In My Country

Country of My Skull

IRLANDA, GRAN BRETAGNA, SUDAFRICA - 2003
In My Country
Langston Whitfield, un giornalista del Washington Post, viene mandato a seguire le udienze della Commissione per la Verità e la Riconciliazione a carico dei torturatori durante l'Apartheid in Sud Africa. Anna Malan, una poetessa Afrikaans, segue i processi attraverso la radio ed è distrutta dai racconti delle crudeltà e depravazioni da parte dei suoi connazionali. Entrambi rimangono profondamente colpiti dalle testimonianze delle vittime ed entrambi non hanno più un buon rapporto con le rispettive famiglie. Questo li porterà ad avvicinarsi sempre di più l'uno all'altra...
  • Altri titoli:
    Truth
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: LIBRO "COUNTRY OF MY SKULL: GUILT, SORROW AND THE LIMITS OF FORGIVENESS IN THE SOUTH AFRICA" DI ANTJIE KROG
  • Produzione: JOHN BOORMAN, MIKE MEDAVOY,KIERAN CORRIGAN, LYNN HENDEE, DAVID WITCH PER PHOENIX PICTURES, ROBERT CHARTOFF PRODUCTIONS, FILM AFRICA, , MERLIN FILMS, STUDIO EIGHT PRODUCTIONS
  • Distribuzione: LUCKY RED (2004)
  • Data uscita 7 Maggio 2004

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 54MO FESTIVAL DI BERLINO (2004)

CRITICA

"Magari chi ricorda il grande Boorman di 'Senza un attimo di tregua', 'Leone l'ultimo', 'Un tranquillo weekend di paura', lo troverà 'In My Country' un poco circospetto e démodé . Ma non esistono solo gli Autori, il cinema è anche una macchina della memoria, ed è impossibile ignorare il contributo civile di un lavoro che rimette in scena per la platea mondiale l'inestinguibile psicodramma vissuto dal Sudafrica fra il dicembre 1995 e l'estate 1998. Se calarsi in un inferno simile significa scegliere un punto di vista preciso, Boorman ne sceglie addirittura due. Quello di Samuel L. Jackson, scettico cronista (nero) del 'Washington Post'. E quello di Juliette Binoche, alter ego della Krog, bianca democratica costretta a fare i conti con gli orrori perpetrati dalla sua gente, senza per questo rinunciare alla propria identità. Ovviamente sappiamo ancor prima dei titoli che dopo le liti iniziali fra il nero americano e l'africana bianca scoppierà l'amore. E va detto che Boorman liquida il pedaggio in poche scene e cinque-secondi-cinque a letto. Concentrandosi sul resto, i confronti in aula, le urla, le atrocità rivelate dai torturatori, non sempre pentiti, trovando però solo a tratti il giusto equilibrio fra l'impeto della denuncia e il pudore dello sguardo. Vengono i brividi a pensare cosa avrebbe fatto di un soggetto simile un cineasta meno maturo. Ma la misura scelta da Boorman, che si è studiato a lungo gli atti e i documentari d'epoca, sa più di autodisciplina che di vera convinzione." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 maggio 2004)

"Rievocando l'Olocausto nero, 'In My Country' si inserisce nel filone dei film politicamente corretti. (...) Purtroppo l'intreccio è da romanzo rosa e mal si concilia con la gravità dell'assunto, anche se i valori del film restano affidati al messaggio pacificatore, all'impeccabile ambientazione e alla scelta perfetta dei comprimari. Ma la Binoche mi è parsa più a suo agio nel delizioso duetto imbastito con Fiorello in tv per il lancio del film." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 8 maggio 2004)

"Nella seconda parte, la storia d'amore impossibile - entrambi tengono famiglia - prende il sopravvento sul tema storico, che si riduce quasi a un pretesto per incartare la passione e ambasce sentimentali dei due protagonisti. Ma se i palpiti del cuore di Juliette e Samuel possono allargare il numero degli spettatori di un film il cui contesto storico non dovrebbe, mai, essere dimenticato da nessuno, avranno anche quelli la loro parte di merito." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 7 maggio 2004)
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