Jason Bourne

USA - 2016
Quando era un giovane soldato, Jason Bourne, dopo aver saputo che suo padre era stato ucciso da terroristi si offrì volontario per un programma sperimentale e fu trasformato in un'arma umana da 100 milioni di dollari. Tuttavia, secondo i progettisti l'arma si rivelò difettosa e quindi cercarono di toglierlo di mezzo. Anni dopo, scoperta la sua vera identità, Jason ha raggiunto una pace apparente e ha fatto perdere le sue tracce per sempre. Fino a quando un'organizzazione molto più pericolosa di qualsiasi governo riporta Bourne nuovamente in azione...

CAST

CRITICA

"La saga di Bourne ha una particolarità: molto più di quelle di Bond o di Ethan Hunt, la trama di caccia all'uomo è zeppa di riferimenti all'attualità. Così la prima sequenza d'azione - la migliore - si svolge ad Atene durante le manifestazioni contro l'austerità in piazza Syntagma; la CIA trama per attuare programmi di sorveglianza di massa sulla popolazione (è citato Snowden); il terrorismo torna in flashback come origine dei mali di Jason. Lo scenario non è ottimistico; e basterebbe confrontare quest'ultimo episodio col primo, di quattordici anni fa, per constatare come il mondo sia diventato più oscuro e pericoloso. Salvo che il film prende poi subito la direzione del blockbuster pieno di botti, risse corpo a corpo, fughe in moto e in macchina (tutta l'ultima parte, a Las Vegas, è una carambola esagerata): girati non più con la steadycam, come Greengrass faceva un tempo, però montati con un ritmo così isterico da rendere quasi stremante la visione." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 6 agosto 2016)

"I primi due film dedicati a Jason Bourne ci avevano incuriosito e elettrizzato. Finalmente qualcosa di nuovo nel campo inflazionato della 'spy story'. II terzo capitolo era addirittura entusiasmante. II quarto dava già chiari segni di stanchezza. Tanto che il quinto titolo, 'The Bourne Legacy', diretto non da Greengrass ma da Tony Gilroy (sceneggiatore dei primi tre), era quasi uno spin off, con Jeremy Renner (...), in una trama ovviamente frenetica benché non priva di coloriture sentimentali. Ma questo sesto episodio, battezzato sintomaticamente col solo nome del personaggio, malgrado il doppio ritorno di Matt Damon e del regista Paul Greengrass, è un condensato di tutto ciò che avevamo già visto, non solo nei film della saga ma in cento altri. Con l'emozione in meno e una tonnellata di rumore e luoghi comuni in più. (...) overdose di inseguimenti, voli, sparatorie, acrobazie sui cornicioni o al computer (quante tastiere in questi film d'azione! (...) chi ha visto più di due film del genere ci mette poco a capire dove si andrà a parare (...). Vi facciamo grazia di tutti quei comprimari che servono solo a moltiplicare sfondi e inseguimenti portando nel film temi d'attualità (o di moda), dai social network a Wilkileaks. Ma il problema vero del film non è la fragilità della trama o i dialoghi inesistenti (Damon e Cassell fanno a chi pronuncia meno parole). E il tedio che inevitabilmente finisce per sommergere questo film d'azione in cui logiche e dinamiche aziendali sembrano molto più importanti della geopolitica, degli equilibri mondiali o della psiche devastata dell'eroe." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 agosto 2016)

"La mano di Greengrass si vede per la capacità di mantenere alti ritmo e tensione nelle scene d'azione, grazie ad un sapiente montaggio e agli abili movimenti di macchina." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 31 agosto 2016)

"Torna l'attore eponimo Matt Damon, torna il regista Paul Greengrass, e torna l'(anti)eroe, l'agente segreto smemorato partorito dalla penna di Robert Ludlum: Jason Bourne, che alla quinta volta sul grande schermo si prende pure il titolo. Il ticket Damon e Greengrass faceva ben sperare, ma lascia interdetti: più di qualcosa funziona tecnicamente, ma poeticamente ed emozionalmente non altrettanto. Un giocattolone action tonitruante e smargiasso - riprese mozzafiato, montaggio parossistico, virtuosismi di camera, Greengrass non si discute - che fa tanto rumore per nulla: la storia è esile, di mero servizio spettacolare, senza sottotesti 'europei' né appigli autoriali.(...) Film giramondo, con portafogli hollywoodiano e palato, si direbbe, cinese: Jason non molla, ma a finire al tappeto è la realtà. Muscolare con noia." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 1 settembre 2016)

"Piacerà agli spettatori di sempre della saga, non pochi dei quali erano rimasti delusi dall'ultimo capitolo 'Bourne Legacy', dove Matt Damon era stato imprudentemente sostituito da Jeremy Renner. Damon s'è rivelato insostituibile per il ruolo. Gli anni (tra il primo 'Bourne' e questo ne son passati quasi venti) hanno aggiunto carattere e sofferenza al suo volto di eterno ragazzo. Ma anche più vincente è la scelta di Paul Greengrass alla guida del quarto capitolo (Greengrass aveva già diretto il secondo e il terzo). Paul non è solo un signor manovratore dell''action movie'. E anche il principe dei manovratori, un campionissimo del montaggio, capace di coglierti continuamente di sorpresa (chi non ricorda 'Bloody Sunday' dove la strage di Derry sembrava vera strage?). Qui la sequenza da mandare a memoria è l'inseguimento nelle strade di Atene stipate di manifestanti (riferimento ai veri moti di tre anni fa)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 settembre 2016)
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