Invincibile

Invincible

GERMANIA, GRAN BRETAGNA, USA, IRLANDA - 2001
Invincibile
La storia di Zishe Breitbart, ebreo d'animo semplice ma dotato di grande forza fisica, che nella Berlino dei primi anni dell'ascesa di Hitler, diventa Siegfried, l'uomo più forte del mondo.
  • Altri titoli:
    Unbesiegbar
    Invencible
  • Durata: 128'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: WERNER HERZOG FILMPRODUKTION, TATFILM PRODUCTION, LITTLE BIRD, JAN BART PRODUCTIONS, WDR, BR, ARTE, FILMSTIFTUNG NRW, FFA, BKM, FILM FOUR, FINE LINE FEATURES
  • Distribuzione: RIPLEY'S FILM (2008)
  • Data uscita 25 Luglio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Presentato al Festival di Venezia nel 2001, arriva sette anni più tardi nelle sale Invincibile di Werner Herzog. Ritorno al film di finzione per il regista tedesco dopo la lunga - poi ripresa - parentesi documentaristica, liberamente basato sulla reale vicenda di Zishe Breitbart (interpretato dal non attore finlandese Jouko Ahola, eletto "uomo più forte del mondo nel '97 e nel '99), giovane ebreo polacco, fabbro dotato di un'incredibile forza fisica. Notato da un impresario tedesco nel piccolo villaggio dove lavora con il padre, a Zishe viene proposto di esibirsi a Berlino. Con non pochi dubbi, il ragazzo accetta e si trasferisce in Germania. Qui diventa la nuova attrazione del Palazzo dell'occulto di Hanussen (Tim Roth), sedicente illusionista danese che, attraverso profezie ed ipnosi, cerca di ingraziarsi i nazionalsocialisti facendo propaganda per Adolf Hitler, sognando di poter diventare un giorno il suo "ministro dell'occulto".
Poveramente didascalico e televisivo in apertura e chiusura di racconto, comunque mai abbandonato dai colori del sogno, il film di Herzog riunisce e fa esplodere tutte le sue energie all'interno del palazzo dell'occulto, vero e proprio teatro nel teatro dove la magica poetica del cineasta tedesco riesce ad esprimersi al meglio: da una parte l'ingenua potenza del colosso protagonista (dapprima costretto ad esibirsi come "Sigfrid, nuovo eroe ariano", poi beniamino del popolo ebraico dopo aver svelato la sua reale identità), dall'altra la lugubre fascinazione per gli sguardi e il magnetismo di Hanussen (ciarlatano di gran classe, in realtà ebreo cecoslovacco che pagherà a caro prezzo le sue menzogne), in mezzo la triste Anna Gourari, pianista russa voluta dal regista per accompagnare, non solo con la musica, una delle vicende più insolite avvenute alla vigilia dell'ascesa hitleriana.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 58. MOSTRA DI VENEZIA (2001) NELLA SEZIONE 'CINEMA DEL PRESENTE'.

CRITICA

"Strano film questo 'Invincible' con cui Werner Herzog torna al cinema di finzione dopo una lunga parentesi. Girato in inglese, come vuole ahinoi il mercato internazionale, per il resto ignora tutte le convenzioni. Niente scene madri, malgrado la materia: grande cura nel ricostruire - idealizzandola anche un poco - la cultura e il senso comunitario dei piccoli shtetl centroeuropei; enfasi sulla dimensione religiosa, più che politica, della vicenda, anche se è sempre attuale la passione del potere per l'esoterismo, il mistero, le sette segrete (...) un film appassionante e discontinuo, accurato e prolisso, un po' folle ma a tratti anche stranamente piatto e antiquato". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 settembre 2001)

"Ricordate Herzog, il più estremo, visionario, audace tra i campioni del Nuovo Cinema Tedesco? Scordatevelo. L'intento è nobile, ma la fattura è quella di un polpettone televisivo su commissione". (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 4 settembre 2001)

"Herzog manovra con abilità didascalica il bene e il male, ma restando lontano dalla sua cifra stilistica, in stile più tradizionale, quasi televisivo". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 settembre 2001).

"Dopo una serie di film antinarrativi e non ortodossi, il vecchio ribelle del cinema Werner Herzog torna con 'Invincible' a un'opera ispirata sì a una storia vera, ma elaborata in forma di fiction, (ben) recitata e messa in scena con inquadrature ampie e 'classiche'. L'effetto è pregevole, commovente; la forza della parabola, insolitamente penetrante; il mix d'inquietudine e serenità, a tratti, ammirevole. Con una nota d'onore a TIm Roth per la versatilità con cui sa affrontare (da 'Hulk' a 'Funny Games', a questo), parti diversissime tra loro. Il suo Hanussen, mefistofelico ma ferito nel profondo e custode di un segreto, è un personaggio che val la pena di conoscere." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 25 luglio 2008)

"Centotrenta minuti e rotti di lineare semplicità, di spiritualità elementare, che ci presenta ebrei fuori dai soliti cliché, fisici e morali. Non vittime, ma figure grandiose nel bene e nel male, dotati di una fragile forza da cui traggono successo e (visioni di) morte. Ma è anche la storia archetipica di amore, potere e utopia, di un triangolo amoroso tra uno showman (Tim Roth, ottimo), un atleta (il finlandese Jouko Haola, che per anni è stato davvero 'l'uomo più forte del mondo'), la pianista bella e triste (Anna Gourari, una delle più grandi musiciste moderne): il cattivo, il brutto e la buona. Altri outsider nella galleria degli strambi personaggi di Herzog." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 25 luglio 2008)
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