In Between Dying

Səpələnmiş Ölümlər Arasinda

AZERBAIJAN, MESSICO, USA - 2020
4/5
In Between Dying
La storia di Davud, un ragazzo in cerca della sua "vera" famiglia, che in solo giorno si trova a vivere una serie inaspettata di incidenti, che risulteranno fatali per diverse persone, e in cui riemergono ricordi invisibili, vicende e preoccupazioni. Quando Davud trova l'Amore, questo si trova nel luogo in cui ha sempre vissuto. Ma forse è troppo tardi.
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: HD/4K, DCP 2K (1:2.39)
  • Produzione: HILAL BAYDAROV, ELSHAN ABBASOV PER UCQAR FILM, IN COPRODUZIONE CON SPLENDOR OMNIA STUDIOS, LOUVERTURE FILMS

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Una vita, tutta, piena, come la morte, in ottantotto minuti, sulla scorta dell’insegnamento di robert Bresson: “Prima sentire emotivamente, poi capire”. Ce la fa l’azero Hilal Baydarov con l’opera seconda In Between Dying, prodotta dal messicano Carlos Reygadas, che l’ha fortemente sponsorizzata alla Mostra di Venezia, dove trova posto in Concorso.

Nel cast Orkhan Iskandarli e Rana Asgarova, il primo incarna Davud, un giovane buono ma incompreso che si mette in azione, per strada per trovare la sua vera famiglia, una moglie, un figlio, un cavallo bianco che sono il suo ubi consistam, l’amore e il senso della sua esistenza. Nel corso di una singola, interminabile giornata, Davud inforca lo scooter e si apre a una teoria di sfortunati eventi, meglio, luttuosi: c’è chi muore e chi ne trae beneficio, liberazione, che sia una morte accidentale, un omicidio o un suicidio. Allontanato(si) da quella madre che ama ma con cui non sa interagire, Davud si dà a un percorso lirico e mistico insieme, in cui la musica (Kanan Rustamli) è teologia della liberazione, in cui la fotografia (Elshan Abbasov) si concede tableaux vivants immaginifici, in cui il montaggio (Hilal Baydarov stesso) si ritaglia lo spazio, e il tempo, della contemplazione.

L’esordio Hills Without Names non era peregrino, il trentatreenne Baydarov ha qualcosa da dire e sa come mostrarlo, echeggiando gli sconfinamenti di Reygadas, il flusso      del Simon mágus di Ildiko Enyedi, l’irriducibilità all’esistente di Aleksey German Jr. Non è un film per tutti, il candidato a grande fratello Davud richiama un abbandono iniziatico, un affido senza rete di protezione, e lo stesso il suo regista e sceneggiatore: la morte fa parte della vita, e la catalisi è l’amore.

È delicato, ardito, fragile e sconsiderato In Between Dying, e chiede accudimento e ascolto: ci sono sequenze che non si dimenticano, risonanze che scoprono dolore e possibilità, fino alla fine. Fino a quando è troppo tardi.

Non è un film perfetto né vuole esserlo, ma ha il coraggio della precarietà, l’erranza del talento, il rischio dell’estinzione. Nel Concorso di Venezia 77 non è tanto, è tutto.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 77. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2020).

- COPRODUTTORI: CARLOS REYGADAS, JOSLYN BARNES.

- PRODUTTORI ESECUTIVI: DANNY GLOVER, SUSAN ROCKEFELLER.
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