KONTROLL

UNGHERIA - 2003
KONTROLL
Il film parla di Bulcsù, un giovane controllore dei suoi colleghi che lavorano con lui lungo le linee della metropolitana, di un gruppo di controllori rivali e di dinamiche dirigenziali. "Kontroll" parla d'amore, delle occasioni per ricominciare e delle piccole cose, degli incontri, a volte comici, tra passeggeri e controllori.
  • Altri titoli:
    CONTROL
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: TAMAS HUTLASSA PER CAFE FILM, BONFIRE
  • Distribuzione: LADY FILM (2005)
  • Vietato 14
  • Data uscita 21 Ottobre 2005

NOTE

- "PRIX DE LA JEUNESSE" AL 57MO FESTIVAL DI CANNES (2004) NELLA SEZIONE "UN CERTAIN REGARD".

- AD UN CERTO PUNTO IL PERSONAGGIO INTERPRETATO DA ZSOLT NAGY CASUALMENTE SBATTE CONTRO UNA DELLE COLONNE. NONOSTANTE LA SCENA NON FOSSE PREVISTA DALLA SCENEGGIATURA, IL REGISTA HA DECISO DI INSERIRLA LO STESSO NEL FILM.

CRITICA

"Erano vent'anni che un film ungherese non partecipava al Festival di Cannes. 'Kontroll' di Nimród Antal l'ha fatto nel 2004, iniziando da lì una impressionante campagna di rastrellamento premi proseguita un po' ovunque. Tutto strameritato perché questa fantasia surreale ambientata nei locali sporchi della metropolitana di Budapest è un'avventura ricca di energia visiva, umorismo e personaggi bislacchi. (...) 'Kontroll' è barocco, cinico, divertente e sentimentale. Con un protagonista (Sándor Csányi) indimenticabile che prende stoicamente le botte per tutto il film. E' nato un nuovo promettente cineasta europeo. E ha solo trentadue anni." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 21 ottobre 2005)

"C'è tutto un cinema legato al fascino esistenzial-morboso del sottosuolo, da N.Y. L'ora dei vigliacchi a Subway a Creep: questo film del 32enne Nimród Antal, ungherese nato a Los Angeles ed esperto di spot e video, nasconde la folle disperazione di Budapest (o qualunque città) nelle viscere metropolitane tra i controllori del metrò (pare che nessuno paghi il biglietto). E ci sono pure i violenti e i killer; fortuna che il volto mascherato di una ragazza fa sperare nel finale in cui il nostro torna in superficie (andrà meglio?). La metafora, quando la storia si affida alle immagini e ai silenzi, trasmette un' infelicità tattile dal potere visionario che invece si annulla nella banalità dei dialoghi, nelle ripicche di lavoro, nel facile happy end sentimentale. Prix de la Jeunesse a Cannes 2004 il film, che lascia intravedere un talento, scopre un giovane dalla faccia intensa, Sàndor Csànyi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 ottobre 2005)
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