KAROL, UN UOMO DIVENTATO PAPA

ITALIA - 2005
La prima puntata ha inizio nel settembre 1939 a Cracovia dove Karol, mentre fa l'operaio alla Solvay, studia filologia e filosofia all'Università, scrive testi teatrali e recita. Già orfano di madre dall'età di otto anni, perde anche il padre nell'invasione della Polonia ad opera dell'esercito tedesco. L'occupazione gli mostra senza appello tutto il male contenuto nell'ideologia nazista. Vede deportare gli amici ebrei e i compagni della Resistenza morire nell'estremo sacrificio per la patria. Il suo amico sacerdote Tomasz viene fatto giustiziare dallo psicopatico governatore tedesco Hans Frank. Scosso da tutta questa sofferenza Karol, a poco più di vent'anni decide di cambiare la propria strada e abbracciare il sacerdozio, nonostante le resistenze dell'amica Hania. Nella seconda parte del film, si assiste al cammino sacerdotale di Wojtyla. Giovane parroco nella nativa Cracovia (di cui poi diventerà Vescovo ausiliario, Arcivescovo e Cardinale), si deve confrontare con il regime comunista, ingaggiando una battaglia per la libertà con il funzionario dei servizi segreti Kordek. Convinto del diritto assoluto di ogni essere umano alla libertà di idee e di religione, si schiera dalla parte degli operai, al fianco dell'amico Nowak. Il film si si chiude con l'elezione di Karol al soglio pontificio e con le immagini di repertorio del suo primo discorso promunciato a piazza San Pietro. La voce fuori campo ammonisce: "Non abbiate paura..."
  • Altri titoli:
    KAROL
    KAROL. HISTORIA CZLOWIEKA, KTORY ZOSTAL PAPIEZEM
  • Durata: 180'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO
  • Tratto da: LIBRO "STORIA DI KAROL" DI GIANFRANCO SVIDERCOSCHI (EDIZIONI ANCORA-ERI)
  • Produzione: PIETRO VALSECCHI PER TAODUE FILM, RTI, MEDIASET, IN COLLABORAZIONE CON CAPRI FILM

NOTE

- TRASMESSO IN DUE PUNTATE DA CANALE 5 LUNEDI' 18 E MARTEDI' 19 APRILE 2005.

CRITICA

Dalle note di regia: "Un film su Karol Wojtyla mi era sembrato un'impresa rischiosa, quasi impossibile, per l'importanza storica e umana del personaggio, per il rischio dell'agiografia e per la difficoltà intrinseca di trasporre in film una biografia. Una vita sono tanti film. (...) Ho voluto raccontare il Wojtyla polacco, la sua giovinezza e la sua formazione, dunque il Wojtyla meno conosciuto. Non la storia di un Papa ma di un uomo che è diventato Papa. I fatti e i personaggi che ho messo in scena sono autentici ma li ho trattati con la libertà propria della narrazione che elabora la realtà in emozioni e simboli. (...) Occorre esssere infedeli e mettere in scena non tanto la cronaca dei fatti documentati ma lo spirito, le passioni e i valori simbolici degli eventi e dei personaggi che hanno segnato quella vita."
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