Il sacrificio del cervo sacro

The Killing of a Sacred Deer

IRLANDA, GRAN BRETAGNA - 2017
Steven, un importante chirurgo cardiotoracico di successo, conduce un'esistenza felice e benestante con la moglie Anna, eminente oculista, e i loro due figli, il 14enne Kim e Bob, di 12 anni. Tuttavia, dopo aver preso sotto la sua protezione Martin, un ragazzo di 16 anni senza padre che introduce nella sua famiglia, l'universo di Steve inizia a crollare. Le cose, infatti, prendono una piega sinistra e l'uomo si trova di fronte alla difficile scelta di compiere un terribile sacrificio o correre il rischio di perdere tutto.

CAST

NOTE

- PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA (EX AEQUO CON "YOU WERE NEVERE REALLY HERE" DI LYNNE RAMSAY) AL 70. FESTIVAL DI CANNES (2017).

CRITICA

"(...) l'asettica vita di un chirurgo (Colin Farrell), con moglie medico (Nicole Kidman) e due ragazzi viene spinta verso la tragedia dal figlio di un suo paziente morto sul tavolo operatorio. Vendetta? Maledizione? Riflessione morale? Pasticcio ricattatorio? Direi decisamente l'ultima ipotesi, con il «solito» presente distopico che vorrebbe raccontare l'inumanità dilagante e l'altrettanto inevitabile ricaduta nella violenza. Con un solo rimpianto: le pratiche erotiche tra moglie e marito, visto che le «invenzioni» della Kidman facevano sperare ben altre evoluzioni." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 23 maggio 2017)

"Grandangoli, campi lunghi con lenti carrelli avanti, musica sinistra: una paccottiglia d'autore che mima il genere e, deraglia in un paio di scene molto brutte, e finisce col sabotare la pseudo-crudeltà dell'operazione: se i personaggi sono tutti cosi inutili e disprezzabili, lo spettatore non si mette nemmeno nei loro panni e, anziché soffrire come forse voleva il regista, si annoia." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica, 23 maggio 2017)

"(...) Metà thriller-horror all'americana, come l'ambientazione; metà film d'autore europeo, con interni scintillanti, inquadrature stranianti, ambiguità sparse a piene mani (solo la musica 'spara' senza vergogna), il nuovo Lanthimos però gioca con regole meno disturbanti del solito. Non basta aprire con il primissimo piano di un cuore pulsante, o accennare alle stravaganze sessuali del chirurgo per dare profondità simbolica a questa ennesima fiaba nera sulla famiglia come incubatore di patologie. Cast e confezione sono concepiti per il successo internazionale. Ma il rischio è il solito. La banalizzazione." (Fabio Ferzetti, 'Il Fatto Quotidiano', 23 maggio 2017)

"Yorgos Lanthimos (...) ammicca alla tragedia greca, e punta tutto sull'estetica raggelata che è il suo marchio di fabbrica, cedendo qui e là alla tentazione di giocare con atmosfere di sottomarca lynciana. Gode nell'illustrare i patemi del dottore e la lotta fratricida e infanticida per la vita che ha luogo in casa sua, e non dà risposte che non siano quelle del Fato. Lui, furbo e cinico, si diverte, noi un po' meno: anche se questo è, alla fine, il più potabile dei suoi film." (Federico Gironi, 'Il Messaggero', 23 maggio 2017)

"Il regista greco esplora atmosfere angoscianti e ipnotiche per un thriller psicologico, a tratti horror, dove la vendetta porterà a violenza e scelte estreme." (Giulia Bianconi, 'Il Tempo', 23 maggio 2017)
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