oltre al tipico, e ripetuto, percorso di formazione di Po, gran parte del percorso dei personaggi è basato sull'accettazione e la creazione di una famiglia composta da due padri, uno biologico e uno adottivo, che devono mettere da parte le loro gelosie reciproche per aiutare il figlio e soprattutto per mostrare alle società di appartenenza di essere una cosa sola. Sembrerebbe un'aperta dichiarazione a favore della "stepchild adoption", ma in realtà è la prova di una civiltà – quella statunitense – che sa far passare attraverso i suoi mezzi di comunicazione messaggi ben più sottili, sfumati e umani rispetto a quelli delle fazioni politiche.

Peccato che questo interessante impianto “sociologico” non rende Kung Fu Panda un film memorabile: sia chiaro, Yuh e Carloni sanno perfettamente come divertire i piccoli e come creare personaggi che riescano a non annoiare i grandi e il gioco del kolossal hollywoodiano gli riesce senza sbavature. Ma l'animazione e la regia sembrano più interessate alla grandeur spettacolare, all'orizzonte estetico di videogiochi e cinema blockbuster, relegando la creatività, il gusto del disegno e del dettaglio grafico ai flashback o a momenti di contorno. Non è un peccato mortale, tutt'altro, e lo si può perdonare tranquillamente visto cosa Kung Fu Panda 3 riesce a fare al di là dei limiti del cinema per bambini.
Emanuele Rauco

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO: GUILLERMO DEL TORO.

- VOCI DELLA VERSIONE ORIGNALE: JACK BLACK (PO), BRYAN CRANSTON (LI CHAN, PADRE DI PO), DUSTIN HOFFMAN (SHIFU), ANGELINA JOLIE (TIGRE), J.K. SIMMONS (KAI), JACKIE CHAN (SCIMMIA), SETH ROGEN (MANTIDE), LUCY LIU (VIPERA), DAVID CROSS (GRU), KATE HUDSON (MEI MEI), JAMES HONG (MR. PING), RANDALL DUK KIM (OOGWAY).

- NELLA VERSIONE ITALIANA LA VOCE DI PO E' QUELLA DI FABIO VOLO.

CRITICA

"E' il primo film d'animazione statunitense diretto da un italiano. (...) Dal punto di vista emozionale è molto simile ai precedenti: stessi meccanismi, stessi percorsi e stessa capacità di stemperare ansie e problemi con il sorriso. Il protagonista pacioccone continua miracolosamente a raggiungere risultati sorprendenti senza mettere in discussione la sua semplice ingenuità. Come a dire: insegui il tuo sogno, ma non sforzarti neppure troppo per riuscirci. La vera novità sta nella qualità delle immagini e nella straordinaria scelta dei colori." (Ruca Raffaelli, 'La Repubblica', 17 marzo 2016)

"Sappiamo che non possiamo aspettarci troppa profondità da questa saga cartoon della Dreamworks ma l'azione è vibrante, il cattivo fantastico (l'imponente Kai ricorda non poco Bogo, il bufalo capitano di polizia nel capolavoro 'Zootropolis') e il tema di fondo meno superficiale di quello che si può pensare: ci si deve sacrificare per gli altri. In tempi così egoisti, è pura rivoluzione. Soprattutto se sei uno spettatore bambino. Motivo di orgoglio nazionale vedere il nostro Alessandro Carloni in coregia." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 17 marzo 2016)

"Film senza picchi che sarà ricordato, unicamente, per aver sdoganato, nei cartoni, la famiglia con due papà." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 17 marzo 2016)

"Tra tecniche miste di animazioni, esplosioni, scivolate, ruzzoloni in 3D (l'interminabile visita al museo) e monotoni urletti (ah, uh, ehi) di riempimento, si sente l'ansia di spingere l'azione per coprire sceneggiatura esile e personaggi stanchi, pur nel principio edificante dell'autodeterminazione della persona. (...) Per infanti." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 18 marzo 2016)
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