Kippur

ISRAELE, ITALIA, FRANCIA - 2000
Kippur
Il 6 ottobre 1973 in Israele è la festa di Yom Kippur. All'improvviso ad Haifa, mentre le famiglie stanno andando al mare, risuona un rumore sordo che sembra l'urlo di una sirena: è la guerra. Egitto e Siria hanno attaccato a sorpresa approfittando del giorno di festa. Richiamati dall'esercito, i due amici Weinraub e Ruso, ansiosi di servire e difendere il paese cercano di raggiungere il loro Quartier Generale a bordo di una vecchia Fiat 124. Quando arrivano il loro battaglione è già partito, passano la notte in una caserma deserta e decidono di entrare nella forza aerea. Vengono destinati ad un gruppo di soccorso aereo incaricato di raccogliere i feriti caduti durante le battaglie. Le missioni si susseguono senza tregua e noi viviamo il conflitto attraverso gli occhi dei due ragazzi che progressivamente perdono l'entusiasmo e si sentono sempre più soli. Fino a quando il loro aereo viene abbattuto e loro vengono feriti...
  • Altri titoli:
    Am Tag von Kippur
    Kippour
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: GUERRA
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: AMOS GITAI, MICHEL PROPPER PER AGAV HAFAKOT, M.P. PRODUCTIONS, IN ASSOCIAZIONE CON R&C PRODUZIONI
  • Distribuzione: MEDUSA VIDEO

NOTE

- IN CONCORSO AL 53. FESTIVAL DI CANNES (2000).

CRITICA

Dalle note dei regia: "Non volevo raccontare soltanto i miei ricordi, e il processo mentale per riaffrontarli è stato lungo. il mio intento era fare un film di guerra senza tralasciare i volti degli uomini, senza lasciarmi imprigionare dal lato spettacolare."

"Dopo tanti film ovvi o consolatori, eccone uno che prende di petto proprio il soggetto: 'Kippur'. Non era facile dire qualcosa di nuovo sulla guerra. Fedele al proprio cinema di tempi lunghi e rivelatori, perché nulla resta ciò che sembra a condizione di guardarlo abbastanza da vicino. Amos Gitai dilata le zone morte, le attese, il senso di caos". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 ottobre 2000)

"Aiutato dalle musiche di Garbarek, Amos dilata con forza ogni azione e riprende i volti compressi dalla paura che aspettano l'inizio di una nuova missione riposando piegati su se stessi, impegnandosi in discussioni astratte e lontanissime dal caos per ammazzare il tempo. E' l'opera più diretta ed accessibile e meno cerebrale del regista israeliano, che racconta la causalità del terrore che unisce civili e soldati addizionandoli nell'angoscia della perdita e diventa palcoscenico universale, senza sipario, del dolore; un soffocante e brutale assedio dell'animo, che travolge ogni equilibrio di razionalità e trascina nell'oblio i suoni della giovinezza mentre pallottole e bombe costruiscono una dimensione onirica color rosso-sangue". (Domenico Barone, 'Vivilcinema', luglio/agosto 2000)

"Scarno quasi più di un documentario, forte e violento come i kolossal di Spielberg e Coppola, segue in modo ripetitivo, ipnotico i due volontari di un'unità che in elicottero salgono e scendono sui campi di battaglia a recuperare feriti. Senza mai mostrare scontri o nemici, ci fa affondare in quel fango, assorbire l'orrore, l'assurdità della guerra." (Liana Messina, D, 24 ottobre 2000).
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