Incompresa

ITALIA, FRANCIA - 2014
3/5
Incompresa
Aria vive in una "famiglia allargata" e a soli 9 anni si ritrova suo malgrado a vivere la violenta separazione dei suoi genitori e l'allontanamento dalle sue sorelle acquisite. La bambina sente che i suoi genitori non la amano quanto lei vorrebbe: sballottata tra padre e madre, respinta e allontanata, Aria attraversa la città con una sacca a strisce e un gatto nero, sfiorando l'abisso e la tragedia e cercando solo di salvaguardare la propria innocenza.
  • Altri titoli:
    Misunderstood
    L'incomprise
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRI 416, SUPER 16 (1:1.66)
  • Produzione: LORENZO MIELI, MARIO GIANANI, FAUSTO BRIZZI, MARCO MARTANI, ERIC HEUMANN PER WILDSIDE, PARADIS FILM, ORANGE STUDIO CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: GOOD FILMS
  • Data uscita 5 Giugno 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Incompresa. Asia Argento, la bambina protagonista o quest'opera terza da regista? Dopo Scarlet Diva (2000) e Ingannevole è il cuore più di ogni cosa (2005), Asia Argento porta a Cannes, sezione Un Certain Regard, un dramedy, direbbero gli americani, sceneggiato con Barbara Alberti, Incompresa.
1984, Aria (Giulia Salerno) ha 9 anni, e i genitori (Charlotte Gainsbourg e Gabriel Garko) che si stanno separando. La famiglia è allargata, meglio, slabbrata: due sorellastre, papà e mamma che non se le mandano a dire, Aria nel mezzo le prende tutte, è sballottata, allontanata, rifiutata. Sì, un pacco postale sgradito. Il padre è un attore belloccio, popolare, “cane” (copyright Gainsbourg) e molto superstizioso, la madre musicista, anche lei con più di qualche rovello interiore che non riesce a tenere dentro: il compagno se ne va di casa, e avanti un altro, più di un altro (uno è un rozzo, parvenu Gianmarco Tognazzi, per casa gira anche Max Gazzè). Ora Aria ha due case, ma nessuna casa dolce casa: la bulimica figlia del padre non la può vedere, mamma parte In “luna di miele”, la piccola fa il pendolo, attraversando la città, Roma, con una sacca a strisce e un gatto nero. Testerà anche la notte, all'addiaccio, con gli emarginati del caso, ma se a scuola perderà la grande amica forse troverà l'amore… Ottimi gli interpreti: dopo la cura Lars von Trier, la Gainsbourg è una garanzia borderline, Giulia Salerno è perfetta, Garko fa Garko e, dunque, funziona. A segno anche la colonna sonora, ovvero la quinta colonna del film: invasiva, enfatica ed empatica, la firmano Asia, Brian Molko (il leader dei Placebo), James Marlon Magas, Gilles Weinzaepflen, Justin Pearson, Luke Hensahw e Gabrile Serbian, chapeau.
Poeticamente, il ping pong tra realtà autobiografica e finzione è giocato intimamente, con la necessaria leggerezza, più di un tot di ironia e “disimpegno”, la persistente ambiguità nel romando di (de)formazione di Aria: ci fa o ci è Asia Argento con lei? Nessuna risposta univoca, tanto meglio. Certo, una ragazzina sola al parco la notte: qualche genitore sussulterà…
Dunque pollice su per Incompresa, ma non del tutto: nel coming of age di Aria/Asia non c'è evoluzione psicologica, ambientale, narrativa, lasciamo la bambina come l'abbiamo conosciuta, o giù di lì. E lo stesso vale per i familiari: ebbene, il “coming” dov'è? Arriverà un colpo di scena per “sollevare” il film, ma dopo tanta pianura trovare l'Everest pare esagerato, incongruo: dà nell'occhio, ma non al cuore. O abbiamo compreso male?

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: SOFITVCINE, PALATINE ETOILE 11; IN ASSOCIAZIONE CON GROUPAMA; CON IL SOSTEGNO DI: REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO, FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE.

- IN CONCORSO AL 67. FESTIVAL DI CANNES (2014) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2014 PER: MIGLIOR PRODUTTORE (CARLO CRESTO-DINA E RAI CINEMA SONO STATI CANDIDATI ANCHE PER "LE MERAVIGLIE" DI ALICE ROHRWACHER), SCENEGGIATURA, SCENOGRAFIA E COSTUMI.

CRITICA

"Forse è un segno dei tempi. Quando un paese ha voglia di voltar pagina, gli schermi si popolano di protagonisti che devono crescere. Bambini o adolescenti, i loro sguardi vedono ciò che non sappiamo più (o non sappiamo ancora) vedere. Anche quando i film sono al passato. I tre titoli italiani a Cannes quest'anno, benché diversissimi, avevano tutti un impianto simile. 'Più buio di mezzanotte' di Sebastiano Riso evoca la via crucis di un ragazzino dal sesso incerto in una Catania notturna, violenta e non così remota, anche se siamo nei primi anni 80. 'Le meraviglie', di Alice Rohrwacher, la rivolta e i primi scampoli di educazione sentimentale di una apicultrice appena 13enne in un mondo che sta cambiando. 'Incompresa' di Asia Argento era il più apertamente autobiografico, anche se Asia giura di aver inventato molto. Comunque sia c'è una ragazzina di 9 anni di nome Aria (Giulia Salerno, assolutamente irresistibile), una casa romana in Prati. E due genitori famosi e viziati, mostri di egoismo che fanno a gara di indifferenza e villania nei suoi confronti. Gabriel Garko, attore di filmastri che sogna la promozione al cinema d'autore e intanto si aggrappa senza pudore agli attributi a ogni minimo segno di jella. Charlotte Gainsbourg famosa pianista con più amanti che tasti al pianoforte e una propensione assai poco musicale alla scenata. (...) Il tutto evocato non con le tinte pastello della memoria ipocrita e convenzionale, ma con toni acidi e dissonanti, tra la pop art e l'action painting. Come se Asia schizzasse il colore dal tubetto direttamente in faccia ai personaggi, e un po' anche agli spettatori. Con dialoghi e situazioni che rovesciano in rabbia e solitudine gli struggimenti dell'età, lasciando però un senso di stridente e forse voluta incompiutezza. Quasi che Aria/Asia, così creativa nei temi, stavolta preferisse rompere il giocattolo. E rubasse l'incipit a Paul Nizan - «ho 9 anni e non permetterò a nessuno di dire che è la più bella età della vita» - più per sberleffo che altro. A ribadire che dopo aver fatto i compiti (il suo ultimo film, 'Ingannevole è il cuore più di ogni cos'a, era un perfetto esercizio di stile scuola Sundance), ora vuol dire la sua, con stile magari imperfetto ma personale. Anche se pochi, temiamo, la seguiranno su questa strada." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 giugno 2014)

"(...) lodato e premiato 'Le meraviglie' di Alice Rohrwacher anche 'Incompresa' di Asia Argento, presente sulla Croisette in una collocazione meno importante. Ma, registrato il contemporaneo ricorso al proprio vissuto infantile da parte di due talentuose esponenti femminili del nostro nuovo cinema, nulla accomuna la sensibilità di Asia a quella di Alice. Sono agli antipodi. Tanto l'appena laureata dal prestigioso Grand Prix predilige silenzi, non detti, allusioni, sfumature ed ellissi, quanto invece l'esuberante figlia d'arte ha un debole per l'eccesso, le tinte forti, e un po' anche per la caciara. (...) bisogna decidere che strada prendere nell'interpretazione. Opzione uno. L'esagerazione, l'esasperazione grottesca è tale da denotare uno spirito ai confini del comico. Consapevolmente e tenendo in mano il controllo del tono prescelto. L'autrice si espone senza reticenze trasfigurando in chiave parossistica e pagliaccesca elementi biografici e sentimenti che la riguardano. Opzione due. Il pedale è invece quello melodrammatico. E proprio lo sguardo irridente, umoristico, canzonatorio, liberatorio in un non facile sforzo di leggerezza che convertisse il clima chiassoso e gridato dal quale la povera protagonista è assediata in una distaccata messinscena da cartone animato, è ciò che manca e che avrebbe riscattato questa passerella di crudeltà (vendicativa?) ispirata a un celeberrimo romanzo per ragazzi di 145 anni fa, 'Incompreso' della scrittrice londinese Florence Montgomery." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 5 giugno 2014)

"Asia Argento racconta di aver molto amato da bambina il film 'Incompreso' di Luigi Comencini; e di averlo rivisto, di nuovo commuovendosi, mentre con Barbara Alberti stendeva la sceneggiatura del suo 'Incompresa'. Dove, rifuggendo dalla lacrima, impagina un ritratto infantile assai diverso, ma basato sull'analogo assunto di parlare dalla parte del bimbo; di rileggerne certi atteggiamenti ribelli o inspiegabili come possibili strategie di sopravvivenza a situazioni familiari difficili. E del resto, questa era anche l'idea (per i tempi, correva il 1869, piuttosto illuminata) della scrittrice vittoriana Florence Montgomery, autrice del romanzo alla base del film di Comencini. Qui siamo nel 1984, quando Aria - anni 9 (gli stessi che aveva allora Asia) - si trova messa fuori gioco in famiglia dalla brusca separazione dei suoi. (...) Asia Argento filtra il mondo attraverso lo sguardo, estraniato per autodifesa, della bambina, configurando il film come una specie di fiabesca black comedy in cui gli adulti appaiono esseri unidimensionali e quasi caricaturali, prigionieri di egoismi, nevrosi, debolezze. Cacciata da una parte e dall'altra, malvista dalle sorelle, Aria non è capita e non capisce; e Giulia Salerno, molto ben guidata, la incarna con incredibile sensibilità. Per la verità il tono del racconto, di cui è difficile ignorare il sottofondo autobiografico, non sempre trova la giusta misura fra ironia e allarme, distacco e autocompiacimento. Ma stilisticamente il risultato è coerente e maturo, con una fotografia che ricrea un'immagine d'epoca suggerita dalla memoria, scene e costumi divertenti e una colonna sonora impastata di Mozart, brani rock e inediti scritti dalla stessa Argento." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 5 giugno 2014)

"Che la protagonista (brava) abbia assunto il secondo nome della regista non sembra un caso, come in una sorta di «drammaturgia biografica». Un film imperfetto, ma che amerete." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 5 giugno 2014)

"Terza regia di Asia Argento, che torna all'infanzia e si dichiara 'Incompresa': sceneggiatura con Barbara Alberti, il romanzo di (de)formazione per canovaccio, gli echi autobiografici e l'ironia a stemperare il dramma. Bravi gli attori, colonna sonora a fuoco, un film intimo, godibile, 'infantile', ma senza battiti: non c'è evoluzione dei caratteri, né della drammaturgia, e il 'colpo di scena' non fa che stigmatizzare la pianura poetico-stilistica. Accanto al ping-pong, servirebbero le montagne russe." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 5 giugno 2014)

"Piacerà a chi constaterà con stupore che Asia Argento sta diventando bravina alla regia (dopo due opere di meritato insuccesso). Qui si fa evidentemente l'autobiografia, ma i suoi amarcord di bimbetta t'avviluppano oltre le previsioni (e difatti hanno avviluppato il pubblico internazionale di Cannes)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 5 giugno 2014)

"La famiglia perfetta non abita a Cannes. Il festival mette in campo una lunga serie di infelicità a confronto, e l'Italia dà un sostanzioso contributo a questa un'umanità slabbrata e alla deriva. Asia Argento, che qui è un'habitué, oggi a Un Certain Regard porta il suo 'Incompresa': aggiornato al femminile il film di Luigi Comencini, si preannuncia come un melò ironico. (...) Asia dice «tutto è autobiografico e tutto non lo è», e per il padre, Dario Argento, è una storia inventata, di fiction, punto e basta. Fatto sta che Asia (ha scritto il film con Barbara Alberti) zoomando sull'ipocrisia fa a pezzi l'idea della famiglia come guscio protettivo." (Valerio Cappelli, 'Il Corriere della Sera', 23 maggio 2014)

"Di Asia Argento mi piace che non sembra avere paura di niente. Non sono tanti i cineasti che oggi rischiano sovraesponendo desideri e impeti emozionali nelle loro immagini senza misurarne col compasso gli effetti. Lei osa, si agita, e come nelle formule magiche alla luna piena con cui la sua piccola protagonista spera di conquistare il cuore del compagno di classe che la ignora, fa danzare insieme i suoi elementi con magnifica sintonia. E soprattutto rischia, e nelle sue avventure ci si butta a capofitto, tocca ogni corda e tono, urla, gestaccio, pianto, seduzione. E' eccessiva, sempre, ma con ferreo controllo visuale, fisico, narrativo come ci mostra subito, dalla prima scena del nuovo film da regista, 'Incompresa', al 'Certain regard', molto applaudito alla proiezione stampa. (...) Una scena di iperrealismo familiare con gli stessi colori pesanti della casa, madre e padre artisti troppo occupati dal selfie della loro esistenza, figlie che si detestano usate e sballottate nelle loro liti. Gabriel Garko, shatush biondo, nel ruolo del padre è subito cult toccandosi a fare gli scongiuri quando la malcapitata figlietta rovescia il sale, davanti a lui superstizioso che manco il Christian De Sica di 'Colpi di fortuna'. Eccoci nel mondo di Aria, un ragazzina di nove anni, irresistibile e bravissima Giulia Salerno (...). Asia Argento, che compare in un cameo, ci tiene a dire che questo non è un film autobiografico, ci sono tracce della sua vita, naturalmente, ma anche di quella dei suoi amici. Certo è che Charlotte Gainsbourg nei panni della mamma pianista, e dallo charme assassino somiglia molto a Daria Nicolodi, madre della regista; il padre attore recita in film come 'Il ritorno della mummia' e nel ruolo di Donatina la sorella di Aria da parte di madre c'è la figlia di Asia Argento, Anna Lou Castoldi. Per non dire del nome Aria/Asia, variazione degli errori nel vecchio T9 dei cellulari, e del quartiere Prati. Però ha ragione, la verosimiglianza poco conta. Tutto questo lei lo trasforma in narrazione mischiando con spregiudicatezza melodramma, commedia, umorismo e sofferenza, fumetto, citazioni, pop culture e interni horror molto B movies. La sceneggiatura l'ha scritta la stessa Asia Argento insieme a Barbara Alberti, l'ispirazione viene da 'Incompreso' capolavoro di Comencini (...). La regista riesce a entrare nel personaggio della protagonista, nel suo corpo minuscolo di piccola donna distilla il suo universo poetico e segreto, restituendo il mondo attraverso gli occhi della sua sensibilità. È questa la lente che deforma gli altri che la circondano, che mitizza il ragazzino crudele, sopporta quello innamorato, osserva dall'alto in basso le altre ragazzine tutte uguali coi loro vestitini da scuola elementare mentre lei è stupenda con le All stars rosa e gli abiti con le paillettes. E proietta sugli adulti dosi altissime di narcisismo d'artista, ipocrisie e nevrosi insopportabili. Eccesso dal male amoroso gustato come un lecca lecca. E un po' come l'icona Asia Argento fragilità punk - difatti l'amante della madre che predilige è il musicista tatuatissimo - e spavalderia ostentata. Nella sua 'Incompresa' ci sono anche molto dolore, e solitudine che scivolano nella trama del paradosso da fiaba crudele di streghe e orchi, adulti viziati e senza rispetto. E quel suo salto nel vuoto appare più come un gesto di rivolta che di rassegnazione, contro famiglia e meschinità ottusa. L'immaginario è sempre un'arma pericolosa." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 23 maggio 2014)

"La biografia è mia e me la gestisco io; prima che a qualcuno venga in mente di fare il mio biopic, sarà il caso che me lo faccia da sola, deve avere pensato Asia Argento. Da qui, anche se nella presentazione ufficiale a Cannes ha negato, ha tutta l'aria di essere nato il suo terzo film da regista, 'Incompresa'. Un film sull'infanzia infelice poco riuscito nel raccontare l'infanzia, ma in compenso molto infelice come film. (...) Asia Argento sostiene di essersi ispirata a Bergman e Truffaut, ed è difficile dire chi dei due potrebbe rivoltarsi di più nella tomba. Tra gli interpreti, oltre all'innocente Giulia Salerno si salvano i gatti; mentre a Garko è riservato un raro momento di verità, quando la Gainsbourg furibonda gli grida in faccia 'Tu sei il cane dei cani!'. Ma è ingeneroso gettare la croce sugli interpreti, se hanno a che fare con personaggi troppo improbabili. Quando Garko è preso da convulsioni se un gatto nero gli attraversa la strada o si versa il sale in tavola, viene il sospetto che la Argento volesse fare un film comico; e in tal caso sarebbe veramente incompresa. Ma per il resto, il titolo doveva essere Incomprensibile, e ancor più incomprensibile che un simile impasto di kitsch e presunzione sia stato coprodotto da Rai Cinema e sia arrivato a Cannes come unico rappresentante del nostro cinema insieme a 'Le meraviglie'. Ma lo sappiamo, l'Italia è il paese dove piove sempre e solo sul bagnato. Qualcuno deve avere convinto Asia Argento di essere non solo la figlia di un regista, ma lei stessa una regista bergmaniana capace di raccontare gli ineffabili conflitti dell'infanzia; ecco il vero guaio. Beato il Paese che non ha bisogno di geni troppo compresi." (Nanni Delbecchi, 'Il Fatto Quotidiano', 23 maggio 2014)

"(...) non c'entra niente con 'Incompreso, di Luigi Comencini, il film che negli anni Sessanta fece piangere legioni di spettatori. (...) la chiave scelta dalla regista non è tanto quella della difficoltà di farsi amare, quanto della volontà comunque di resistere, di trovare la propria strada. (...) In modo non banale, la Argento costruisce un film un po' in eccesso quanto ai caratteri, in particolare i genitori (Charlotte Gainsbourg è una sorta di musicista ninfomane, Gabriel Garko, un attore superstizioso e abbastanza cane), ambientato in un'Italia degli anni Ottanta dove non esistevano né i telefonini né Facebook e i ragazzini per incontrarsi si dovevano vedere. Ne viene fuori una storia che si segue, dove forse la bambina ha uno sguardo un po' tropo maturo per l'età che dovrebbe avere, ma a cui Giulia Salerno presta una recitazione pulita, senza sbavature, cosa che non si può dire dei genitori, caricaturali anche nel modo di parlare e di agire. Se è voluto, rende il tutto poco credibile, se è fortuito vuol dire che la Argento riesce meglio con gli attori bambini che con quelli grandi. Buon per lei." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 23 maggio 2014)

"Per la serie 'ti racconto la mia infanzia', le diapositive delle vacanze le tengo per il prossimo film - ora conosciamo anche 'l'infanzia schifa' di Asia Argento. (...) Senza i dialoghi di Teodosio Losito la già limitata gamma di espressioni del Garko nazionale crolla verso lo zero. Intanto mamma Charlotte Gainsbourg - la pianista più scarsa che mai abbia dato concerti, non riesce a fare bene neppure il valzerino detto 'le tagliatelle' di 'Quando la moglie è in vacanza' - passa dall'amante romano (...) al punkettone che sta tanto simpatico alle bambine." (Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio', 23 maggio 2014)

"E' nato un sodalizio professionale che nessuno avrebbe ipotizzato. Quello fra la regista Asia Argento, ex inquietissima attrice e modella, e Gabriel Garko, già conosciuto come il total-bello della tv.(...) Complici le fiction tv, in particolare quella su Rodolfo Valentino, dove lei interpretava Natasha Rambova, grottesca diva del muto. Accade nel film 'Incompresa' (...). Dice la regista che il suo film va oltre il noto 'Incompreso di Comencini', ed è dedicato a tutti i bambini del mondo. (...) A quanto pare la fiducia di Asia per Gabriel è stata così forte da affidargli il ruolo del padre della piccola protagonista in un film che riflette le identità di entrambi. Tanto che la bambina (bravissima la piccola Giulia Salerno) si chiama Aria e il padre è un attore, che al culmine del narcisismo rivede i suoi film, e sono quelli interpretati da Gabriel Garko, come Senso 45, rivisitazione di Luchino Visconti, secondo Tinto Brass. (...) Asia sostiene che non ci sono riscontri autobiografici, ma è impossibile non ricordare il legame di suo padre e sua madre, l'attrice Daria Nicolodi, e le sue due sorelle. E si raccontano gli anni 80, quando lei era bambina. Inoltre, nel drammatico finale, la piccola protagonista invocherà comprensione dagli spettatori per la sua vita difficile che l'ha resa ribelle. Asia dice di aver volato alto, ma, anche se il film intriga, forse è un po' eccessivo citare Bergman e Truffaut come riscontri." (Bruna Maggi, 'Libero', 23 maggio 2014)

"'Incompresa' si propone «come un romanzo di formazione al contrario, in cui sono soprattutto gli adulti che necessitano di essere formati, o forse deformati, destrutturati». Il tutto, s'intende, citando Bergman, Truffaut, il Comencini di 'Incompreso', con un particolare riferimento a papa Giovanni XXIII, che invitava i genitori a dare una carezza ai propri bambini. (...) non serve acchiappare tutte le strizzatine d'occhio, e neanche condividere quanto teorizza l'autrice, cioè «che lo spettatore ideale è il bambino sepolto in ciascuno di noi», naturalmente l'opposto del fanciullino pascoliano di cui ha orrore. Tuttavia il film è scucito, divagante, troppo lungo, a tratti involontariamente ridicolo nella recitazione, scritto così così insieme a Barbara Alberti. Anche se è bella, pure profonda, la frase che la regista, in scena solo dieci secondi per una scenata, fa dire all'infelice/rapace ragazzina sempre in bilico tra le case dei due sventati genitori separati, spesso sprofondando nella notte romana: «Un minimo gesto d'amore lo faccio durare come un lecca lecca». Cioè tanto." (Michele Anselmi, 'Secolo XIX', 23 maggio 2014)
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