IL PRIGIONIERO DEL CAUCASO

KAVKAZSKIJ PLENNIK

URSS - 1997
IL PRIGIONIERO DEL CAUCASO
Nel Caucaso è in pieno svolgimento la guerra tra la repubblica della Cecenia e la Russia. Due soldati russi feriti vengono nascosti in un paesino di montagna da un pastore ceceno, Abdul-Murat, che vuole scambiarli con il proprio figlio prigioniero dall'esercito russo. Dopo un periodo di tranquillità, i due tentano la fuga ma uno resta ucciso. Sull'altro fronte arriva la notizia che anche il figlio di Abdul è stato ammazzato, lo scambio non può più avvenire. Il russo sopravvissuto viene tenuto in catene, e solo la figlia adolescente di Abul innamorata di lui, lo aiuta e lo fa fuggire. Abdul si rende conto della situazione, sa che il villaggio vuole l'uccisione del giovane soldato. Allora lo conduce in una zona deserta, lo fa allontanare ma alla fine spara in aria, lasciandolo vivere. Il giovane guarda atterrito gli aerei russi che stanno per andare a bombardare il paesino.
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Produzione: BORIS GILLER
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE - VIDEO CLUB LUCE

NOTE

REVISIONE MINISTERO FEBBRAIO 1997.
DESIGNATO A RAPPRESENTARE IL CINEMA RUSSO ALL'OSCAR 1997 MIGLIOR FILM STRANIERO
PREMIO FIPRESCI, CANNES 1996
PREMIO FELIX 1996, MIGLIIORE SCENEGGIATURA
GRAN PREMIO FESTIVAL KARLOVY VARY 1996

CRITICA

"Ambientato nei posti veri, Il prigioniero del Caucaso ha un piglio realistico-antropologico nel presentare la piccola comunità caucasica, immersa nei suoi antichi costumi; mentre un interprete della classe di Oleg Menshikov (l'antagonista di Michalkov in Il sole ingannatore) fa rientrare nell'ambito di una collaudata tradizione drammaturgica le scene fra Sacha e Vanja, impersonato efficacemente da Sergej Bodrov jr. figlio del regista. E può darsi che la poesia del film, oltre che dal fascino visivo, nasca proprio da questa contrapposizione tanto funzionale alla storia narrata". ("La Stampa", Alessandra Levantesi, 24/3/97)
"Trapunto di un'ironia molto russa, il film è ammirevole nel mischiare squarci documentaristici sulla vita della piccola comunità montana e accensioni surreali, scene di desolata vita militare e sguardi di tenera solidarietà. La "normale" ferocia della guerra (quel vecchio padre ceceno che spara al figlio passato ai russi) trova nella cinepresa di Bodrov un testimone oggettivo, ma non acritico, e nella bella prova degli interpreti un contrappunto ideale all'intreccio delle emozioni. Peccato che il doppiaggio italiano, accurato ma "d'autore", tolga verità al film, girato per buona parte, in originale, nella lingua degli Agul". ("L'Unità", Michele Anselmi).
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