IL VINCITORE

AMERICAN FLYERS

USA - 1985
IL VINCITORE
Marcus e David Sommers sono due fratelli di St. Louis nel Middle West. Dopo la morte del padre avvenuta a causa di un aneurisma cerebrale (malattia facilmente ereditabile), Marcus, che è un medico, lascia la famiglia e si reca nel Wisconsin a lavorare in un istituto di medicina sportiva. David, temperamento inquieto e indeciso, anche sull'indirizzo di studi da prendere, vive con la madre a St. Louis, chiuso in una specie di rancore, sia verso di lei, che accusa di non aver avuto sufficienti attenzioni per il padre, sia verso il fratello che se ne è andato. Una sola passione lo distoglie a tratti dalla sua passività: il ciclismo, passione ereditata fin da piccolo dal fratello maggiore. Ma non ha fiducia di poter distinguersi in questo genere di sport, perchè, preso ogni tanto da strani malesseri, è convinto di avere la stessa malattia del padre. Marcus, venuto a far visita alla famiglia lo induce a seguirlo per una vacanza nel Wisconsin, dove riesce a sottoporlo a una serie di esami, che risultano negativi e a fargli sostenere un intenso allenamento ciclistico. Un giorno, però, David, non visto, coglie frammenti di un dialogo del fratello con un altro medico. Queste frasi gli fanno sospettare d'esser stato ingannato sulle sue reali condizioni di salute. I due fratelli, insieme con Sarah, fidanzata di Marcus partono tuttavia per il Colorado, dove deve svolgersi la più ardua gara ciclistica d'America, la "Hell of the West", e si allenano insieme. Sui duri tornanti delle Montagne Rocciose, Marcus, dopo una vittoria alla prima tappa, crolla per collasso. David, che vorrebbe restargli vicino, è spronato a continuare la competizione, e stravince, in uno sforzo sovrumano d'impegno e di orgoglio. Così Marcus scopre che malato di aneurisma è il fratello.
  • Durata: 116'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE A COLORI
  • Produzione: GARETH WIGAN E PAULA WEINSTEIN PER WARNER BROS.
  • Distribuzione: COLUMBIA PICTURES ITALIA (1987) - WARNER HOME VIDEO (MINI SCUDI)

CRITICA

"Per gli americani è un mito di casa, per noi, abituati al Giro d'Italia in cornici domestiche, quegli sfondi western con i ciclisti al posto dei cow-boys hanno un sapore esotico-folclorico che favorisce l'attenzione, così chi ama il ciclismo ci trova tutto quello che gli serve, e anche di più. Tolto questo, però, il film non è certo dei più convincenti di Badham o, meglio, non va oltre la sua abituale routine commerciale: i rapporti fra i due fratelli e quelli con i loro familiari e amici sono il più delle volte abbastanza di maniera, con il rischio, al momento del colpo di scena sulla malattia con finale eroico-sentimentale, di precipitare nel patetico, e la gara, anche quando la si accetta con simpatia per i suoi ritmi tesi e dinamici, non va mai più in là di quei tentativi di far spettacolo con lo sport in modo esteriore e immediato. Al critico non basta, le platee sportive, e quelle che si divertono quando i sentimenti suscitano lacrime, forse sono più condiscendenti. Perché allora dissuaderle? Gli interpreti sono Kevin Costner e David Grant, i due fratelli, Rae Dawn Chong, la ragazza di David, Janice Rule, la madre. Mai visti prima e già dimenticati. Ma forse è colpa mia." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 5 Febbraio 1987)

"Bellurie paesaggistiche e glamour sportivo; rancori familiari con domande d'affetto nascoste sotto grandi aggressività verbali, e trovate da commedia in contrappunto; due fidanzate simpatiche ma sempre strumentali e inutili comparsate di lusso (Eddie Merckx, starter della prima tappa); insistenze musicali, prodezze fotografiche, virtuosismi dell'art director (come la telefonata fra l'allenatore e la madre, tutta giocata su toni arancio). Per rinforzare personaggi e vicenda Badham gioca la carta del professionismo a 360 gradi. Tanto zelo però soffoca ogni emozione e il film resta freddo, distante artefatto. Come se quello dei sentimenti e del quotidiano fosse ormai un terreno minato per il cinema Usa." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 Febbraio 1987)

"Controverso genere, il film sportivo ha bisogno per suscitare tensione di un traliccio drammatico non sportivo, occorre sapere subito per chi fare il tifo durante le gare ricostruite, che non possono arricchirsi autonomamente di simboli come le vere competizioni in diretta. L'individuo fa premio sul gioco collettivo (da qui le difficoltà italiane di fare gran cinema sul gran gioco del calcio).
Nonostante le difficoltà, nascono nel mercato americano e inglese buoni esempi di cinema drammatico-sportivo, dal canto sul baseball del 'Migliore' all'atletica di 'Momenti di gloria' premiato con l'Oscar (per tacere dei film di boxe, glorioso filone che fa storia a sé). Badham è uno che conosce bene l'arte di tener sveglia l'attenzione, si tratti di film d'azione o giovanilistici, lui sa che bisogna a un certo punto riunire i fili delle speranze e delle frustrazioni in un atto di esibizione corale, magari su una pista da ballo del sabato sera." ('La Stampa', 24 Gennaio 1987)
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