Il potere del cane

The Power of the Dog

GRAN BRETAGNA - 2021
3/5
Il potere del cane
Il carismatico allevatore Phil Burbank suscita paura e timore reverenziale in coloro che lo circondano. Quando suo fratello porta a casa la nuova moglie e il figlio, Phil dà loro il tormento fino a quando si ritrova esposto alla possibilità di innamorarsi.
  • Altri titoli:
    Il potere del cane
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: libro "Il potere del cane" di Thomas Savage (ed. Neri Pozza)
  • Produzione: JANE CAMPION, TANYA SEGHATCHIAN, EMILE SHERMAN, IAIN CANNING, ROGER FRAPPIER PER SEE-SAW FILMS/BAD GIRL CREEK/MAX FILMS
  • Distribuzione: LUCKY RED; NETFLIX
  • Data uscita 17 Novembre 2021

TRAILER

RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani

Arrivata all’ottavo lungometraggio in trentadue anni, Jane Campion porta in gara a Venezia 78 Il potere del cane, adattamento del romanzo di Thomas Savage che conferma l’antica regola che c’è sempre un western nella carriera di un regista.

Con un’operazione che svela a tratti la sua dimensione programmatica, molto di pensiero e poco di pancia, l’autrice neozelandese fa del western un laboratorio su teoria e pratica del genere americano per eccellenza. Se da una parte recupera il respiro di una visione estetica panica senza sconfinare nell’estetizzante, dall’altra misura lo spazio all’altezza di un personale ripensamento di schemi culturali e personaggi archetipici.

Nel risondare il territorio elettivo del maschio, Campion ne smonta la mitologia rivelando zone d’ombra, segreti occultati nella natura, l’ambiguità sessuale, la vulnerabilità nascosta sotto la coltre della brutalità. Del western, poi, sposta la linea temporale negli anni Venti del Novecento collocando la storia su un orizzonte ancora più angosciante: mentre le città continuano il loro sviluppo, il ranch dei fratelli Burbank è una cattedrale nel deserto di un’America che resta ancorata a tradizioni, usi e costumi incompatibili col nuovo mondo.

Non a caso più volte notiamo che la vera differenza tra Phil, carismatico allevatore che incute paura, e George Burbank, meno legato alla terra e più docile e istruito nonché già proiettato verso un mondo civilizzato, risiede soprattutto nell’igiene, cioè nella presentabilità sociale.

THE POWER OF THE DOG : KIRSTEN DUNST as ROSE GORDON in THE POWER OF THE DOG. Cr. KIRSTY GRIFFIN/NETFLIX © 2021

Pur dipendendo l’uno dall’altro anche – soprattutto – affettivamente, sono fratelli le cui strade sono ormai inconciliabili, a maggior ragione quando George si sposa con Rose, modesta vedova di un medico suicida con figlio a carico, Peter, introverso e probabilmente omosessuale.

Fondato sulla progressiva costruzione del rapporto tra Phil e Peter, risonanza del mitizzato legame tra il bovaro e il suo mentore (o qualcosa di più) Bronco Henry, Il potere del cane ha un impatto visivo maggiore rispetto alla temperatura emotiva, anche grazie alla splendida resa della fotografia di Ari Wegner.

Strutturato in sei capitoli che mutuano la profondità romanzesca della fonte letteraria, si perde un po’ proprio per un non sempre efficace equilibro tra classicismo e versante selvaggio, ricerca psicologica e graduale ebollizione, testa e carne. Gli stessi personaggi – e gli interpreti di conseguenza – sembrano cannibalizzati dalla performance di Benedict Cumberbatch (ma Kirsten Dunst alcolizzata gli dà filo da torcere), ad eccezione del giovane Kodi Smit-McPhee che via via si staglia quale inquietante angelo della morte.

Ci sono momenti di grande fascino (lo scontro a colpi di musica tra Rose al piano e Phil al banjo, il lavoro simbolico della trama della corda, l’incontro notturno nel pre-finale) e Campion si conferma autrice determinante seppur a tratti il suo sguardo risulti po’ troppo “amministrato” dalla committenza Netflix, eppure a Il potere del cane manca uno slancio.

NOTE

- IL TITOLO FA RIFERIMENTO AL SALMO VENTUNO (O VENTIDUE, SECONDO LA NUMERAZIONE EBRAICA) DELLA BIBBIA.

- DISPONIBILE SU NETFLIX.

- LEONE D'ARGENTO - PREMIO PER LA MIGLIORE REGIA A JANE CAMPION ALLA 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2021).

- GOLDEN GLOBES 2022 PER: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, MIGLIOR REGISTA, MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA (KODI SMIT-MCPHEE). ERA NOMINATO PER: MIGLIORE SCENEGGIATURA, MIGLIOR ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO (BENEDICT CUMBERBATCH), MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (KIRSEN DUNST), MIGLIORE COLONNA SONORA.

- OSCAR 2022 PER MIGLIOR REGIA. ERA CANDIDATO PER: MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR ATTORE (BENEDICT CUMBERBATCH), MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA (JESSE PLEMONS, KODI SMIT-MCPHEE), MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (KRISTEN DUNST), MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MIGLIOR MONTAGGIO, MIGLIORE FOTOGRAFIA, MIGLIORE SCENOGRAFIA, MIGLIORI MUSICHE, MIGLIOR SUONO.

- BAFTA 2022 COME MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGISTA.

- CRITICS'CHOICE AWARDS 2022 COME MIGLIOR FILM, REGIA, SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, FOTOGRAFIA.

CRITICA

"La Campion gira nella «sua» Nuova Zelanda un western senza l' epica della conquista ma completo dei silenzi e delle quasi sempre taciute nevrosi a porte chiuse di ranch, rende evidenti le tensioni, studia i germi delle diverse solitudini e scava freudianamente nella lotta tra istinti e società e nelle rivalità familiari. Un cast perfetto per l'inesorabile espressività di Benedict Cumberbatch e anche di Kirsten Dunst, Jesse Plemons e Kodi Smit-McPhee, biblico quartetto di passioni scritte sulla potenza della roccia." (Maurizio Porro,'Corriere della Sera', 18 novembre 2021)

"'The power of dog - Il potere del cane' è un country-drama neo-romantico sviluppato nel rude mondo dei cowboy. Un mondo maschile in cui le donne possono al massimo essere detonatori della tragedia o creature in cerca di protezione.Se si esce dai cliché, 'The Power of Dog' è un'analisi dell'odio, tanto più forte, sostiene la regista, quando nasce in un contesto familiare, tra le quattro mura domestiche, davanti a un focolare. Un discorso sociale e antropologico sull'uguaglianza e la possibilità di sbagliare e redimersi che annette l'invidia, l'orgoglio frainteso, la vendetta. Il film viaggia attraverso atmosfere e panorami che accendono il dramma. Campion muove la macchina da presa con tanta bravura da far dimenticare le scivolate retoriche e un'introspezione affrettata. Cumberbatch, Plemons e Dunst rispondono all'appello con disponibilità e creatività." (Paolo Baldini,'corriere.it', 20 novembre 2021)

"'Il potere del cane' è un gran bel film. Sotto l'aspetto di un tardo-western dallo sviluppo romanzesco, cela una forte carica metaforica, già presente nel titolo (...) l'ambiguità dei personaggi è il pregio maggiore di un film dove i ruoli di vittima e carnefice si sparigliano, mentre il sadismo dei "deboli" più superare quello dei prepotenti. Da segnalare la prestazione di Benedict Cumberbatch. A priori poteva sembrare troppo esile per la parte di Phil (che la vecchia Hollywood avrebbe affidato a un Charlton Heston); e invece risulta perfetto per incarnarne la tormentata ambiguità, secondo i piani di Jane Campion."(Roberto Nepoti, 'laRepubblica.it', 10 dicembre 2021)

"Non c'è regista che, più e meglio di Jane Campion, sappia coniugare nello stesso istante immediatezza espressiva e potenza metaforica. Nella sua ultima prova, come in un trio musicale, i protagonisti sono tre solisti che si confrontano e anzi competono tra loro senza pietà, con una sorta di virtuosismo malvagio. Il ranch è il set ideale di questa pienezza frustrata, con l'esibizione della maschilità e dei suoi riti che adombrano il desiderio impossibile e il cuore straziato del protagonista. In questo senso il film è un western quasi più per via di metafora che di fatto.La maschilità tossica del protagonista non è che un paravento, l'epifenomeno della repressione e della compressione dell'intelletto e del sentimento: qualcosa che può succedere a ognuno di noi, uomo o donna che sia." (Ida Campeggiani, 'Domani', 12 gennaio)
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