In memoria di me

ITALIA - 2006
In memoria di me
Un giovane privo di vocazione decide di entrare nella Compagnia di Gesù convinto che le rigide regole che governano il seminario lo aiuteranno a sfuggire ai desideri torbidi e contradditori che assillano la sua mente. Dopo l'iniziale insofferenza per l'estrema disciplina della vita di clausura, il ragazzo mette da parte ogni senso critico e ogni dubbio di carattere religioso e si trasforma nel 'Gesuita perfetto'.
  • Altri titoli:
    In Memory of Myself
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Tratto da: liberamente ispirato al romanzo "Il gesuita perfetto" di Furio Monicelli (I^ ed. Longanesi, 1960; rieditato con il titolo "Lacrime impure", Mondadori, 1999)
  • Produzione: MARIO GIANANI, SAVERIO COSTANZO, ANNE-DOMINIQUE TOUSSAINT PR OFFSIDE, LES FILMS DES TOURNELLES
  • Distribuzione: MEDUSA FILM (2007)
  • Data uscita 9 Marzo 2007

RECENSIONE

di Silvio Danese
Dopo Private, esordio vincitore del Pardo d'oro a Locarno nel 2004, sul diritto di libertà e determinazione del territorio come "vita" inalienabile, in Palestina, Saverio Costanzo procede nell'indagine etica e, in senso pieno, politica dei condizionamenti e della scelte: esiste davvero un territorio privilegiato dove la parola di Cristo può liberare la massima concentrazione e dedizione? Al posto della casa, c'è il convento. Le regole monacali sostituiscono le regole militari. Non è una denuncia, ma la consapevolezza di un un contesto in cui si riflette il mondo con le sue regole. Ispirato al libro Il gesuita perfetto - edito nel 1960 e basato sul noviziato dello stesso autore - di Furio Monicelli, anche collaboratore alla sceneggiatura, In memoria di me tocca nel titolo il cuore del tema: sono qui per diventare un altro, ma è un viaggio che posso fare soltanto attraverso il sacerdozio e nella Chiesa?
Nei corridoi lugubri di un monastero sulla laguna di Venezia (a San Giorgio), dove ciascuna stanza nasconde un tormento sul destino della vocazione, Andrea (l'ottimo Hristo Jivkov, attore bulgaro, in un cast centrato, con il tedesco Andre Hennicke e gli italiani Filippo Timi e Marco Baliani) tenta di concentrarsi sugli esercizi spirituali, ma è distratto dall'incombenza della vita che credeva di aver lasciato fuori: un novizio che, abbandonando la comunità, accusa la chiesa di tenere l'eccezione della parola di Dio in nome del potere; la morte di un misterioso ricoverato in infermieria; la delazione di un allievo sulle incertezze esistenziali di Andrea. L'ambiguità della comunità chiusa richiama l'ambiguità della società aperta.
Mentre Andrea cerca una rigenerazione, scoprendo che le sue ottime intuizioni sul rapporto tra amore, fede e ordine sacro sono "letterarie" e inautentiche, dalle finestre passa l'ombra rutilante del mondo nella silhouette dei traghetti del Canal Grande. La regia ieratica e tesa di Saverio Costanzo (con qualche problema di controllo delle musiche) fin qui lascia il piacere di un film italiano – in concorso alla 57esima Berlinale e distribuito da Medusa - coraggioso, diverso e importante. Ma l'ultima parte, con un finale confuso e un simbolismo inessenziale (il bacio di sfida al priore non è preparato adeguatamente) esibisce le qualità di un giovane autore che ha fretta di dimostrare il suo senso tragico a scapito della misura del suo film.

NOTE

- IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007).

- NASTRO D'ARGENTO 2007 PER IL MIGLIOR MONTAGGIO A FRANCESCA CALVELLI (PREMIATA ANCHE PER "IL REGISTA DI MATRIMONI") E A GABRIELE MORETTI PER IL MIGLIOR SONORO IN PRESA DIRETTA. IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR REGIA E ATTORE NON PROTAGONISTA (FILIPPO TIMI).

CRITICA

"Saverio Costanzo merita, alla seconda prova dopo 'Private' che visitava il nodo israeliano-palestinese senza veli né demagogia, un grato benvenuto. Tra i pochi che nel cinema italiano (solo italiano?) si pongono il problema di che cosa distingue il cinema dalla tv, dall'informazione, dalla riproduzione fotografia, dall'attualità, dal costume. Il problema dell'invenzione e dello stile. Pochi cineasti della generazione trentenne l'hanno presente: Sorrentino, Garrone, e con loro Costanzo. E sanno aspettare la proposta di un punto di vista originale. Anche se originale non è il soggetto di 'In Memoria di me'. Nasce dal romanzo che Furio Monicelli pubblicò nel 1960 come 'Il gesuita peretto', che alla fine degli anni '90 è riuscito con il titolo 'Lacrime impure'." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 12 febbraio 2007)

"Dopo l'urgenza politica di 'Private', Saverio Costanzo sorprende tutti con un film 'fuori dal mondo', 'In memoria di me', tutto chiuso nel seminario dove Andrea (Christo Jivkov) si rifugia in cerca di quelle certezze che la vita non ha saputo dargli e che spera di trovare nei voti e nella regola religiosa. Rarefatto e misterioso come i silenziosi ambienti del convento sull' isola di San Giorgio, a Venezia, dove è stato girato, il film mette in scena i grandi interrogativi della religione cristiana attraverso lo scontro di alcuni personaggi simbolo. (...) A Costanzo non interessa dare risposte univoche o risolvere dibattiti teologici, piuttosto vuole fare emergere il nodo, a volte doloroso, che si nasconde dietro quelle posizioni e che spinge i vari personaggi a scelte di vita diverse, se non opposte. Autore anche della sceneggiatura, che scarnifica il romanzo 'Lacrime impure' di Furio Monicelli, Costanzo usa i silenzi, le architetture, gli sguardi, le regole di vita per rendere palpabile la tensione che ogni novizio porta dentro di sé, più preoccupato di farci condividere un' atmosfera che non di parteggiare per questo o per quello. Dimostrando così di aver raggiunto una maturità espressiva e una padronanza narrativa di prim'ordine." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 12 febbraio 2007)

"Con 'In memoria di me' Saverio Costanzo, figlio trentunenne del popolare Maurizio, già alla ribalta con l'opera prima 'Private', sfida la routine e s'addentra negli ardui territori del cinema spiritualistico alla Dreyer, Tarkovskji, Bresson, Cavalier o, magari, alla Groning, il giovane autore del recente 'Il grande silenzio'. (...) Sceneggiato dallo stesso regista a partire dal libro 'Lacrime impure - Il gesuita perfetto' di Furio Monicelli, il film esplora i travagli interiori di Andrea (Christo Jivkov), un giovane bello, intelligente e disinvolto che sente di pretendere dalla vita qualcosa di più di ciò che i coetanei identificano come successo: (...) A suo agio nel set davvero esclusivo della chiesa ed ex monastero dell'isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, il regista, che definisce il suo film «un thriller spirituale-metafisico», abusa degli austeri piani fissi, eppure è in grado di «spostare» continuamente i novizi Andrea, Zanna (Filippo Timi) e Panella (Fausto Russo Alesi) dagli spazi claustrofobici del vasto corridoio, della sala di refezione o di quella riservata agli esercizi spirituali alle vertiginose anse mentali che li trascinano laddove (forse) neppure gli onnipresenti padri superiori riescono a estendere il loro ossessivo controllo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 12 febbraio 2007)

"La "confezione" è invitante. Il giovane regista dimostra una solida conoscenza del mestiere, la fotografia di Mario Amura è curata ed espressiva, l'interpretazione del protagonista e degli attori principali di notevole intensità. (...) Ma il convento nel film di Costanzo si trasforma in un luogo di mistero e di oppressione. Il superiore e il padre maestro si comportano con irritante alterigia e distacco, i novizi assomigliano a reclute di una caserma dove la diffidenza e persino la delazione diventano un dovere. La livida fotografia ricrea e sottolinea lugubri atmosfere di tensione e di sospetto. Ogni gesto, ogni movimento all'interno del monastero è immerso in un clima da "thriller". Il silenzio, ovviamente, la fa da padrone. Ma è un silenzio opprimente: da incubo, non da raccoglimento interiore ed è interrotto, nei rarefatti dialoghi, da dotte citazioni degli "esercizi spirituali" di s. Ignazio di Loyola, dei Padri del deserto e... dalle avvolgenti musiche dei valzer viennesi che accompagnano il tempo dei pasti. C'è anche un novizio che prima di lasciare definitivamente il luogo sacro suggella con un bacio in bocca all'annichilito superiore il distacco dall'ambiente. È il "tocco" che mancava. C'è altro da aggiungere?" (Gian Filippo Belardo, 'L'Osservatore Romano', 10 marzo 2007)
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