Il vento fa il suo giro

ITALIA - 2005
Il vento fa il suo giro
Chersogno è un paesino sulle Alpi Occitane italiane abitato ormai solo da persone anziane che sopravvivono grazie ad un po' di turismo estivo. Una ventata di novità arriva quando un ex professore francese vi si trasferisce con la sua famiglia alla ricerca di un modo di vita più vicino alla natura. L'uomo si trasforma in pastore e inizia un'attività casearia. I nuovi arrivati e la loro impresa risvegliano negli abitanti sentimenti contrastanti. L'integrazione è difficile e il rapporto con la 'diversità' diventa il cardine della narrazione in cui affiora la sensazione che, come dice uno dei personaggi: "Le cose sono come il vento, prima o poi ritornano."
  • Altri titoli:
    E il vento fa il suo giro
    The Wind Blows Round
    E l'aura fai son vir
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35MM (1:1.78)
  • Produzione: SIMONE BACHINI, MARIO CHEMELLO E GIORGIO DIRITTI PER ARANCIAFILM, IMAGO ORBIS AUDIOVISIVI (BOLOGNA),
  • Distribuzione: INDIPENDENTE (2007), DVD: DOLMEN HOME VIDEO (2008)
  • Data uscita 8 Maggio 2007

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Ambientato in Alta Val Maira, Alpi Piemontesi, Il vento fa il suo giro si interroga sulle sorti contemporanee della cultura occitana: “A un certo punto l’hanno quasi ammazzata. Sai perché? Perché era gente tollerante”. Una tesi che, in realtà, il film, primo lungometraggio in lingua occitana girato nel nostro Paese – finirà per contraddire, consegnando la sopravvivenza della tradizione e della vita montana ai giovani. Popolato quasi interamente da ottuagenari, il paese vive solo d’estate, all’arrivo dei proprietari delle seconde case. Una situazione che pare cambiare quando a Chersogno giunge Philippe Heraud (Thierry Toscan), un pastore francese che vorrebbe trasferirsi lì dai Pirenei. Dopo l’iniziale diffidenza dei locali, Philippe, la moglie e i tre figli sono accolti con una fiaccolata di benvenuto dal sindaco Costanzo (Dario Anghilante) e dagli altri abitanti del paese: tutti si adoperano per sistemare la casa che li accoglierà e per dare in concessione i pascoli. Philippe stringe amicizia con Fausto (Giovanni Foresti), ma con il passare del tempo la situazione precipita: le capre e la produzione di formaggi sono invise ai locali, il modo di vivere degli Heraud è oggetto di critiche feroci. La convivenza diventa impossibile. Girato dall’esordiente Giorgio Diritti (bolognese, legato a Ipotesi Cinema di Olmi, già aiuto di Avati e poi impegnato in tv), l’auto-prodotto, finanziato e distribuito Il vento fa il suo giro arriva in sala dopo due anni, colpevolmente trascurato – se non avversato – dalle case nostrane, nonostante le decine di premi rastrellati in tutto il mondo. Mosso e percorso da uno sguardo antropologico, Il vento scuote via dalle immagini la consueta retorica che canta la vita contadina, non temendo di rilevare – e stigmatizzare – le bassezze, gli intrighi e la volontà di (auto-)esclusione dei valligiani. Misurata e profonda, poetica e minuziosamente descritta, è un’opera anomala nel panorama cinematografico italiano: per ottica etnografica e analisi psico-sociale, una deliziosa, sorprendente alternativa. Così locale da divenire – ragione e sentimento – paradigmatica: cinema glocal, come l’Italia non riesce (quasi) più a fare. Da non perdere.

NOTE

- PRODUTTORI ASSOCIATI: LA TROUPE, GLI ATTORI PRINCIPALI, LIMINA SRL, ROBERTO PASSUTI, L'ECOMUSEO E GLI ABITANTI DELL'ALTA VAL MAIRA. IL FILM E' STATO REALIZZATO SENZA SOSTEGNO STATALE E SENZA APPORTI DI TV ED E' COSTATO 450.000 EURO.

- PRESENTATO IN ANTEPRIMA ALLA 49MA EDIZIONE DEL LONDON FILM FESTIVAL (2005).

- NEL 2006 HA VINTO LA ROSA CAMUNA D'ORO AL BERGAMO FILM MEETING.

- PRESENTATO ALLA I^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' (2006) NELLA SEZIONE 'NEW CINEMA NETWORK'.

- E' RIUSCITO AD USCIRE IN SALA SOLO A MAGGIO 2007. COMPLESSIVAMENTE IL FILM, ALLA DATA DI FEBBRAIO 2008, HA PARTECIPATO A 37 TRA FESTIVAL NAZIONALI E INTERNAZIONALI E HA AVUTO 22 PREMI.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2008 PER: MIGLIOR FILM, REGISTA ESORDIENTE, SCENEGGIATURA, PRODUTTORE E MONTAGGIO.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2008 PER: MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE, FOTOGRAFIA, MONTAGGIO E SONORO IN PRESA DIRETTA.

CRITICA

"A dispetto di Tarantino, che non sa, ecco un nostro debutto da non dimenticare. Quello di Giorgio Diritti che racconta in tre lingue (italiano, occitano, francese e sottotitoli) il difficile trasloco, morale e materiale, di un pastore francese nel villaggio montano in una valle occitana piemontese. (...) Lo dice il titolo, le cose prima o poi ritornano; e in questo film, che usa un cast quasi tutto non professionista, c'è la sensazione di auscultare un mutamento biologico della gente che poi la tv si preoccuperà di ripresentare con piena falsità retorica. Autori di riferimento sono Olmi e Piavoli, una fiduciosa ripresa di quell'invisibile senso del Tempo che pervade sia il paesaggio sia tutti i nostri instabili affetti." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 1 giugno 2007)

"Fotografato meravigliosamente da Roberto Cimatti, sostenuto dalla sceneggiatura sapiente e ben ritmata di Diritti e Fredo Valla, interpretato dall'amichevole partecipazione dei locali e da quella più consapevole di alcuni attori (Alessandra Agosti e Thierry Toscan), l'esordio di Diritti commuove e incanta. 'Il vento fa il suo giro' ha fatto diversi giri di vento, di festival e di mondo per potersi finalmente posare sullo schermo di qualche sparuta sala italiana. Ed è con la forza del suo dettato e della sua magia che questo 'vento' si sta affermando, lentamente tramite quel fondamentale esercizio di critica e democrazia che è il passa parola." (Dario Zonta, 'L'Unità', 8 giugno 2007)

"Ecco un film che si prende tutto il tempo necessario per dire due-tre cose importanti con la forza, l'onestà, il gusto per la verità del buon cinema. E' girato nelle valli occitane del Piemonte, uno dei tanti angoli dimenticati del nostro paese che non si vuole bene, ed è parlato in italiano, francese e lingua d'oc. Racconta l'arrivo di uno strano pastore francese, ex-insegnante di buone letture e solido coraggio, che si stabilisce con moglie, figli e capre in quel paesino abitato quasi solo da vecchi, per fare ottimi formaggi. Una piccola rivoluzione: ma le rivoluzioni raramente riescono e anche stavolta, esauriti gli entusiasmi iniziali, scattano diffidenze, invidie, rancori. A senso unico: perché saranno i valligiani a prendere l'opportunità per una minaccia, fino a costringerlo a ripartire. Il tutto scritto, recitato, ambientato con stile piano ma sapientissimo, sulla linea Olmi - Brenta - Piavoli, da un gruppo di non professionisti che lavorano in partecipazione (ognuno possiede una piccola quota del film). Il risultato è stupefacente per durezza (ed esattezza), ambientale e psicologica. Infatti è stato nei festival di mezzo mondo, ma in Italia esce dopo due anni. E non vincerà mai un premio ufficiale. Che dire?" (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 giugno 2007)

"La cosa speciale di questo racconto è che non propone mai in modo semplicistico la dinamica tra conformismo e diversità. Non sventola facili slogan ecologici o di ritorno alla natura. Della relazione dialettica tra il pastore francese e i suoi interlocutori/antagonisti indaga ogni piega: entrambi sono portatori di una ideologia critica verso il modello di vita delle società ricche e contemporanee. Ma il punto è che mentre gli uni hanno congelato quei valori in una difesa chiusa e conservatrice, l'altro li misura concretamente e faticosamente in una scelta di vita." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 15 giugno 2007)
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