In nome della legge

ITALIA - 1949
In nome della legge
Un giovane magistrato è inviato come pretore in un paese nel centro della Sicilia. Vi giunge animato dai migliori propositi: farà il suo dovere ad ogni costo combattendo la mafia imperante. In paese è accolto con diffidenza, con ostilità: l'unico a dimostrargli simpatia è un giovanotto di nome Paolino. L'indomani del suo arrivo, il pretore deve occuparsi di un omicidio; ma l'inchiesta è difficile, perchè tutti sono legati dall'omertà e nessuno vuol parlare. Una parte della popolazione è disoccupata, in seguito alla chiusura di una zolfara. Il pretore cerca di risolvere il problema, inducendo il barone Lo Verso, che amministra la zolfara, a riaprirla, uniformandosi così alla legge. Il barone, legato a filo doppio con la mafia, cerca di corrompere il pretore e non riuscendovi, gli fa tendere un agguato. Il pretore resta soltanto ferito, ma il Procuratore Generale, accennando alla presunta ostilità della popolazione, lo consiglia a chiedere un trasferimento. Avvilito, decide di andarsene; ma quando apprende che Paolino, vittima innocente, è stato ucciso dalla mafia, ritorna in paese e convocati sulla piazza gli abitanti, annuncia che resterà al suo posto, deciso a ristabilire ad ogni costo il rispetto della legge.
  • Durata: 99'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: TRATTO DAL ROMANZO "PICCOLA PRETURA" DI GIUSEPPE GUIDO LO SCHIAVO
  • Produzione: LUIGI ROVERE PER LA LUX FILM (1948)
  • Distribuzione: LUX FILM - FONIT CETRA VIDEO, NUOVA ERI, VIVIVIDEO, PANARECORD

NOTE

- NASTRO D'ARGENTO SPECIALE (1949) PER "LE ELEVATE QUALITA' ARTISTICHE"

- NASTRO D'ARGENTO A MASSIMO GIROTTI (MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA) E A SARO URZI' (ATTORE NON PROTAGONISTA).

CRITICA

"Un narratore nato: guardate la sicurezza con cui ha saputo fondere tutti gli elementi della sua storia e dirigerli a spron battuto verso l'animoso traguardo finale. Credo che Germi, se volesse e potesse, sarabbe in grado di affrontare, dipanare ed esporre a tutti, anche i più scottanti problemi che gravano sull'Italia." ("Bianco e Nero", 5, 1949)

"Bellissimo pur se datato (la mafia come noto non esiste più e l'omertà è un'invenzione di Bossi) dramma sociale di Pietro Germi, che scava con vigore e coraggio nel cancro inestirpabile dell'onorata società e delle sue connivenze altolocate. Massimo Girotti è perfetto nel ruolo del magistrato onesto e solitario, ma è soverchiato da due caratteristi d'alta scuola, il magnifico terrone nostrano Saro Urzì e il superbo mafioso d'importazione (francese) Charles Vanel". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 16 dicembre 2002)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy