Il proiezionista

The Inner Circle

ITALIA - 1991
Il proiezionista
A Mosca nel 1939, il giovane Ivan Sanshin - misconosciuto proiezionista al club del KGB - la sera stessa delle sue nozze con Anastasia e poco dopo l'arresto dei suoi vicini di casa (i genitori ebrei della piccola Katya Gubelman), viene prelevato segretamente perchè prescelto per proiettare film al dittatore Josif Stalin. Mentre Ivan è tutto dedito al suo "responsabile" lavoro, sua moglie, di nascosto, si reca nell'orfanotrofio dove è stata rinchiusa Katya, fingendosi sua zia: ciò provoca le ire di Ivan, timoroso di perdere il posto perchè redarguito e poi ricattato dal suo superiore. In seguito all'invasione della Russia da parte dei tedeschi, Ivan è costretto con la moglie a seguire sul treno per gli Urali il temibile capo del KGB Beria, il quale trattiene e seduce Anastasia, mentre Sanshin viene rimandato a Mosca. Dopo alcuni mesi Anastasia, incinta, ritorna da Ivan: ormai distrutta nello spirito, si uccide lasciandogli un messaggio per Katya. Soltanto nel 1953, ai funerali di Stalin, Ivan, sconvolto, ritrova Katya. Ormai è deciso: le farà da padre.
  • Altri titoli:
    Blizhniy krug
  • Durata: 134'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: CLAUDIO BONIVENTO PRODUCTIONS

NOTE

- PRESENTATO AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (III EDIZIONE, 2008) NELLA SEZIONE 'OCCHIO SUL MONDO-GIORNATA MOSFILM'.

CRITICA

"Anche se non realizza in pieno le sue promesse, 'Il proiezionista' è un film graffiante ed efficace soprattutto quando indugia sulla cronaca minuta di ciò che avviene fra le mura del Cremlino sotto lo sguardo ambiguo di Stalin (Alexander Zbruev). Virtuosistica addirittura è la raffigurazione dell'abietto Beria che fa Bob Hoskins. Del film restano impresse molte situazioni, ma soprattutto la morale tagliente: 'Ci vuole Ivan per fare Stalin'." ('Il Corriere della Sera')

"Gli interpreti principali tutti scelti in vista del mercato americano, non aggiungono molto, ma danno di più di quello che da loro, in un simile contesto, si potesse sperare. L'ex 'Amadeus' Tom Hulce, è Ivan: laido e accattivante, viscido e turbato, innocente e colpevole insieme, in equilibrio giusto. Lolita Davidovich ('Scandalo Blaze') è Anastasia, russa a sufficienza date le sue origini jugoslave, a Beria, il suo seduttore, dà un volto, molto somigliante Bob Hoskins, con arie luciferine da serpente. Tutti gli altri, invece, piegati a proporsi come Stalin, Molotov, Kalinin, Voroshilov, non vanno mai oltre i manichini dei musei delle cere. Nel vecchio cinema sovietico che li esaltava erano ben più vivi e reali." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 30 Marzo 1992)

"In questa storia vera, tutto sembra falso. E' vera la vicenda personale dell'Ivan che al Cremlino fu il proiezionista personale di Stalin, del piccolo uomo che idolatrava il dittatore e il cui sentimento struggente non venne meno di fronte a nulla. Sono veri i brani di documentari e le citazioni di film d'epoca; le grandi scenografie di Ezio Frigerio hanno invece una verosimiglianza più psicosociologica che storica. Ma tutto sembra falso perché il regista, citando oppure no ricorre a stereotipi classici del cinema. La figura di Stalin evoca l'immaginario della propaganda sovietica: un uomo paterno, indulgente, solo, calmo e a volte triste, possente e provvido. Evocano infiniti film sovietici e antisovietici le scenette al Cremlino, nell'atmosfera rarefatta del cerchio più ristretto del potere: Molotov, Malerkov, Voroscilov Kaganovic, Kalinin che durante le proiezioni s'addormenta, e tutti che ridono servilmente appena Stalin dice una battuta, mentre soltanto Bob Hoskins interpreta il capo della polizia Beria con una strana dolcezza luciferina. Per via della recitazione saltellante e clownesca di Tom Hulce sembra falso persino il proiezionista." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29 Marzo 1992)
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