Io, Arlecchino

ITALIA - 2014
3/5
Io, Arlecchino
Paolo, noto conduttore di un talk show televisivo pomeridiano, viene raggiunto a Roma da una telefonata che gli comunica che il padre Giovanni è stato ricoverato in ospedale. Costretto a tornare nel piccolo villaggio medioevale di Cornello del Tasso, in provincia di Bergamo, Paolo scopre che il padre è gravemente ammalato.
Giovanni, ex attore teatrale e famoso Arlecchino, manifesta il desiderio di voler spendere gli ultimi mesi della sua vita continuando a recitare con la piccola compagnia teatrale del paese, mettendo in scena spettacoli di Commedia dell'Arte.
Il ritorno al paese e il contatto con il padre e il suo mondo, porteranno Paolo a ricucire un rapporto con le sue origini, a ridefinire la sua identità e a riscoprire il tesoro artistico rappresentato dal personaggio di Arlecchino, del quale si troverà a vestire i panni.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA, DCP
  • Produzione: NICOLA SALVI, ELISABETTA SOLA PER OFFICINA DELLA COMUNICAZIONE, RAI CINEMA
  • Distribuzione: MICROCINEMA (2015)
  • Data uscita 11 Giugno 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Raggiunto all’improvviso da una telefonata che gli comunica il ricovero del padre in ospedale per un improvviso malore, Paolo Milesi, conduttore di un talk show televisivo pomeridiano di successo, lascia Roma e torna nel suo piccolo centro in provincia di Bergamo. Giovanni, il padre, è attore dalla lunga carriera, impostosi soprattutto recitando nella tradizionale maschera di Arlecchino. Inutilmente Paolo cerca di convincerlo a mettersi a riposo. Dopo qualche contrasto, Roberto si appresta a tornare in scena ma non regge ad un nuovo attacco e muore. Ora Paolo è di fronte ad un bivio, perché il suo nuovo spettacolo televisivo a Roma deve partire. Scegliere il lavoro o la custodia delle tradizioni legate al padre?.Affermatosi alla fine degli anni Novanta come uno dei giovani attori più interessanti (Ecco fatto, L’ultimo bacio, due titoli di Gabriele Muccino, Le rose del deserto, ultimo titolo di Mario Monicelli) alcune fiction quali David Copperfield, Anita Garibaldi) Giorgio Pasotti completa ora un percorso a 36° gradi, proponendosi come attore e regista insieme a Matteo Bini.

Su un soggetto di Elisabetta Sola, Maurice Caldera e lo stesso Bini, il copione affronta argomenti semplici ma per niente facili da articolare sotto il profilo narrativo. Si parla delle insidie del successo, delle lusinghe dello star system televisivo, della presenza/assenza del padre come monito a non dimenticare, anzi a lavorare per non far perdere il ricordo di un patrimonio collettivo di cultura, saggezza, dedizione professionale. Il racconto si dipana con misura e grazia, attento a evitare le insidie di qualche scivolata retorica. Girato in esterni nelle valli bergamasche con immagini di bel nitore cromatico, il film ha momenti di suggestiva emozione e di vivido realismo tra cronaca e poesia. Se Giorgio Pasotti è un Arlecchino mimeticamente diviso tra finzione e realtà, capace di far credere possibile l’impossibile monologo recitato in diretta davanti alla telecamera del programma tv, accanto a lui meritano citazione in primo luogo Roberto Herlitzka, l’Arlecchino ‘storico’ sempre serio, dolce, impeccabile; e, accanto a loro, ci sono Lunetta Savino, Valeria Bilello, Lavinia Longhi. Gianni Ferreri, Eugenio De’ Giorgi, Massimo Molea.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE E REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO ECONOMICO
DELLA DIREZIONE GENERALE CINEMA DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO.

- PRESENTATO ALLA IX EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2014), NELLA SEZIONE 'WIRED NEXT CINEMA', POWERED BY MAZDA. PREMIO AKAI INTERNATIONAL FILM FEST COME MIGLIOR ATTORE A GIORGIO PASOTTI.

CRITICA

"Omaggio al teatro dell'arte, a Strehler, Goldoni, a Soleri, questo film di Giorgio Pasotti, che firma la regia con Matteo Bini, è un piccolo tesoro d'affetto verso quel mondo e le natie valli bergamasche (...). Con tenerezza e baldanza Pasotti ci fa entrare nello spirito: se la storia è prevedibile nelle sue varianti sentimentali e i caratteri stereotipati, il film è ottimo lavoro d'insieme e ha sinceramente voglia di farci capire che l'ispirazione sta nella «famiglia» artistica." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 giugno 2015)

"Le piccolissime dimensioni di 'Io, Arlecchino' (...) sono congeniali allo spirito di un film non certo perfetto ma armonioso, non banale. (...) Se la dinamica che oppone la semplice saggezza del vecchio attore e del piccolo mondo in cui si è rifugiato, alla chiassosa volgarità del mondo televisivo rischia la retorica, il piccolo film riesce a mantenere dignità e un suo originale percorso." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 11 giugno 2015)

"Esordio alla regia da parte dell'attore bergamasco proprio nei panni della maschera sua concittadina. Codiretto con Bini, che pure è all'opera prima, rivela la determinazione di fare sul serio, con una buona dose di rischio." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 11 giugno 2015)

"Morte e resurrezione di una delle figure cardine della commedia dell'arte. Del resto la figura di Arlecchino, al di là della vicenda raccontata, si presta in generale a interpretare i tempi grami dell'italico abitante: l'uomo che si arrabatta, che fa di necessità virtù, con la pancia sempre vuota e la zucca piena di ingegnose trovate e un abito rimediato da tante pezze, così originale da essere diventato inconfondibile, antesignano del made in Italy degli stilisti. Un canovaccio semplice quindi, che pur telefonato nel prendere le distanze dai reality show per sposare il fascino del palcoscenico, unisce anche l'eterno conflitto padri-figli, con spolveratina di ritorno alle origini e valori più umani rispetto all'alienante vita della metropoli. Non ci sono guizzi particolari in questo 'Io, Arlecchino', ma chi al cinema non chiede effetti speciali e armi spianate potrà trovare garbata questa storia semplice che Giorgio Pasotti interpreta anche come personale omaggio a Bergamo, sua città d'origine, e a Arlecchino sua passione attoriale. Tocca a Roberto Herlitzka il compito di rinverdire i fasti del personaggio della commedia dell'arte, e lo fa con il consueto piglio supportato da un talento che quando ha avuto modo di esprimersi al cinema ha sempre dato grande prova di sé." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 11 giugno 2015)

"Debutto alla regia per Giorgio Pasotti, qui anche protagonista, per raccontare come l'Italia abbia dimenticato la Commedia dell'Arte (e quindi la propria cultura) per andare dietro alle banalità televisive. (...) Idea buona, penalizzata, in parte, da una trama telefonata e dalla presenza di un paio di personaggi ben sopra le righe." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 11 giugno 2015)

"La montagna incantata: andrà analizzato e incorniciato all'interno del «fiabesco» il bel film di e con Giorgio Pasotti, che lo ha diretto con Matteo Bini (...). Una dimensione e una cornice, quelle del «fantastico», che ci consentono di analizzare il film sotto le mentite spoglie di un'opera insieme realistica e, appunto, fiabesca. Non si riuscirebbe altrimenti a coniugare la dimensione narratologica e drammaturgica che lo sorregge, francamente piuttosto convenzionale, con la dimensione invece molto interessante e addirittura conturbante del fantastico. (...) il ritrovarsi di un padre e di un figlio che si passano le consegne: sarà Paolo infatti, dopo la morte del padre (in una sequenza veramente magnifica che vale tutto il film), a indossare di nuovo la maschera di Arlecchino in un ideale proseguimento dell'opera del genitore. Paradossalmente, Paolo si smaschera proprio quando indossala maschera, in un processo di velamento-svelamento che è il punto cardine della vicenda. Molto mosso, girato con grazia e un pizzico di civetteria (...) ha il pregio, dal punto di vista cinematografico, di rendere omaggio alla maschera bergamasca per eccellenza e, non secondario, da quello produttivo di mostrarci quanto sia pazzescamente fotogenica la nostra Val Brembana, merito anche della fotografia del giovane Charlie Goodger, uno dei tecnici della crew che Matteo Bini si è portato da Londra." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 25 febbraio 2015)
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