Il primo uomo

ITALIA, FRANCIA, ALGERIA - 2011
4/5
Il primo uomo
Jacques Cormery, alter-ego di Albert Camus, fa ritorno in Algeria alla fine degli anni 50 e ripercorre parte della propria vita: l'infanzia povera, le amicizie, le tradizioni, i sogni, dai cui emerge la figura di un uomo ideale: quel 'primo uomo' che, forse, potrebbe essere in ciascuno di noi.
  • Altri titoli:
    The First Man
    Le premier homme
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo incompiuto di di Albert Camus (Ed. Bompiani)
  • Produzione: RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI, MARCO CHIMENZ, BRUNO PÉSERY, PHILIPPE CARCASSONNE PER CATTLEYA, MAISON DE CINEMA, SOUDAINE COMPAGNIE, FRANCE 3 CINÉMA, RAI CINEMA, LAITH MEDIA, CANAL + , CINÉ + , FRANCE TÉLÉVISIONS, MINISTÈRE ALGÉRIEN DE LA CULTURE
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2012)
  • Data uscita 20 Aprile 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
1957, il famoso scrittore Jacques Cormery (Jacques Gamblin) torna ad Algeri per mettersi "sulle tracce" del padre, caduto nella prima guerra mondiale, di fatto mai conosciuto. Nel pieno dei tumulti antifrancesi, l'uomo avrà modo di spiegare le proprie idee sull'indipendentismo arabo (che passi sì attraverso la rivoluzione, affrancandosi però dal terrorismo) e compiere un cammino a ritroso, grazie all'incontro con l'anziana madre (Catherine Sola), il vecchio maestro di scuola (Denis Podalydès) e altre figure chiave della sua formazione: il ricordo ce lo riconsegna bambino (Nino Jouglet), nell'Algeria degli anni '20, povero, allevato dall'amore materno (Maya Sansa) e dalla severità di una nonna d'altri tempi (Ulla Baugué). Quando lo sguardo sul mondo era ancora quello portato da un essere ideale, puro. Da un primo uomo.
Gianni Amelio entra nel romanzo postumo di Albert Camus, autobiografia del grande scrittore, filosofo, saggista francese, sovrapponendo all'infanzia dell'autore le numerose coincidenze del proprio passato: il respiro che arriva dallo schermo è quello di un film tanto sofferto quanto misurato, svincolato dal "calcolo" di una narrazione a tesi ma allo stesso tempo calibrato in ogni singolo dialogo, o movimento di macchina. Non una novità, certo, quando si tratta delle opere di Amelio, forse unico vero erede di Luigi Comencini per quello che riguarda la sensibilità nell'inquadrare la realtà con gli occhi di un bambino: sensibilità che il regista calabrese non abbandona neanche quando si tratta di "storicizzare" le differenti posizioni sul colonialismo francese in Algeria. E' un film che non si nasconde, Il primo uomo, ma che riesce ugualmente a non rimanere schiavo delle sue immagini, aumentando di senso attraverso la semplicità di un dialogo, o di un gesto: lo si intuisce dal modo in cui Amelio affronta - anche grazie allo splendido lavoro sulle luci del direttore della fotografia Yves Cape - alcuni momenti nodali del racconto, uno su tutti il primo abbraccio tra lo scrittore e l'anziana madre, che lo spettatore conoscerà per la prima volta dalla nuca, riempiendo un vuoto nell'inquadratura, nello sguardo di Cormery, che nessun banale controcampo avrebbe mai colmato.

NOTE

- GIRATO IN ALGERIA, AD ALGERI, MOSTAGANEM, ORAN E NELLE RISPETTIVE REGIONI.

- NASTRO D'ARGENTO 2012 A FRANCO PIERSANTI PER LA MIGLIOR COLONNA SONORA (PREMIATO ANCHE PER "TERRAFERMA" DI EMANUELE CRIALESE). IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER IL MIGLIOR MONTAGGIO.

CRITICA

"Gianni Amelio, finalmente e dopo infiniti incidenti di percorso, riesce a presentare al pubblico italiano (ma non ancora a quello francese, nazionalità coproduttrice) il suo film dal romanzo incompiuto di Albert Camus 'Il primo uomo', pubblicato postumo a cura della figlia dello scrittore franco-algerino Catherine. Il film è il contrario di quello che superficialmente può sembrare. Potrebbe sembrare un raffinato e distaccato esercizio di ricostruzione storico-letteraria in costume, diciamo di quelli che sono tanto bravi - quanto algidi - a fare gli inglesi, con perfette ambientazioni ed eccellenti attori. Ma invece è un'altra cosa, è un lavoro personalissimo e appassionato. Come sempre sono le cose del regista calabrese,'autore' assoluto anche quando, ed è capitato più di una volta, sceglie un testo preesistente o un'ambientazione estranea alla sua esperienza biografica. Nell'autoritratto di Camus (questo è 'Il primo uomo') Amelio ritrova pienamente se stesso. L'amore conflittuale per le origini, le due decisive figure femminili della madre e della nonna, l'istruzione come veicolo di emancipazione, l'assenza paterna." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 20 aprile 2012)

"Un intellettuale fuori moda ripreso da un regista che rischiava di diventarlo. Forse non è un caso, in effetti, che Gianni Amelio, cinefilo e regista fervido, prestato alla direzione del festival di Torino, abbia scontato frustranti traversie prima di potere presentare 'Il primo uomo' tratto dall'omonimo romanzo di Camus. Integrandosi con pudore nel transfert autobiografico dello scrittore, Amelio insegue i più segreti palpiti dell'alter ego Jean che ritorna nella natia Algeria sconvolta dalla guerra anti-francese. (...) 'Il primo uomo' è un film di notevole e algida purezza, aderente alle inquadrature fino al minimo dettaglio, denso di sentimenti forti che, proprio a causa dell'intrinseco rigore, non sconfinano mai in sentimentalismo. Amelio sfaccetta continuamente i piani emotivi e politici valorizzando l'importanza della memoria collettiva, ma rendendola inscindibile da quella individuale e dialettica." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 20 aprile 2012)

"Ancora Marcel Camus per il cinema italiano. Negli anni Sessanta Luchino Visconti con 'Lo Straniero', adesso Gianni Amelio con questo 'Primo Uomo' intento a rifarsi a quel romanzo che Camus non potè finire a causa dell'incidente in cui perse la vita e pubblicato postumo grazie a un intervento intelligente della figlia Catherine. (...) Gianni Amelio, di cui ci è stato dato conoscere certi accostamenti della sua stessa infanzia con quella raccontata da Camus, ci ha proposto un film che, per un verso, spazia su quell'infanzia, per un altro su quel ritorno a casa in una occasione storica particolarmente complicata. Tenero e raccolto il primo momento che, grazie a un insegnante pronto a riconoscere le doti del suo scolaretto facendogli continuare gli studi, si concluderà all'insegna della gratitudine. (...) Con immagini nitide e piane nonostante debbano qua e là accogliere attentati ed esplosioni: offrendo, ad ogni svolta, motivi asciutti di commozione sincera. Il protagonista da adulto è l'attore francese Jacques Gamblin, la madre da giovane è la nostra Maya Sansa. Ma attorno anche gli altri, arabi e francesi, bambini e non, hanno un peso espressivo di forte intensità. Tra i meriti di Amelio: la recitazione come sa insegnarla." ('Tempo Roma', 20 aprile 2012)

"Sarà a causa delle imminenti elezioni che l'uscita parigina di 'Il primo uomo', film francese (produzione inclusa) di Gianni Amelio, è stata rimandata a ottobre? Mette ancora paura ai cugini d'oltralpe una pellicola che ha sullo sfondo l'Algeria in lotta per l'indipendenza (e viene in mente il boicottaggio subito da 'La battaglia di Algeri' di Pontecorvo)? Oppure il problema è la figura di Albert Camus (1913-'60), intellettuale tuttora discusso da destra e da sinistra per le sue posizioni non allineate? Ma lasciamo da parte la dietrologia, e passiamo ad Amelio che, compenetrandosi con finezza nella poetica del romanzo postumo (e incompiuto) dello scrittore pied noir, ha realizzato la sua opera più matura. (...) Un'ambientazione che conferisce ulteriore spessore a un film di profonda suggestione per la naturalezza con cui Amelio (coadiuvato da un felicissimo cast), riesce a tradurre in immagini, in movimento, in sguardi, in scene di sole e di vento - ovvero in puro distillato di cinema - un universo intimo fatto di sentimenti, pensieri e parole."(Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 20 aprile 2012)

"L'infanzia di Albert Camus e l'Algeria del 1957, quando lo scrittore, tornato nella terra dov'è cresciuto, è costretto a fare i conti con gli arabi disposti ad abbracciare anche il terrorismo pur di liberarsi dei francesi. Ma anche l'infanzia del regista, povera, trascorsa con la madre, come accade al protagonista del film. Con 'Il primo uomo' Gianni Amelio porta sullo schermo l'ultimo romanzo di Camus, rimasto incompiuto, e sceglie di raccontare una materia assai calda con un distacco e rigore. Il risultato è un film che ci accompagna in un mondo dove si mescolano affetti profondi e urgenze politiche, confessioni e pudiche dichiarazioni d'amore, inseguendo sulla scia della figura paterna quell'uomo ideale che potrebbe essere in tutti gli uomini." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 20 aprile 2012)

"Delicato dramma che Gianni Amelio ha tratto da un romanzo autobiografico di Albert Camus. Dove l'amarcord prevale sull'ideologia. Tra gli ottimi attori, spicca il sorprendente piccolo deb Nino Jouglet." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 20 aprile 2012)

"Un libro per due vite. Amelio legge 'II primo uomo' e ritrova se stesso. Rara quanto sconvolgente, la scoperta si è fatta film. Un lavoro complesso, delicato e controverso. Ma soprattutto un'autobiografia al quadrato di preziosa fattura ancorché imperfetta perché veicolo 'di un sentimento, più che narrazione di fatti'. Camus non ha intimorito Amelio, che anzi l'ha rigenerato facendosi ispirare dal senso attuale di una vicenda individuale senza tempo. (...) E come in ogni suo film, la storia del singolo prelude la Storia universale. Non stupisce dunque che le semplici parole di una madre analfabeta racchiudano il segreto dei massimi sistemi. 'Chi è il primo uomo? Siamo tutti noi'. Mentre nell'alternanza tra l'infanzia e la maturità del protagonista si sbriciolano certezze e convenzioni, resta ferma un'unica verità: la centralità dell'uomo a prescindere da cultura, lingua e religione. Osannata dagli algerini e snobbata dai francesi, l'opera francese dell'autore de 'II ladro di bambini' è stata inspiegabilmente rifiutata dalla Mostra veneziana, riscattandosi a Toronto." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 19 aprile 2012)
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