Il responsabile delle risorse umane

The Human Resources Manager

ROMANIA, ISRAELE, GERMANIA, FRANCIA - 2010
3/5
Il responsabile delle risorse umane
Quando una dipendente straniera di un panificio di Gerusalemme resta uccisa in un attentato, il responsabile delle risorse umane viene mandato al funerale in rappresentanza della ditta per rispondere alle accuse di indifferenza e disumanità. L'uomo, già attanagliato da una profonda crisi esistenziale a causa delle proprie vicende familiari, sarà costretto a intraprendere un improbabile viaggio che lo porterà fino al villaggio della donna e a capo di un convoglio funebre formato dal figlio ribelle della defunta, un giornalista insopportabile, una stramba console, un autista veterano e una bara.
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Abraham B. Yehoshua (ed. Einaudi)
  • Produzione: 2-TEAM PRODUCTIONS, PALLAS FILM, EZ FILMS, HAI HUI ENTERTAINMENT, PIE FILMS
  • Distribuzione: SACHER DISTRIBUZIONE
  • Data uscita 3 Dicembre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Franco Montini

L’incipit è drammatico con un attentato che sconvolge il cuore di Gerusalemme, ma presto il film si trasforma in un surreale road movie, a tratti irresistibile. Fra le vittime dell’attentato c’è anche Yulia, giovane immigrata da un non meglio identificato paese dell’est europeo. Neppure nel panificio dove la donna lavorava, nessuno sembra accorgersi della sua scomparsa e così quando la stampa denuncia il caso, per rimediare al danno di immagine la titolare del panificio incarica il responsabile del personale di riportare in patria il corpo di Yulia ed assicurale una dignitosa sepoltura. Inizia un allucinante viaggio con bara e figlio della vittima al seguito, in un paese devastato dalla povertà, fra tempeste di pioggia e neve.
Il fascino del film, tratto dal romanzo di Yehoshua, è nel riuscito mix fra impianto realistico e svolgimento sempre più bizzarro e improbabile, segnato da accadimenti inaspettati e imprevedibili. Ma oltre alla dimensione avventurosa e picaresca, il film propone anche un plurimo percorso esistenziale, che conduce i protagonisti della storia a riconciliarsi con se stessi e prendere coscienza delle ragioni dell’altro, un po’ come accadeva nel precedente film di Eran Riklis, Il giardino di limoni.

NOTE

- PRESENTATO IN 'PIAZZA GRANDE' AL 63. FESTIVAL DEL FILM DI LOCARNO (2010) HA RICEVUTO IL 'PRIX DU PUBLIC UBS'.

CRITICA

"Un film israeliano, tratto da un romanzo di Abraham B. Yehoshua (Einaudi) e diretto dal regista de "Il giardino di limoni". Un film quieto, malinconico, che dovrebbe forse essere grottesco ma non lo diventa mai, preferendo i toni sommessi. (...) Il film è molto riuscito soprattutto nel tono, nella tristezza paziente del protagonista." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 3 dicembre 2010)

"Grande libro, film a metà. Tratto dal romanzo di Yehoshua (Einaudi), 'II responsabile delle risorse umane' ci ricorda i rischi nascosti in ogni adattamento. (...) C'è una colpa, minuscola e cosmica, metafora di Israele e dei suoi affanni (brutto segno se nemmeno i datori di lavoro hanno notato l'assenza di quella lavoratrice immigrata). E un pugno di personaggi disegnati con delicatezza e maestria: il protagonista, l'eccentrica console d'Israele che lo accoglie nella gelida Romania, i familiari sgomenti della povera defunta. Ma peripezie, impedimenti, incontri on the road, sono troppo 'telefonati' per emozionare davvero. E la progressiva pacificazione - con se stesso e col mondo- che si impadronisce del protagonista (grande Mark Ivanir) cala come dall'alto. Come succede a volte ai film troppo scritti. Anche se sono scritti benissimo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 dicembre 2010)

"La parte di viaggio è meno riuscita che quella iniziale, perché il film non è nelle figurine di contorno, ma nelle espressioni - fastidio, perplessità, desolazione - del notevole protagonista, Mark Evanir." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 3 dicembre 2010)

"Viaggio on the road di un folle gruppo dove son fusi dramma e commedia. Il regista Riklis, esperto di sadomasochismo politico mediorientale, rinuncia a una soluzione tenendo caldi i valori di responsabilità e perdono, mescolando 'Simon Koniaski' a 'Ogni cosa è illuminata' per chiarire l'assurda burocrazia etica del titolo, invitando a fare i rabdomanti di se stessi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 dicembre 2010)
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