Jurassic World

USA - 2015
Dopo il fallimento del "Jurassic Park" e la morte di John Hammond, l'imprenditore Simon Masrani, proprietario della Masrani Corporation, decide di acquisire la InGen (International Genetic Technologies) con lo scopo di riformare e ristrutturare la compagnia, riportandola ai vecchi fasti, e soprattutto di aprire su Isla Nublar un nuovo parco di dinosauri, chiamato "Jurassic World". Il nuovo parco a tema giurassico, perfettamente funzionante e realizzato secondo le idee di John Hammond, riscuote subito un grande successo. Tuttavia, col passare del tempo, il numero di visitatori inizia a calare: il pubblico si è abituato all'idea di un posto dove i dinosauri vivono e possono essere ammirati. Per rimediare al calo delle visite e attrarre nuovamente l'attenzione del pubblico, gli scienziati progettano quindi un nuovo esemplare di dinosauro, geneticamente modificato...

CAST

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO: STEVEN SPIELBERG.

CRITICA

"Come volevasi dimostrare, il cinema non fa che ricopiarsi. Per colpa del preistorico Dna del sangue dell'atavica zanzara da cui nel '93 il geniale mago Spielberg resuscitò i dinosauri del suo 'Jurassic Park', oggi il parco dei sadici divertimenti riapre per l'ennesimo sequel fotocopia diretto (si fa per dire) da Colin Trevorrow, la cui opera prima dall'allarmante titolo 'Safety Not Guaranteed', è da noi sconosciuta. In questo quarto capitolo della saga, che lascia brutti ricordi legati a un film del 2001, accade tutto ciò che deve accadere nella civiltà del divertimento con terrore omologato, con l'elemento sorpresa ai minimi termini e il fattore incredulità spinto al top. (...) Inseguendo, sono passati 22 anni dal primo film coi miracoli della Lucas, i prodigi della Computer graphic (mostri al computer ma con mimi a segnare i movimenti, a dare un'impronta umana a quella bestiale...), i cine paleontologi, con Spielberg sempre producer, hanno riesumato le creature spaventose ma non antipatiche ai più per sfruttamento marketing. Ricompare omaggiato anche il T-Rex originale maleducatamente paragonato dall'autore al vecchio Burt Lancaster; ma, la scrivo io no la scrivi tu, tutti si sono dimenticati della sceneggiatura, ridotta a un canovaccio di banalità seriali senza la garanzia degli effetti speciali di Stan Winston oggi scomparso né del compianto scrittore Michael Crichton, padre del romanzo che allora le major di Hollywood si disputarono per Tim Burton, Joe Dante e Richard Donner. Molto rumore, anche musicale (Williams, co autore di Steven), urla, passi pachidermici amplificati. Tutto noiosamente previsto." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 giugno 2015)

"Poco d'inedito nel nuovo episodio prodotto da Spielberg e diretto da Colin Trevorrow. Eppure, tra le pieghe narrative di 'Jurassic World' si nasconde un sottotesto interessante. La trama del quarto capitolo della saga è il perfetto riflesso speculare della ratio produttiva che ha presieduto alla realizzazione del film. Come il franchise ha visto calare il suo successo dal primo al ( fiacchissimo) terzo episodio, allo stesso modo il parco di Isla Nublar ha subito nel tempo una severa emorragia di clienti. Claire e la corporazione che lo gestisce s'impuntano per rilanciare l'attrazione (e i profitti?). E' proprio quello che fa Spielberg col nuovo film, nell'intento di rinverdire quel periodo che, un ventennio fa, segnò la sua massima espansione finendo per consegnargli Hollywood nel palmo della mano. Stiamo forse dicendo che lo 'scienziato pazzo' Spielberg ha creato un film-mostro? No, evidentemente. 'Jurassic World' è un blockbuster di rodata efficienza spettacolare, che compensa il plot prevedibile con effetti speciali (per la prima volta i dinosauri sono generati in motion capture) più evoluti e sorprendenti che nel prototipo. Quel che gli si può rimproverare è il tempo troppo lungo che impiega a entrare nel vivo dell'azione. Oltre (ma questo l'avevano già fatto i sequel) alla scelta di rinunciare del tutto alle implicazioni etiche del prototipo, che s'interrogava sul lato oscuro della scienza, le tecniche di clonazione e l'ingegneria genetica." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 11 giugno 2015)

"Al solito è l'uomo con le sue folli ambizioni a innestare un perverso meccanismo di distruzione; al solito interviene un «giusto» a salvare la situazione. (...) Se la trama è semplice al limite dell'elementare, l'operazione produttiva pilotata da Steven Spielberg, che da anni ventilava l'idea di un quarto capitolo, è decisamente sofisticata. 'Jurassic World' film è tutt'uno con il parco a tema che racconta, ovvero un luogo di meraviglie fabbricato con l'intento di far soldi; e tuttavia l'avventura, vissuta attraverso lo sguardo di due giovanissimi visitatori, non è per questo meno divertente. L'audace Pratt appare una sorta di Indiana Jones, l'azione corre a perdifiato come un carrello sulle montagne russe, gli effetti speciali sono straordinari: rivelando in Trevorrow il bambino che fu, innamorato dei dinosauri e del cinema magico di Spielberg, il tutto conferisce alla pellicola un'accattivante atmosfera di nostalgia, innocenza e simpatia." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 11 giugno 2015)

"Alla regia troviamo un nome quasi sconosciuto, Colin Trevorrow, trentottenne che nel '93, l'anno di 'Jurassic Park' aveva più o meno la stessa età di uno dei due ragazzini protagonisti del suo film. E che quel probabile mito dell'adolescenza omaggia con citazioni esplicite, la t-shirt che indossa il supervisore della sala di controllo del Parco perennemente inadeguato (lui stesso?), e il ritorno nel garage in cui i personaggi spielberghiani fuggivano i temibili velociraptor. La patina «vintage» però non basta a sottrarre il film (con un «continua» già annunciato) dalla stanchezza della serialità forzata, e nonostante le meraviglie della tecnologia digitale - budget di 150 milioni di dollari, circa 134 milioni di euro - che mettono in primissimo piano denti e artigli e gola del dinosauro, paradossalmente (o forse no) l'irriverenza inventiva sembra essersi evaporata. (...) Se da una parte Trevorrow ammicca a tutti i codici possibili del cinema classico catastrofico, l'eroina controllata (pure lei!) che immergendosi nella giungla si libera e tira fuori energia e sensualità alla King Kong (più qualche nota «politica» militarismo, ambiente ecc), dall'altra 'Jurassic World' come gli 'Hunger Games' è un romanzo di formazione binario mascherato nella sfida dell'avventura. (...) Quello che manca - ma Trevorrow nemmeno ci prova - nonostante gli inseguimenti stressanti e i molti umani divorati e rettiloni ammazzati è il conflitto (del cinema), uno spazio ambiguamente visionario come era il desiderio iniziale di ricreare gli animali preistorici a misura degli uomini che in quel paesaggio primordiale non esistevano. In cui tutto diventava possibile, anche reinventare un'epoca nell'immaginario stravolgendo le regole della spettacolarità in questo incontro tra uomo e animale, lo stupore e il terrore, il caos e la inevitabile sconfitta." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto' 11 giugno 2015)

"Il dinosauro che è in noi si è ribellato fino allo spegnersi delle luci in sala. Perché - si chiedeva l'antico rettile - insistere ancora sullo spaventoso ancorché misterioso mondo del (nostro) giurassico, laddove il futuro ha scavalcato qualunque forma di immaginazione e paura sopita? Quali emozioni ancora vergini si possono scatenare nell'era dei digital baby, semplicemente andando a riesumare mostruosità ormai intelligibili e manipolabili perché inevitabilmente estinte? Per accettare risposte plausibili serve un atto di fede. E il destinatario è uno di quei pochi geni viventi a cui Hollywood ancora si inchina: sua maestà Steven Spielberg. Lui, adoratore indefesso della 'prospettiva bambino', sapeva che il cine-pubblico transgenerazionale desiderava intimamente un nuovo parco dei dinosauri ove sospendere dubbi e pregiudizi. 'Jurassic World' nasce per questo. (...), abbraccia di perfetta contemporaneità il cult iniziato nel 1993 col 'prototipo' 'Jurassic Park' (...). 150 i milioni di dollari di budget, un set di dimensioni reali nelle foreste hawaiiane e a New Orleans, minimo uso della fredda CGI a vantaggio di VFX anche 'tattili' con la generazione di 'animatroni' in pelle dinosaura. Il tutto in tecnologia 3D e IMAX. (...) nella demolizione di (...) maniacalità (...)prende forma la sfida di 'Jurassic World' come del 'disaster movie' contemporaneo: la sfida a spezzare le regole che coincide col desiderio più perverso dello spettatore/dinosauro. (...) Chiunque abbia visitato gli Universal Studios (ma anche altri parchi) si ritroverà alla perfezione godendo del meta-entertainment a doppio livello: siamo nell'aderenza al reale percettivo più che al reale oggettivo, ovvero in un territorio in cui Steven Spielberg è indiscusso maestro. La struttura narrativa, così come la trama, viaggiano sulla classicità hollywoodiana: non occorre per questo raccontare cosa accade ai visitatori/spettatori (...). Piacevolmente sottili le citazioni dalla filmografia di Spielberg (e non solo)." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 11 giugno 2015)

"Ventidue anni dopo il primo indimenticabile capitolo diretto da Steven Spielberg, riaprono i cancelli del Jurassic Park per ospitare il nuovo atteso 'Jurassic World', annunciato blockbuster estivo. Dopo il brillante esordio e due seguiti meno di impatto, questo quarto episodio si ricollega, in pratica, alle vicende del primo film ignorando, non a caso, gli eventi de 'Il mondo perduto' e 'Jurassic Park III'. (...) un Chris Pratt sempre più convincente e in ascesa, dopo il successo de 'I Guardiani della Galassia' (...) una deludente e monoespressiva Bryce Dallas Howard che corre tutto il tempo con i tacchi a spillo come se nulla fosse (...). Dopo un inizio un po' traballante, il film decolla nella seconda parte, quella dell'azione pura, animata dalla morale del vecchio che le suona al nuovo. Chi conosce a memoria la trilogia, troverà ben più di un riferimento alle precedenti pellicole, a partire dallo scontro finale che ripropone un omaggio esplicito al vecchio T-Rex e un ribaltamento di destini dei Velociraptor. Chiari sono anche i riferimenti a 'Gli uccelli' di Hitchcock, anche se il pubblico più giovane avrà occhi solo per i dinosauri. E, da questo punto di vista, il realismo è davvero impressionante, con buone dosi di soprassalto che manderanno di traverso coca e pop corn." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 11 giugno 2015)

"Il quasi esordiente Trevorrow non è il nuovo Spielberg e nessuno si aspetta che lo sia. Ma 'Jurassic World', come già 'Jurassic Park', è il classico film che riflette (ironicamente) su se stesso. Uno spettacolo che prende forma sotto i nostri occhi e intanto commenta lo spettacolo e le regole secondo cui è stato prodotto. Insomma un esercizio senza rete. E qui si sente la mancanza di un grande regista. (...) Chris Pratt (...) meno travolgente che in 'Guardiani della Galassia' (...) fragorosa, titanica, frenetica ma non imprevedibile azione. (...) Bei tempi quando il cinema riassemblava ma creava. Oggi, fra sequel e reboot, il 'dèjavu' fa parte del pacchetto." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 giugno 2015)

"Eccitante, nella sua prevedibilità, quarta tappa della saga ideata da Spielberg nel '93. (...) Quanti balzi sulla poltrona, grazie ai riusciti effetti speciali. Pazienza se l'imperturbabile direttrice del parco, la bella Bryce Dallas Howard, pare appena uscita da una sfilata di moda." (Massimo Bertarelli, , 'Il Giornale', 9 luglio 2015)
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